Quattro o cinque giorni fa è saltata fuori la storia degli sms intercettati dalla National Security Agency e dai britannici del Gchq. Molti, in sottofondo un corale “oooh” di infantile sbalordimento, se ne sono stupiti.

Il vorace sistema “Dishfire” sarebbe capace di fagocitare oltre 200 milioni di messaggi di testo e parecchia gente si è subito impensierita vedendo la privacy in pericolo. Qualcuno ha anche temuto seriamente per la propria credibilità immaginando di essere stato schedato per aver inviato sms idioti come attivista di demenziali catene di Sant’Antonio nel corso delle festività. Qualcun altro ha immediatamente avuto uno sbalzo di pressione e – bava alla bocca – ha fatto capire di essere pronto a tutto nel caso gli capitasse tra le mani uno dei responsabili di questa “vigliaccata”.

Sono storie di ordinaria quotidianità, in cui il sospetto di essere nel mirino dell’orwelliano Grande Fratello si traduce in documentata realtà. E in quelle circostanze la voglia di reagire viene subito soffocata dalla difficoltà (talvolta dall’impossibilità) di far valere le proprie ragioni.

I colossi dell’intelligence proseguono imperturbabili la loro missione e il cittadino soffre nel non poter abbinare un volto umano al carnefice della riservatezza dei dati personali. Per un attimo – anche nel cuore dei più pacati e rassegnati – si fa largo l’anima della ciurma pirata che a Carosello reclamizzava una particolare amarena. Nell’aria risuona l’indimenticabile voce di Mano di Fata “Lo possiamo torturare?”, ma un istante dopo gli fa eco l’altrettanto classico “Ma porta pazienza…” con cui il capitano Salomone chiudeva lo spot.

Ritenendo di non esser l’unico ad aver esaurito la pazienza e credendo (forse erroneamente) di aver qualche minima abilità alle prese con Internet, come un vecchio prestigiatore mi è venuta voglia di svelare un piccolo trucco per far felice chi vorrebbe sapere il nome di almeno uno degli artefici del micidiale Dishfire così da indirizzare le più folkloristiche maledizioni ad un preciso destinatario e non ad indefinite entità astratte.

Niente paura, nessun segreto è in gioco.

Dovremmo aver imparato che l’anello debole dei meccanismi di sicurezza sono le persone e il signor Snowden ne è la comprova. E’ bene sapere che chi dovrebbe custodire certe notizie con il massimo riserbo, in genere non resiste alla tentazione di vantarsene. E magari arriva ad indicare certe sue attività all’interno del proprio curriculum vitae, magari anche alla sua versione online in siti tipici del mercato del lavoro come Linkedin.

Forti di questo presupposto, per sapere chi ha riportato il progetto nel proprio Cv sul portale in cui si incrociano domanda e offerta di occupazione, non ci resta che digitare “DISHFIRE site:linkedin.com” all’interno di Google o di altro motore di ricerca oppure – se si è dannatamente pigri – fare clic su questo link. Nel giro di qualche secondo, partenopei “muort e stramuort” e romaneschi “mortacci” possono trovare sfogo su una lista di bersagli concreti.

umberto@rapetto.it