E’ mancato in questi giorni Piero Ambrogio Busnelli, fondatore di B&B una della più importanti industrie del design italiano. Nel 1966 aveva avviato a Novedrate, fra Meda e Cantù nel cuore della Brianza produttiva, l’azienda C&B – assieme a Cesare Cassina, altra figura fondamentale dell’imprenditoria dell’arredamento –, divenuta poi nel 1973 B&B, facendo fin da principio gravitare la sua attività attorno ad alcuni elementi chiarissimi: ricerca, innovazione e design, declinate in una dimensione industriale. Quindi cercare nuove soluzioni e organizzazioni produttive, modalità di affrontare il mercato, sorrette da un ruolo del progetto, assieme innovativo e praticabile. Sostenuti dalla capacità di visione, rischio e allo stesso tempo concretezza di Busnelli, dalla funzione decisiva del “leggendario” Centro Ricerche e Sviluppo B&B, moltissimi designer italiani e internazionali hanno progettato arredi di qualità, successo e diffusione. Fra questi, Marco Zanuso, Gaetano Pesce, Vico Magistretti, Mario Bellini, Antonio Citterio, Patricia Urquiola o Naoto Fukasawa. Senza contare il coinvolgimento di importanti architetti da Afra e Tobia Scarpa a Renzo Piano, a grafici – da Enrico Trabacchi a Pierluigi Cerri – e fotografi, come Oliviero Toscani, di cui rimase famosa la provocatoria compagna pubblicitaria per il divano Bambole.

Al di là del valore assoluto della sua figura, la scomparsa di Busnelli fornisce occasione per una riflessione sull’imprenditoria in Italia. Senza rimpianti passatisti, ma con il pensiero alla necessità che nel nostro Paese si torni a parlare ma soprattutto a fare per l’impresa e per il lavoro. Gran parte di quella generazione di industriali usciti dalla guerra con un’energia e ideali forti, non solo nel settore nell’arredamento, è ormai venuta a mancare; dentro mutati contesti e condizioni complessive, il “capitalismo familiare” italiano, caratteristico delle piccole e media industrie, ha talvolta faticato a reggere il passo con i nuovi tempi e a rinnovare i modi gestionali, organizzativi, oltre agli stessi modi di intendere l’impresa, in questo certo poco sostenuti dal complessivo Sistema Paese.

Può essere allora davvero rilevante per l’economia del nostro Paese, analizzare in profondità i caratteri del lavoro di Busnelli – fondati su spirito imprenditoriale, investimento in ricerca e sviluppo, tensione all’innovazione, all’essere first movers, anche attraverso il ruolo del progetto – e rileggerli in chiave contemporanea, identificando e sostenendo, dal punto di vista economico, legislativo e culturale, una nuova generazione di industriali o rinnovati modi di fare impresa design driven. Per “un Rinascimento manifatturiero”, come l’ha definito di recente Antonio Calabrò.