Ora si contano anche morti e feriti, nel peggiore e più piovoso inverno britannico da decenni a questa parte. Persino nel centro di Londra, vicino alla stazione della metropolitana di Holborn e a pochi passi dalle vie dello shopping, dove un edificio alle 23 ore locali della scorsa notte è crollato, coinvolgendo un’automobile, uccidendo una donna e ferendo gravemente un uomo. Londra, del resto, la scorsa notte è stata al centro di una vera e propria tempesta, con venti superiori ai cento chilometri orari, cartelloni pubblicitari e pali della luce divelti, persone ferite per le cadute e grandi edifici, come il centro commerciale – il più grande d’Europa – inaugurato per le Olimpiadi del 2012, transennati e presidiati dai tecnici dei soccorsi.

C’è anche una vittima su una nave da crociera nel Canale della Manica, praticamente sbalzato da un’onda fuori dall’imbarcazione. Molti dei 735 passeggeri della Marco Polo sono rimasti leggermente feriti, tanto il panico per un’onda definita “anomala”, persino più alta di quelle che in queste ore si stanno abbattendo sulle coste dell’Inghilterra meridionale, in certi casi superiori ai dieci metri. Terzo morto accertato, un uomo colpito da un albero abbattuto dalle intemperie, a Gwynedd, ma si teme che la conta oggi possa continuare a salire.

Il capo dell’ufficio meteo inglese e gallese, Paul Davies, del resto non ha usato mezzi termini: “Ci aspettano giorni terribili”. Poi, al di là del vento, nel Regno Unito, continua a piovere sul bagnato. Il sud ovest del Paese è già in gran parte allagato. Così per questo fine settimana – anche a causa delle forte correnti d’aria che impediscono il deflusso delle acque del Tamigi – da Windsor in su, a pochi chilometri della capitale, è vero e proprio allarme. Un migliaio le case già invase dall’acqua, decine di migliaia a rischio.

E in Galles non va meglio, con oltre 16mila abitazioni che la scorsa notte sono rimaste senza corrente elettrica. Il governo di David Cameron, che negli scorsi giorni è stato al centro delle polemiche per le accuse di mancata prevenzione, dice che 5mila militari sono pronti a intervenire. Già 2mila fra marinai e uomini dell’esercito e dell’aeronautica stanno lavorando in queste ore per arginare il disagio. In un Paese che si mobilita non potevano tra l’altro mancare le manifestazioni di solidarietà della casa reale, con William e Harry che si sono fatti riprendere dalle telecamere mentre spostavano sacchi di sabbia.

Il maltempo proseguirà per giorni, dicono ora gli esperti. E la politica inizia ad accusare nuovamente il cambiamento climatico prodotto dal surriscaldamento globale. Lord Stern, che siede nella camera alta del parlamento britannico ed è autore di un rapporto sulle conseguenze economiche dello stravolgimento del clima, ha detto, intervistato dalle telecamere, che “queste tempeste dimostrano il bisogno per il Regno Unito e per il resto del mondo di continuare a implementare politiche di riduzione dell’emissione di anidride carbonica, per ridurre la possibilità di tragedie ancora più grandi in futuro”.

Nei giorni scorsi, Cameron aveva subito il fuoco nemico – e anche amico – a causa dei licenziamenti all’agenzia per l’Ambiente, almeno 500 persone rischiavano di perdere il posto da un giorno all’altro. Ma ora, nel pieno dell’emergenza, l’agenzia ha messo in pausa il piano di ridimensionamento, anche a seguito di un duro scontro in parlamento fra il primo ministro e il leader dell’opposizione, il laburista Ed Miliband. “Mi spiace molto per le persone che stanno soffrendo – ha detto Cameron, che ha anche annullato un viaggio di Stato all’estero – ma noi stiamo facendo tutto quello che possiamo nel minor tempo possibile. Stiamo combattendo su ogni fronte per aiutare la popolazione”.

Le riunioni Cobra dell’esecutivo – e che coinvolgono anche esercito e servizi di emergenza – hanno portato all’allarme rosso, che significa rischi per la vita delle persone, nell’Oxfordshire, nel West Berkshire, nel Buckinghamshire e nel Worcestershire, dove il fiume Severn è un grande osservato, così come lungo le coste del sud dell’Inghilterra. Ieri sera a Londra si era paventata persino la chiusura degli aeroporti, un evento che porterebbe alla paralisi una metropoli di oltre otto milioni di abitanti. A mezzanotte allo scalo di Stansted – uno dei cinque della capitale – si contavano tuttavia pochi voli cancellati, soprattutto quelli diretti verso la altrettanto martoriata Irlanda, anche se molte partenze avevano fatto registrare ritardi di anche due ore.