Il 16 gennaio scorso il Giudice Francesca Costa del Tribunale di Lecce ha condannato la ASL locale a rimborsare ad una paziente il costo di una Multiterapia Di Bella (MDB), pari a quanto si legge sui giornali a circa 25.000 euro. La motivazione della sentenza era il mancato effetto della radioterapia prescritta dai medici; la paziente riportava inoltre miglioramenti soggettivi, che attribuiva alla MBD.

Questa vicenda contiene alcuni aspetti peculiari, che meriterebbero una indagine sociologica. Proviamo ad elencarli. La giurisprudenza ha sempre mantenuto l’assunto che il medico è tenuto al tentativo, non al successo. Il medico deve mettere in atto tutti i presidi terapeutici disponibili e di efficacia documentata, deve essere aggiornato, non deve commettere errori di diagnosi: ma la giurisprudenza ha sempre riconosciuto che il successo della terapia è incerto e aleatorio, perché l’uomo è mortale e non c’è medicina che possa renderlo immortale. C’è una colpa professionale se il medico sbaglia la diagnosi o la terapia, ma l’errore diagnostico o terapeutico non è l’unica possibile causa dell’insuccesso medico: ci sono malattie che hanno elevata probabilità di portare a morte il paziente, anche se questi riceve una diagnosi corretta e la migliore terapia disponibile.

Consegue a questo ragionamento che il mancato effetto della radioterapia prescritta non potesse essere utilizzato per giustificare l’uso di una terapia diversa: le terapie si valutano secondo procedure scientifiche standardizzate e poi si sceglie la più efficace, che non è mai la MDB. In effetti la MDB non è tenuta in considerazione in nessun altro paese del mondo oltre l’Italia e nel test effettuato nel 1998 ha ottenuto risultati disastrosi (3 risposte parziali su circa 400 casi trattati). Temporanei miglioramenti ottenuti apparentemente grazie alla MDB sono stati osservati, e sono probabilmente da mettere in relazione al fatto che la MDB include l’uso di ciclofosfamide, una chemioterapico antineoplastico di largo impiego. Purtroppo, il protocollo Di Bella utilizza questo farmaco da solo, senza associarlo ad altri chemioterapici (come si fa usualmente nelle chemioterapie), e per questo il tumore diventa rapidamente resistente.

Un altro aspetto è l’associazione geografica della MDB con il leccese: l’allora pretore di Maglie, Carlo Madaro nel 1997 aveva già messo la MDB a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Gli avvocati Carlo e Valentina Madaro hanno patrocinato la causa attuale, ottenendo una sentenza simile dal Giudice Costa. Viene da chiedersi se per caso nella provincia di Lecce i risultati della MDB siano stati migliori che nel resto del paese; o se in quella zona esista una concentrazione elevata di medici che prescrivono la MDB.

Anche la cifra fa riflettere: 25.000 euro sembrano tanti per una terapia farmacologica, anche perché la MDB è basata su farmaci non particolarmente costosi: il più costoso è infatti la somatostatina che a 18 euro/die costa circa 6500 euro/anno; tutti gli altri farmaci hanno costi nell’ordine di qualche euro al giorno.

Da ultimo, ma forse primo per importanza, ci dovremmo chiedere se la libertà di scelta nella terapia (chiunque paghi) includa la libertà di scegliere terapia di dimostrata inefficacia. Infatti se è giusto che il paziente sia libero di scegliere tra le alternative che il medico gli offre, non è consentito al medico di proporre terapie dimostratamente inefficaci, che configurano una vera e propria truffa ai danni del paziente e dello Stato.

(Scritto in collaborazione con il Dott. Marco Bella, Dipartimento di Chimica, Sapienza Università di Roma)