Cinquanta milioni di euro: è questo il prezzo dei privilegi fiscali del Monaco. Ieri la società monegasca e la Lega calcio francese (Lfp) hanno raggiunto un accordo che pone fine al contenzioso che andava avanti ormai dallo scorso aprile. Da quando la Lega aveva sottoscritto un nuovo regolamento che obbligava tutti i club ad avere la propria sede sociale in Francia, per potersi iscrivere alla Ligue 1. Condizione inaccettabile per il Monaco, determinato a difendere la propria tradizione, ma soprattutto i propri privilegi. Per questo il club monegasco aveva fatto ricorso al Consiglio di Stato, che avrebbe dovuto pronunciarsi la settimana prossima. Ma prima del verdetto del tribunale è arrivata la conciliazione fra le parti: il Monaco pagherà un “contributo una tantum, volontario e diluibile in più rate (si parla di due tranche da 25 milioni di euro, nda) per partecipare al campionato francese e mantenere la propria sede nel Principato”.

Il comunicato pubblicato ieri sera sul sito ufficiale del club sancisce la vittoria del magnate russo Rybolovlev. Che non a caso ha commentato la notizia con soddisfazione: “Eravamo convinti che si potesse trovare una soluzione intelligente per la questione”. Intelligente, però, la soluzione lo è soprattutto per il Monaco. A fronte di un esborso nel breve periodo, il club si garantisce una netta supremazia nei confronti delle altre società del campionato, grazie alla fiscalità particolare del principato. In Francia tutti attendono la scure della tassa del 75% di Hollande: una “mazzata” che dovrebbe riguardare anche il Monaco, visto che a dicembre il Senato ha votato un emendamento che la estende a tutti i club stranieri che giocano in Francia. Ma l’imposta avrà un impatto relativo a due stagioni, e probabilmente sarà mitigata da un tetto in funzione del giro di affari delle società. Poi i club francesi torneranno alla consueta aliquota del 45% (che non riguarda il Monaco).

Anche al netto di questa vicenda, poi, i vantaggi del club monegasco restano enormi. Basti pensare all’imposta sulle società al 33% in Francia, che non esiste a Montecarlo. O a quanto possa essere allettante per un calciatore andare a giocare nel Monaco e prendere la residenza nel Principato. Di fatto, il Monaco potrà operare nei prossimi anni in una posizione di “concorrenza sleale”. Adesso anche la Lfp dà il via libera, in cambio di una “mancia” di 50 milioni di euro (a fronte degli oltre 200 richiesti all’inizio della trattativa). Ha ceduto, anche perché il fronte anti-Monaco non era poi così unitario. A fronte delle rimostranze dei rivali del Paris Saint-Germain o del piccolo Caen (che ha minacciato di far ricorso al Consiglio di Stato, o di spostare la propria sede in un altro paradiso fiscale), molte società erano più concilianti: ritengono di potersi accontentare dei vantaggi (come l’aumento di visibilità e dei diritti tv) che un “super-Monaco” può garantire al calcio francese, e quindi indirettamente anche ai club più piccoli. Tutti sudditi, d’ora in avanti, di un unico padrone: il Monaco di Dmitry Rybolovlev.