La lista dei guai giudiziari del governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti rischia di allungarsi dopo la requisitoria del processo “Caso Fallara”, dal nome dall’ex dirigente del Comune di Reggio, morta nel dicembre 2010 dopo aver ingerito misteriosamente acido muriatico.

Dopo aver ricostruito l’indagine sui conti di Palazzo San Giorgio, il pubblico ministero Sara Ombra ha chiesto 5 anni di carcere e l’interdizione dai pubblici uffici per l’ex sindaco della città dello Stretto Giuseppe Scopelliti, oggi coordinatore nazionale dei circoli del Nuovo Centro Destra, imputato per falso in atto pubblico e abuso d’ufficio. Quattro anni, invece, è stata la richiesta per i tre revisori dei conti Carmelo Stracuzzi, Domenico D’Amico e Ruggero Alessandro De Medici, accusati solo di falso.

Al centro delle indagini, avviate dopo la denuncia di due ex consiglieri di opposizione, c’è una relazione dei periti della Procura sulle casse del Comune. I consulenti dei pm hanno accertato, per i soli due anni oggetto delle indagini e per fatti costituenti presunti reati, un “buco” di 87 milioni di euro, che sarebbero parte dei 170 milioni di cui parlano gli ispettori del ministero dell’Economia per il disavanzo maturato dal 2006 al 2010. 


Secondo la perizia disposta dal pubblico ministero ci sono irregolarità contabili nei bilanci approvati dall’ente nel periodo 2008-2010 e certificati dai revisori dei conti imputati. Una sorta di finanza “creativa” che sarebbe stata utilizzata in chiave elettorale: 20 milioni di euro di Irpef non pagati, debiti con l’Enel per diversi milioni di euro, false entrate che dovevano servire a coprire le voragini nelle casse del Comune, operazioni swap da 150 milioni di euro, pagamenti che venivano effettuati con capitoli di spesa diversi da quelli per cui erano destinati. Il pm Ombra parla di un “sistema” al centro del quale c’era Scopelliti, già condannato in appello a 6 mesi di carcere per un’altra omissione in atti d’ufficio che sarebbe stata commessa nel periodo in cui era sindaco. “Due primati ha questo Comune: il dissesto finanziario e l’infiltrazione mafiosa – ha affermato il pm durante la requisitoria – qui c’era un sistema particolare che si avvaleva della dirigente Orsola Fallara, la quale rispondeva solo ai desiderata di Scopelliti. Tutti ne erano consapevoli. E i revisori dei conti hanno sistematicamente omesso di dire la verità. Rispetto a loro, poi, la situazione è veramente eclatante. Questi sono professionisti e fanno questo di mestiere. La prima cosa di cui si devono rendere conto i revisori è il volume delle partite di giro, che è assolutamente inconcepibile”. Per loro e per il pupillo di Angelino Alfano, il pubblico ministero ha chiesto al Tribunale il massimo della pena e che non vengano applicate le attenuanti generiche.