È partito presso la Casa di Reclusione di Rebibbia il progetto che mette in relazione i detenuti che decidono di studiare e l’Università ‘La Sapienza’ di Roma. A fare da tramite c’è un gruppo di volontari scelti tra docenti, avvocati, ex magistrati e studenti della scuola forense che si prestano non solo a fare da tutor ma anche per tutti i contatti con gli uffici e le segreterie che chi è in carcere, per ovvi motivi, non può avere.

Nonostante il riconoscimento ormai unanime a livello ufficiale della valenza dello studio nel percorso di reinserimento dei condannati, la scuola in carcere è ancora una realtà piuttosto contrastata e i corsi di studi sono irti di difficoltà. Conseguire la laurea è un’impresa difficilissima, anche per l’impossibilità di seguire le lezioni.

Almeno ad alcuni di questi problemi stiamo cercando di porre rimedio, attivandoci per creare i presupposti di una sinergia abbastanza rara in questi tempi di crisi. Da un lato la direzione, il Comando di Polizia penitenziaria e tutto lo staff dell’area educativa e trattamentale mettono a disposizione, oltre ai loro servizi, gli spazi e i mezzi materiali, con un’aula attrezzata di tutto punto con computers collegati in rete a quello della cattedra, lavagna e telo per proiezioni. Da fuori opera l’associazione “Libertà di studiare”, che fornisce un lungo e qualificato elenco di volontari.

 All’interno ci sono i detenuti iscritti all’università e gli studenti della nostra scuola superiore “John von Neumann”. La mia attività è inserita nel progetto “Libertà e Sapere”, con cui da anni cerchiamo di promuovere lo scambio di saperi tra mondo recluso e società esterna, attraverso le sue migliori espressioni culturali, istituzionali, politiche, artistiche.

Ieri c’è stata la prima lezione di diritto pubblico. Dalla prossima settimana parte un fitto calendario che porterà docenti esterni quasi tutti i giorni. Alla base di tutto, la convinzione che solo con studio e lavoro si possono offrire ai condannati opportunità per una sincera revisione critica del proprio vissuto e un cambio di prospettiva che allontani dalla commissione di nuovi reati.