“100% utile, 0% toxique”. Lo slogan, in questi tempi di finanza impazzita, sembra quasi da fiaba. Tanto più che il suo cofondatore, Hugues Le Bret, ex direttore della comunicazione della Société Générale, uno dei colossi bancari francesi che finì nel buco nero dei subprime, ha già detto che i suoi clienti saranno quelli che “guidano una Logan, volano con EasyJet e chiamano con Free”. Si chiama Compte Nickel (gioco di parole tra conto corrente e l’espressione c’est nickel – tutto a posto -) e nasce con l’ambiziosa promessa di fornire un’alternativa a chi non vuole più avere a che fare con le banche tradizionali.

E così dallo scorso martedì qualsiasi cittadino francese può aprire un conto corrente nel chiosco sotto casa, sempre che sia nella lista dei 60 autorizzati dallo Stato. Basta avere un documento d’identità, un numero telefonico ed essere maggiorenni. Nessuna necessità di reddito fisso, niente indagini sulla situazione patrimoniale né sui precedenti problemi economici. E soprattutto nessuna discriminazione, nemmeno per gli interdetti dai servizi bancari, magari per passivi precedenti – circa 2,5 milioni in Francia – o per chi magari, a seguito di un divorzio, ha un conto congiunto bloccato. Ma anche per i clochard che vivono col sussidio di reddito minimo garantito e che spesso fanno difficoltà a riscuoterlo. 

Insomma “i clienti che non ne vogliono più sapere delle banche e quelli che le banche non vogliono più”. O, almeno, la promessa è questa e chiama a raccolta anticapitalisti e insolventi della prima ora che potranno così aprire velocemente un conto corrente, depositare denaro e prelevarlo con una Mastercard valida in qualsiasi sportello in territorio francese e all’estero, ma anche ricevere ed effettuare bonifici. Tutto a un costo che si aggira tra i 20 e i 50 euro all’anno di spese. Con dei limiti ben stabiliti: niente assegni, niente crediti o prestiti, niente scoperti. È proibito andare in rosso (il cliente sarà avvertito con un sms) e non è possibile depositare più di 250 euro al giorno e 750 al mese in contanti.

La novità arriva in realtà da Bruxelles, che nel 2007 approvava una direttiva che autorizzava ad aprire servizi finanziari ad altri enti, oltre le banche, e che il governo francese recepiva nel 2009. Due anni dopo, l’ex banchiere Hugues Le Bret, dopo essersi dimesso dalla SocGen in dissenso con i vertici del gruppo finanziario e aver rivelato in un libro alcuni retroscena su Jerome Kerviel, il trader condannato a cinque anni di prigione per le sue scommesse in Borsa che provocarono un buco di 4,9 miliardi, conosce Ryad Boulanouar, esperto nelle nuove tecnologie in campo finanziario. Insieme creano una start up e decidono di lavorare a quella che chiamano “la banca del XXI secolo”: avviano la Fpe, società gestore dei conti elettronici – che appartiene ai due soci per il 56%, ad altri 60 investitori privati per il 39% e alla Confederazione dei tabaccai francesi per il 5%.

Mettono così sul tavolo – si legge sul sito – 11 milioni di euro come capitale e ottengono l’approvazione dell’Acpr, l’Autorità di controllo prudenziale francese, organismo vincolato alla Banca di Francia. Poi testano per sei mesi l’idea fino all’inaugurazione lo scorso 11 febbraio dei primi sportelli nei bar tabacchi. L’obiettivo adesso è estendere l’autorizzazione a mille tabaccai e arrivare alla cifra di 100mila clienti. Sarà davvero la prima avvisaglia di liberalizzazione per un settore ultraprotetto? E’ presto per dirlo. Il Compte Nickel, almeno per ora, non sostituirà sicuramente le banche tradizionali, perché non accorda prestiti e mutui né permette investimenti. Ma i suoi creatori replicano sostenendo che almeno potranno offrire ai loro clienti la possibilità di “pagare meno per i servizi bancari”.

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