Non riguarda solo Bologna, in Emilia-Romagna, l’abitudine dei sindaci di affidare l’incarico di capo di gabinetto a propri fedelissimi sprovvisti dei titoli necessari. Dopo aver citato a giudizio e chiesto 46 mila euro di risarcimento al sindaco Pd Virginio Merola, alla sua giunta e a due dirigenti per il pasticcio nell’assunzione di Marco Lombardelli, questa volta la Corte dei conti posiziona i suoi riflettori sul Comune di Rimini, al quale spedisce un conto ancora più salato.

Per un caso-fotocopia rispetto a quello di Bologna i magistrati contabili hanno rinviato a giudizio (il primo grado è atteso entro la fine dell’anno) il sindaco Andrea Gnassi, collega di partito di Merola, i suoi assessori e il segretario generale del Comune Laura Chiodarelli chiedendo loro danni pari a 65 mila euro. Nel mirino c’è Sergio Funelli, subito assunto da Gnassi come capo di gabinetto dopo la vittoria alle elezioni del 2011. La differenza con Bologna, per ora, non è però da poco: Lombardelli si è dimesso, Funelli no e non sembra aver intenzione di farlo avendo ‘beneficiato’ di un nuovo contratto, sottoscritto dopo le prime indiscrezioni sull’inchiesta della Corte. La sua nomina è stata sempre giudicata politica quanto meno dalle opposizioni, che proprio tramite gli esposti dei consiglieri Gioenzo Renzi (Fdi) e Giuliana Moretti (Ncd) hanno innescato le indagini della Corte dei conti.

Funelli era stato incaricato tramite l’applicazione del contratto di categoria D, quello che prevede la laurea anche se il diretto interessato è solo diplomato, con 23 mila euro all’anno di retribuzione e altri 38 mila come indennità personale. Gnassi finora aveva fatto valere di fronte alla Corte, con cui la partita è iniziata ormai tre anni fa, che con la nuova riorganizzazione del personale contestuale all’incarico di coordinamento assegnato a Funelli l’amministrazione di palazzo Garampi aveva potuto risparmiare oltre un milione di euro rispetto agli anni delle precedente amministrazione.

In ogni caso, per mettere le mani avanti, il capo di gabinetto riminese lo scorso novembre è stato retrocesso dalla categoria D a quella C, per la quale non è prevista la laurea ma nemmeno è prevista l’indennità ad personam. Il costo complessivo dell’operazione Funelli, stimano i magistrati contabili, risulta di 130 mila euro ma l’importo da recuperare si ferma a 65 mila come differenza tra vecchio e nuovo contratto. Se il sindaco ha già chiarito che nel caso i danni verranno personalmente coperti senza alcun onere per le casse pubbliche, finora Gnassi e i suoi si sono sempre difesi contrattaccando. Al momento della redazione della delibera comunale su Funelli (luglio 2011) non esistevano precedenti giurisprudenziali in materia salvo un caso, per il quale agli uffici pubblici non erano stati rimproverati addebiti tali da far valere un rinvio a giudizio. Per quanto riguarda l’amministrazione comunale di Rimini, Gnassi ha sempre sostenuto che “a differenza di altri casi, alla figura del capo di gabinetto sono assegnate solo funzioni di indirizzo e di controllo ma non compiti gestionali”. E “solo in seguito la giurisprudenza contabile si è orientata nella direzione opposta”.

Secondo il sindaco, in definitiva, “il problema non è l’operato della Corte dei conti, che non fa che applicare norme che cambiano continuamente”, ma “sono le norme stesse che mettono in difficoltà i Comuni”. In ogni caso, la vicenda tornerà di stretta attualità quando in Consiglio comunale approderà la mozione di Renzi, che chiede nero su bianco e senza sconti di “accertare, quantificare e rifondere il danno economico subito dal Comune da parte di amministratori e dirigenti responsabili”.