“Il governo e il Parlamento hanno perso una grande occasione per ridurre i costi dell’assicurazione auto”. Suona quasi come una minaccia la reazione della lobby delle assicurazioni alla retromarcia del governo sulla riforma della Rc Auto. “Lo stralcio dell’articolo 8 del Dl Destinazione Italia, che prevedeva significative modificazioni alla disciplina della r.c. auto -sostiene in dettaglio l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici – vanifica nell’immediato l’intenzione del governo di assicurare, grazie all’approvazione del provvedimento, una riduzione strutturale delle tariffe r.c. auto in Italia, obiettivo fortemente condiviso dal settore assicurativo che aveva offerto alle Istituzioni la massima collaborazione per identificare le soluzioni più idonee per arrivare a un sistema rc auto meno costoso e più efficiente”.

Nel merito del decreto, rileva l’Ania, “avevamo espresso perplessità sia per alcuni contenuti impositivi sulle dinamiche di offerta sia, soprattutto, perché non era affrontato il nodo dell’approvazione delle tabelle per il risarcimento dei danni fisici, da cui dipende in gran parte il disallineamento dei prezzi delle polizze italiane rispetto a quelli medi europei. Allo stesso tempo, avevamo apprezzato molte norme contenute nell’articolato, in particolare quelle antifrode, in grado di incidere significativamente sulla struttura dei costi dei sinistri”, aggiunge ancora l’Ania senza entrare nel merito delle perplessità sulla costituzionalità della normativa che era stata proposta. Ancora meno, poi, l’Ania si preoccupa di dettagliare i suoi dati sul divario tra i costi dei risarcimenti in Italia in confronto con il resto d’Europa, che studi internazionali smentiscono (leggi qui l’analisi).

Infine l’attacco alle lobby concorrenti: “Ancora una volta la politica decide di non decidere, pressata da spinte corporative di categorie interessate esclusivamente all’intermediazione dei risarcimenti ai danni dei consumatori. Si è perso un’occasione per approvare provvedimenti in grado di favorire comportamenti virtuosi degli assicurati e di contrastare efficacemente diffusi fenomeni di grave illegalità e di evasione fiscale”, conclude l’associazione guidata dal vicepresidente di Telecom Italia, Aldo Minucci.

Tra i pochi a condividere la posizione dell’Ania, c’è il sottosegretario allo Sviluppo, Simona Vicari (Ncd), che era stata tra i principali sostenitori del provvedimento soppresso. ”Saranno i cittadini a pagare le conseguenze della decisione delle Commissioni Finanze e Attività produttive della Camera di sopprimere l’articolo 8 del Decreto Destinazione Italia, nel quale erano contenute le norme proposte dal governo per il settore dell’Rc Auto”, ha commentato. Secondo Vicari “si impedisce la riduzione delle tariffe” che lei stessa valutava in almeno il 20%, senza però tener conto di due fattori. Il primo è che la riforma non vincolava in alcun modo le compagnie a non alzare i prezzi in seguito agli sconti applicati. Il secondo, ancor più delicato, è il fatto che a beneficiare degli sconti così pensati sarebbero stati solo gli assicurati, a pagarne le conseguenze, invece, avrebbero potuto essere tutti i cittadini in quanto potenzialmente a rischio di infortunio sotto-rimborsato.

”Non ho condiviso ed ho espresso chiaramente la mia contrarietà nel corso della riunione della Commissione. E’ un segnale di debolezza della politica, che nel dibattito parlamentare non è stata in grado di raggiungere una mediazione capace di salvaguardare il lavoro svolto in questi mesi. Mediazione che tra l’altro avrebbe apportato quei correttivi di cui il testo del decreto licenziato dal Consiglio dei Ministri aveva bisogno”, continua il sottosegretario. “Questa riforma era il frutto del lavoro partito al ministero dello Sviluppo economico dove, grazie ad un tavolo di confronto a cui avevano preso parte tutti i protagonisti del settore, dalle assicurazioni ai consumatori, erano state varate norme che si ponevano come obiettivo quello di una riduzione dei costi delle tariffe – sostiene ancora -. Tariffe, ed è bene ricordarlo, che in Italia sono superiori di ben tre volte rispetto alla media degli altri Paesi dell’Unione Europea. Con la decisione di sopprimere l’articolo 8 non solo si vanifica il lavoro di mesi, continuato anche a Palazzo Chigi, ma soprattutto si scaricano, chissà per quanto tempo, sui cittadini gli effetti di una decisione che, invece, avrebbe prodotto vantaggi in termini di riduzione di prezzi e di tariffe”.