Corro dal fisco e mi denuncio. Non è fantascienza. È quanto stanno facendo migliaia di cittadini tedeschi con qualche peccato da farsi perdonare sulla coscienza. Secondo una ricerca del settimanale Der Spiegel, da gennaio giacciono sulle scrivanie dei commercialisti pile di denunce presentate da contribuenti con frodi fiscali sulle spalle, in attesa di essere inoltrate al ministero delle Finanze. In un mese si conterebbero 3250 domande di ravvedimento in soli sei dei 16 Länder della Repubblica federale tedesca. Tanti, per gli standard teutonici. In grossa misura si tratta di contribuenti di fascia medio-alta, non certo lavoratori dipendenti o piccoli artigiani che da queste parti non sfuggono. In alcune città la percentuale di pentiti rispetto al gennaio dello scorso anno si è addirittura triplicata. Di questo passo, entro la fine del 2014, verrà superata la cifra già ragguardevole raggiunta nel 2013 di 26mila autodenunce.

In Germania l’evasione fiscale non è affatto un Kavaliersdelikt, quel che da noi verrebbe considerato un peccato veniale di poco conto, quando non una strategia di sopravvivenza. Per una frode al fisco, a seconda dell’entità della somma evasa, si rischia da una semplice multa al carcere – fino a dieci anni di detenzione nei casi più gravi. L’arresto può scattare già per cifre superiori ai 100mila euro. Per tasse non pagate che ammontano a oltre un milione di euro, il carcere è inevitabile. Non c’è sospensione o attenuante che tenga.

Tuttavia, l’evasione fiscale è anche uno dei pochi reati per i quali in Germania si possa evitare la pena. A condizione, naturalmente, che l’evasore si autodenunci al fisco un attimo prima che la guardia di finanza si presenti davanti alla porta di casa. Chi si pente per tempo ha il vantaggio di evitare un procedimento a proprio carico. E non è poco, viste le conseguenze cui potrebbe andare incontro. Al contribuente distratto ravvedersi costa “soltanto” una penale del 5 per cento delle somme evase, più la restituzione del maltolto al fisco con i dovuti interessi, che corrispondono a un ulteriore 6% per ognuno degli anni in cui si è protratta l’irregolarità. Non solo. Gli evasori più incalliti sono tenuti a restituire le somme evase soltanto fino a un massimo di dieci anni. Le irregolarità risalenti a periodi precedenti vengono di fatto condonate. Gentile omaggio dello Stato tedesco.

A conti fatti, se un contribuente si ravvede ora dovrà restituire con annessi e connessi il maltolto dal 2004 a oggi. Se in tanti si sono decisi a fare questo passo solo ora, c’è un motivo ­spiegano i commercialisti. Negli anni tra il 2001 e il 2002 gli interessi praticati dalle banche svizzere sui capitali depositati erano molto alti. Chi ha guadagnato allora portando i soldi in Svizzera, oggi ravvedendosi non corre rischi. La frode risale ormai a oltre dieci anni fa.

La lotta all’evasione fiscale non è certo una novità. Già nel 2003 l’allora ministro delle finanze Hans Eichel decide di blandire i detentori di capitali neri all’estero con un inusuale condono fiscale. Poi si è passati alle maniere forti. Nel 2007 lo Stato compra sottobanco cd contenenti informazioni rubate illegalmente a una banca del Liechtenstein, la Lgt. Dentro ci sono nomi e cognomi di eminenti cittadini tedeschi, intestatari di conti correnti al nero. La prima vittima è Klaus Zumwinkel, supermanager delle Poste, che una mattina si trova la polizia in casa. Ma il vero annus horribilis per gli evasori tedeschi è il 2010. Il governo del Land Nordrhein­-Westfalen compra, per vie traverse, informazioni riservate dalla banca svizzera Credit Suisse.

La paura di vedere il proprio nome sulle liste incriminate spinge decine di migliaia di evasori a ravvedersi – quasi 28mila casi di autodenuncia. Da allora il fenomeno va avanti. Tra loro, anche personalità famose: l’ex calciatore campione del mondo Lothar Matthäus, il presidente del Bayern Uli Hoeneß, politici, editori. Ma è solo la punta dell’iceberg. Nel 2012 il ministero delle Finanze ha avviato 70 mila procedimenti per reato fiscale e comminato in totale 2340 anni di carcere. Ogni anno sfuggirebbero al fisco tedesco 65 miliardi di euro. I capitali tuttora depositati in Svizzera ammontano, secondo i calcoli, intorno ai 200 miliardi di euro. La guerra continua. Anche se – per ammissione degli stessi funzionari del fisco – è “come dare la caccia in bicicletta a una Ferrari”.

di Tonino Bucci