Ormai più che il manuale Cencelli potrebbe servire la tavola chimica, una carta astronomica, un ricettario di suor Germana. Una bella infornata di democratici rispettando le novemila correnti, condimento con farcitura di Nuovo Centrodestra, una grattugiata di Scelta Civica e Popolari di Mauro e Psi, Tabacci e Maie (sì, esiste anche il Maie) quanto basta. “Voi trattate, poi decido io” sgommava il presidente del Consiglio Matteo Renzi, secondo il racconto dei giornali. Ma per la terza volta il consiglio dei ministri che deve nominare la cinquantina di viceministri e sottosegretari è stato rinviato.  Doveva essere martedì, poi mercoledì dopo la visita di Renzi a Treviso, poi giovedì e ora finisce che si farà venerdì in una riunione-monstre in cui si dovrà parlare anche e soprattutto di Salva Roma (con il sindaco Marino che scalpita e minaccia di bloccare asili, bus e la beatificazione di due papi) e la definizione delle misure legata alla Tasi (la tassa sui servizi). Il capo del governo ha iniziato a lavorare alle 6,30 “per studiare i dossier” e su twitter pubblica anche la foto dell’alba vista dal cortile di Palazzo Chigi. Intorno al pentolone ci sono i principali collaboratori del presidente del Consiglio: il sottosegretario Graziano Delrio, il portavoce della segreteria Lorenzo Guerini, il sottosegretario in pectore Luca Lotti. Ma potrebbe non bastare neanche la giornata di oggi. La scorsa è stata la quinta notte di confronto per poter completare la squadra senza che nessuno sbatta i pugni sul tavolo. 

Continua ad alzarsi la bufera di nomi, ma un punto fermo non si riesce a trovare. Le cronache delle agenzie di stampa parlano anche di vere e proprie liti all’interno dei partiti per la gara che ha come traguardo quello che una volta si chiamava sottogoverno. Per esempio dentro il Nuovo Centrodestra che ha appena nominato coordinatore unico Gaetano Quagliariello, l’unico rimasto senza posto nel gioco delle sedie del rimpasto tra il governo Letta e quello di Renzi. In una riunione degli alfaniani, racconta la LaPresse, sono cresciuti malumori. Antonio Leone (ex vicepresidente forzista della Camera) e Dorina Bianchi (ex tutto) secondo quanto riferito da chi ha partecipato all’incontro, avrebbero avanzato la richiesta di entrare nella squadra di governo trovando ostilità nel gruppo. Sarebbe quindi nata una lite sull’argomento. Poi è arrivata la smentita di Leone che peraltro non c’era. Ma il solo fatto che ci sia chi mette in giro la voce fa capire l’atmosfera. 

Giovanardi: “Scalfarotto sottosegretario? Salta il governo”
Per capirsi: “Il governo finirebbe ancora prima di iniziare: è come se io che su questi temi la penso all’opposto del Pd proponessi la mia candidatura. Se Renzi vuol far finire il governo ancora prima che inizi deve fare quella scelta lì”. E’ Carlo Giovanardi, senatore Ncd, che parla dell’eventualità che Ivan Scalfarotto diventi sottosegretario con delega a diritti civili, pari opportunità e tossicodipendenze. “L’idea che non avendo vinto nessuno le elezioni, ci sia qualcuno che senza avere la maggioranza o con maggioranze variabili pensi di fare cose in parlamento contrarie alle nostre idee, fa saltare il quadro politico”, prosegue Giovanardi che, respingendo qualsiasi ipotesi di maggioranze “alternative o aggiuntive” all’attuale coalizione, sottolinea: “La cosa preoccupante sarebbe quella che su alcune cose importanti dal punto di vista politico Renzi pensasse di ricorrere ai voti di Sel o dei grillini. Su questo si scardinerebbe il governo”.

I numeri e il bilancino
Partiamo dunque dai numeri. Renzi vorrebbe rimanere sotto le 50 nomine. Circa 25 toccherebbero al Pd con relativo bilancino tra le varie fazioni (8 spetterebbero alla minoranza, pare). Ci sarà un’iniezione consistente di fedelissimi del capo. Poi gli AreaDem del “vice disastro” Dario Franceschini. Bisognerà fare un tentativo di tenere buoni i bersaniani e i lettiani, inveleniti dalla voglia di vendetta. Quel che resta dei Giovani Turchi (il cui capo delegazione al governo è nientemeno che Guardasigilli). Magari qualche civatiano, all’insaputa del leader “anti larghe intese” che oggi vede nella fuoriuscita dei senatori Cinque Stelle la luce di una nuova maggioranza. Tra 7 e 10 componenti tra viceministri e sottosegretari è la quota destinata al Nuovo Centrodestra. Il resto sarà da dividere tra i partitini, nanetti eppure fondamentali per tenere su il governo “del cambiamento” che però conterà sulla forza di molte figure dell’esecutivo Letta. 

L’impronta del governo Letta
Anzi, di più. Luigi Casero, per dirne uno, punta al terzo incarico negli ultimi 4 governi. Passano i ministri, le legislature e le maggioranze, ma lui dove sedersi lo trova. Era sottosegretario all’Economia nel Berlusconi quater, ha saltato un turno con Monti, poi è rientrato con le larghe intese di Letta e infine ora – che è diventato alfaniano – è in predicato di tornare a essere sottosegretario all’Economia. Sempre a via XX Settembre secondo i giornali si prendono a sportellate Giovanni Legnini (finora sottosegretario a Palazzo Chigi con delega all’Editoria) e Benedetto Della Vedova (uno degli ultimi a resistere al fianco di Mario Monti). Ma in corsa ci sono Alberto Giorgetti (un altro Ncd), Carlo Calenda (Scelta Civica), Pier Paolo Baretta (Pd, sarebbe un’altra conferma) e Enrico Morando (liberal del Pd). Se Legnini perdesse la delega all’Editoria, questa finirebbe ad Antonello Giacomelli (area Franceschini).

I ministeri economici
L’altro nodo gordiano è la delega delle Telecomunicazioni (di cui si è fantasticato per via dei 7 minuti di tête-à-tête tra Renzi e Silvio Berlusconi). Qui sembrava avviato verso la conferma – in quanto vice allo Sviluppo Economico – di Antonio Catricalà. Ma la regola del “ministro tecnico, vice politico” potrebbe far decadere il suo nome. Il presidente del Consiglio vede bene in quel posto Paolo Coppola, deputato del Pd che di mestiere fa il professore di informatica (e è stato a suo tempo assessore all’Innovazione a Udine). Sempre al ministero della Guidi potrebbe finire come vice Bruno Tabacci (Centro Democratico). Una delega economica potrebbe finire alla lettiana Paola De Micheli. Al Lavoro sembra favori Enrico Zanetti (Scelta Civica).

La Farnesina e l’Europa
Alla Farnesina potrebbero restare Mario Giro (Ncd) e Lapo Pistelli (del quale Renzi fu portaborse, ma sconfitto dallo stesso Renzi alle primarie per Palazzo Vecchio), accompagnato da Sandro Gozi (che una volta sarebbe stato definito “prodiano”), ma anche da Mario Mauro (privato del ministero della Difesa): entrambi potrebbero avere la delega agli Affari europei visto che Enzo Moavero Milanesi (ministro prima con Monti e poi con Letta) sembra aver deciso – almeno lui – che non può essere un uomo per tutte le stagioni e ha declinato l’offerta. Se non fosse Mauro sottosegretario agli Esteri potrebbe diventare anche Angela D’Onghia (Popolari per l’Italia).

Interni, Giustizia e Riforme
Al Viminale sembra diretto come sottosegretario l’ex responsabile Sicurezza del Pd Emanuele Fiano. Al ministero della Giustizia c’è un’altra situazione di affollamento. Sembra sicuro vice Enrico Costa (Nuovo Centrodestra e al suo posto di capogruppo a Montecitorio andrebbe Nunzia De Girolamo) che sarà accompagnato da un sottosegretario democratico (il renzianissimo David Ermini o il cuperlianissimo Danilo Leva, ex responsabile Giustizia del Pd). Alla Giustizia lavorerebbe anche un casiniano, Roberto Rao.

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento e per le Riforme Maria Elena Boschi dovrebbe vedere confermati i sottosegretari che furono di Franceschini): Sesa Amici (Pd) e Sabrina De Camillis (Ncd). Visto che le deleghe per la giovane ministra sono tante, alle Riforme andrebbe un esperto come Gianclaudio Bressa, uomo macchina democratico sulla legge elettorale.

Il ritorno della Kyenge
Torna di attualità il ritorno di Cecile Kyenge la cui delega all’Integrazione sarebbe incorporata; l’alternativa – dice il Corriere della Sera – è il sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini. Ivan Scalfarotto potrebbe prendere la delega alle Pari Opportunità. Alla Difesa resterebbe il sottosegretario Gioacchino Alfano dove collaborerebbe con un esponente dei Popolari per l’Italia, probabilmente con il deputato-generale corpo d’armata Domenico Rossi. Secondo l’Unità Tobia Zevi (30 anni) potrebbe essere sottosegretario alle politiche giovanili. Sembra non temere l’ex presidente del Fai Ilaria Borletti Buitoni alla Cultura dove potrebbe andare come viceministro il segretario del Psi Riccardo Nencini. Un’altra olimpionica, Valentina Vezzali, potrebbe assumere la delega allo Sport che fu dell’ex ministro Josefa Idem.

Renziani a grappoli
Infine il grappolo dei renziani che sembrano essere portati al governo con assegnazione di una poltrona pur che sia. L’elenco è più o meno questo: il presidente del Consiglio comunale di Firenze, Eugenio Giani, Simona Bonafè, Matteo Richetti, Angelo Rughetti e il responsabile delle primarie 2012 dell’ex sindaco Roberto Reggi.