Ministro a chi? Nessuno più vuole servire la Patria. Il fenomeno sta assumendo i caratteri disperati della caccia al tesoro e prefigura per Renzi una doppia emergenza: salvare l’Italia anzitutto, e salvarla poi con un gruppo di persone dalla competenza affievolita, opaca, nascosta, indagabile. I nomi lucenti stanno purtroppo scomparendo alla vista, sono stelle cadenti, bagliori che si spengono nel buio di quest’ora. La lista dei competenti o supposti tali, imprenditori di rango, economisti di vaglia, intellettuali dalla parola scintillante e dalla mente indomita, dunque con idee in movimento, quelle che piacciono tanto al nostro futuro premier ipercinetico e iperstimolante, sembrano sconfortati dall’impresa, o distratti dagli affari, comunque riottosi di dare prova della propria maestria.

Non conosciamo il numero delle proposte avanzate, ma già facciamo il conto dei rifiuti annunciati. Fanno impressione le parole di Lucrezia Reichlin: “Non ho ricevuto alcuna offerta. Comunque conosco poco le idee di Renzi e quel poco che conosco non lo condivido”. Ha detto no anche Renzo Rosso: “Mi piace fare”. Proprio lui che è un amico, e proprio a Renzi, il fare in persona, concretista insaziabile? C’è di peggio di queste parole? E leggerle mentre è in corso il rito delle consultazioni, con le trattative che si devono dispiegare anche attraverso l’appoggio di Gal (è la sigla di un minuscolo sotto-agglomerato partitico di centro), la promessa all’onorevole Vincenzo D’Anna, intimo di Cosentino, oggi a piede libero, che qualcosa per lui uscirà fuori dal grande calderone governativo, e anche per Bruno Tabacci, democristiano disperso, e per il concittadino Nencini, socialista superstite. Purtroppo appare quel che ieri mai sarebbe stato pensabile: le seggiole di governo danno sete solo alla categoria b, alla poltiglia argentata del sottopotere. Appena si alza l’asticella, cala lo stress da nomina.

E negli incroci ipotizzati persino quello di portare Fabrizio Barca e Luca di Montezemolo insieme al governo sembra naufragato. Una coppia così stravagante che avrebbe fatto pensare a un premier dotato non soltanto della capacità post-ideologica di conquistare gli opposti, ma anche dotato di influssi paranormali. Quale comunione d’intenti avrebbe potuto vedere Montezemolo, leader del partito dei carini, del lusso e del lifestyle (qui è Crozza), accanto al penitenziale Barca che proprio ieri ha rivelato la sua idea: imporre ai ricchi una patrimoniale da 400 miliardi. Niente da fare, “sono degli avventuristi”, ha detto Barca. Baricco ha invece dichiarato di stare bene nella sua Holden, la scuola creativa, ed essere così innamorato del suo mestiere di scrittore da non vedere altra possibilità di fuga. E pure il facoltoso Adriano Guerra non rinuncia alla Luxottica, Romano Prodi ha fatto sapere di essere out, e anche Colao. Persino, e se lo citiamo solo è per dare il senso della disfatta, Farinetti, il vate renziano di Eataly riesce a smarcarsi. “Quando conoscerete la lista vedrete quali nomi Matteo proporrà!”. È possibile che gli effetti speciali siano tenuti nascosti per non affievolire lo stupore che verrà.

Resta l’impressione che fare il ministro è divenuto un cattivo mestiere, una fatica di Sisifo, una sfida contro la legge di gravità. Elsa Fornero è ancora scioccata per quel che ha visto e ha patito, per la distanza il suo corpo tra il prima e il dopo. Riverita, affermata docente esperta di politiche del lavoro, ha conosciuto la tragedia della trasfigurazione in seviziatrice, in affamatrice del popolo. Non è andata meglio a Mario Monti e a chiunque abbia provato il rischio di sedere su un qualunque strapuntino ministeriale. Per conservare l’onore mai fare il ministro. Tesi così inscalfibile che il punto certo del disonore, l’esatto luogo in cui il nostro agire si intorbidisce fino a perdersi nelle viscere dell’inferno delle clientele, è la stanza da sottosegretario. È un incarico che solo una ristretta cerchia di umani può ricoprire con gioia, restando sicuro che il resto del mondo rabbrividisce al pensiero di essere scambiato per una di quelle figure. Non era così un tempo. Renzi però annuncia il nuovo mondo. E anche se sarà costretto a pigliarsi Angelino Alfano e tenerlo al vertice della linea di governo, inaugurerà l’esecutivo del monoconduttore. La sua è una fuga solitaria, l’abbiamo detto. E non ci importerà niente degli altri. Lui e lui solo. Forever.

Il Fatto Quotidiano, 19 febbraio 2014