Juliet Grove è il nome della strada in cui i Pipers, band nata nel 2007 a Napoli, hanno soggiornato a Wolverhampton, Inghilterra, durante il periodo di registrazione del loro secondo disco, “quando c’era la musica e solo quella per tutto il giorno – racconta il cantante Stefano De Stefano –,  eravamo ospiti di una coppia di indiani e ci si trovava in un sobborgo della città. In quella strada non c’era nulla di particolare, ma il nome suonava bene e per questo l’abbiamo scelto come titolo del nuovo album. Chi non conosce la storia può pensare che Juliet Grove sia il nome di una ragazza, una musa ispiratrice: invece è solo una strada come tante, ma non per noi e per quello che ha significato”. Dopo aver messo da parte gli introiti del primo disco, la band decide di reinvestirli nella pubblicazione di questo nuovo album pop-folk di gran lunga più maturo del precedente. È andata a registrarlo in Inghilterra, a Wolverhampton, con un produttore che stimano, Gavin Monaghan, già al lavoro con gli Editors e lo hanno registrato in soli dodici giorni sulla base di una forte urgenza. “Ma è passato un anno e mezzo prima di pubblicarlo perché ci siamo scontrati con le ristrettezze del mercato discografico attuale; non ci siamo arresi, e così siamo riusciti a trovare un contratto e a confezionare un disco di dieci canzoni oneste e sincere, stronze quando bisogna esserlo e serie per gran parte del resto”. Un disco in cui c’è una fortissima componente di determinazione, self management e voglia di non stare lì a piangersi addosso solo perché le cose sono difficili: “Abbiamo fatto grossi sacrifici e ora il disco lo avete tra le mani. Questa è la nostra storia. Perché ci sono alcune canzoni che non troverete in giro così facilmente. È musica suonata, pestata sulle corde e accarezzata sui tasti. Cantata da fare entrare dentro nei momenti di scazzo, di malinconia o riflessione. È musica di cui noi Pipers andiamo fieri”.

Stefano, mi parli della band Pipers?
La band nasce di fatto nel 2007 quando decido di metter su un progetto che si basi sulle canzoni e sulle emozioni da esse eventualmente suscitate, più che sulle mode del momento. Abbiamo suonato diverse volte nel Regno Unito poiché scriviamo in inglese e anche il genere e il gusto sono fortemente esteri; grazie a questo siamo riusciti a fare da gruppo spalla a grosse band come Turin Brakes, The Charlatans, Ocean Colour Scene, ma anche Starsailor e l’ex Stone Roses Ian Brown. Ci sono stati parecchi cambi di formazione durante il percorso e il nostro background si è ampliato man mano allargandosi dal british pop al folk fino al cantautorato americano.

Qual è il significato del vostro nome?
Pipers significa suonatori di strumenti a fiato. Ho immaginato la favola del Pifferaio di Hamelin, quello che con la magia delle sue note si faceva seguire dai topolini liberando una città. Era una immagine ispiratrice, old fashioned, attraente per me: così ho sorriso e ho pensato di aver trovato il nome giusto.

Di cosa parlano le vostre canzoni?
È un po’ difficile sintetizzare perché il disco ha anche qualche pezzo scritto anni fa che è stato inserito perché chiudeva bene il cerchio quanto a scrittura, suono e racconto generale. Ask me for a cigarette, brano che apre il disco parla dell’amore che trovi una sola volta nella vita e in un momento apparentemente banale come quello di chiedere una sigaretta scontrandosi con il destino; Safe racconta di quella sensazione di protezione nei confronti di qualcuno che sai di star perdendo mentre tutto intorno cambia velocemente e sembra di finire sull’altra sponda a guardare da lontano la realtà. Così come Just a lie indaga l’eterno confine tra la verità e la bugia in cui ci si perde quando si desidera essere accanto a una persona e l’unico modo possibile è non rivelarsi del tutto causa l’allontanamento della stessa. Sylvia è forse il pezzo più leggero del disco perché racconta di una ragazza che in modo molto superficiale non approfondisce la natura di un ragazzo bollandolo per quello che in realtà non è; Steve Lamacq prende il nome dal famoso dj inglese e non è altro che una sarcastica osservazione sul malato mondo della radio dove a vincerla sono solo i padroni e mai le band emergenti. Qualche canzone è personale, qualche altra no e alcune sono del tutto inventate quanto ad appiglio con un’ipotetica realtà. L’album è chiuso dalla ballata Rain on the asphalt che è una riflessione sulla caducità e limitatezza della natura umana: dallo strumentale in poi fino alla fine credo sia il momento più epico dell’album ed è quindi perfetta come chiusura di un discorso di circa 38 minuti.

Avete un artista o band di riferimento?
Oggi preferisco non averne o fare finta di essere assolutamente staccato dalle influenze anche se so che così non è; nella scrittura mi sento abbastanza autonomo… da un bel po’ di tempo la mia ammirazione è tutta per Glen Hansard e Gary Lightbody degli Snow Patrol.

Cosa significa per voi fare musica?
Questa è una bella domanda, ci stavo pensando giusto qualche giorno fa. La musica è una cosa talmente seria da non poter in alcuni casi essere presa sul serio da alcuni che puntualmente vengono meno con il tempo. In questo senso è un fattore di scrematura e selezione naturale darwiniana, soprattutto in questo momento storico dove il riuscire a vivere di musica è un sogno. Resta la follia o la determinazione o l’avere qualcosa da dire: personalmente mi ritengo fortunato con una buona dose di incoscienza perché posseggo tutte e tre le cose. Ora e anche poi.

In ultimo, quali sono le vostre ambizioni?
Fare uscire al meglio questo secondo album Juliet Grove firmato Pippola Music e Flake Records (per il Giappone). Fare non tantissime date ma quelle giuste e arrivare alle persone. Realizzare altri album il cui materiale di scrittura già c’è; evolverci e non restare simili a noi stessi come eravamo prima. Crescere. Suonare ancora all’estero e soprattutto restare puliti e artisticamente onesti in questo ambiente. Basta no?

Queste le date del Tour 2014 dei Pipers:
08-02 Napoli – George Best
14-02 Milano – ARCI 75Beat
15-02 Bologna – Barazzo
14-03 Sarno – Key Drum
28-03 Matera – Vicolo Cieco
04-04 Orvieto – Magazzino delle idee
06-04 Roma – Le Mura
19-04 Ancona – Silos