Sul tema del conflitto d’interessi, una brutta anomalia che in Italia è particolarmente diffusa, il governo guidato da Matteo Renzi è partito con il piede sbagliato. Anzi, è già inciampato con la nomina al Ministero dello Sviluppo economico di Federica Guidi, titolare della Ducati Energia. La polemica scoppiata a poche ore dalla nomina della signora Guidi è tutt’altro che ingiustificata: l’azienda della famiglia Guidi annovera nel suo portafoglio clienti, aziende pubbliche e, dunque, in aperto conflitto d’interessi con le linee di politica economica che il governo dovrà inevitabilmente percorrere in materia di energia. Se questo non è conflitto d’interessi non capiamo più cosa sia quel virus che ammorba il nostro sistema politico.

Perché fare una scelta così azzardata? Perché Matteo Renzi tra tutte le possibilità che aveva ha scelto una personalità così in conflitto d’interessi? Per semplificare i difficili rapporti con la Confindustria? Non ci pare la strada più giusta. La signora Guidi ha già replicato sostenendo che prima della nomina ministeriale si è dimessa dalle cariche che ricopriva nella sua impresa. Non basta, il conflitto resta. Quello che conta è la proprietà. Il discorso vale per Berlusconi e dunque vale anche per Federica Guidi. E’ vero che la blanda legge sul conflitto d’interessi che vige in Italia costringe soltanto alla dimissioni dalle cariche societarie e non alla cessione dei pacchetti azionari ma il neo ministro avrebbe potuto dare il buon esempio. Se la signora Federica Guidi volesse davvero spogliarsi del conflitto d’interessi dovrebbe vendere le sue quote  che detiene nella sua azienda di famiglia e consegnarle a un blind trust in modo da togliere ogni sospetto in merito al conflitto d’interessi. Una cosa simile a quella che fece Mario Draghi quando fu nominato governatore in Bankitalia.

Matteo Renzi ha sempre detto che uno dei suoi cavalli di battaglia è e sarà la trasparenza. Il caso Guidi potrebbe essere la prima occasione per dimostrare che dalle parole e dalle promesse si passa ai fatti.