È passato quasi un mese da quando, il 22 dicembre 2013, il deputato Khalid Chaouki è entrato nel centro di prima accoglienza di Lampedusa per richiedere il trasferimento di oltre 200 immigrati trattenuti in condizioni totalmente inaccettabili e ben oltre i tempi previsti dalla legge.

Nato a Casablanca (Marocco) nel 1983, Khalid Chaouki è arrivato in Italia all’età di 8 anni insieme alla propria famiglia. Musulmano praticante, sin da giovanissimo si è impegnato nelle attività di volontariato e nell’associazionismo. Giornalista professionista con studi in scienze politiche e cultura orientale, è attualmente deputato della Camera col Partito democratico.

Interpellato sull’attuale situazione al centro di Lampedusa, Khalid spiega: “Al momento sono rimaste solo 16 persone che ancora attendono di essere ascoltate dai magistrati e già abbiamo sollecitato le due procure per accelerare i tempi. In compenso, adesso la struttura è dotata di un’equipe della Croce rossa con psicologi e medici che controllano la situazione psicofisica degli ospiti. E dopo il trasferimento di questi ultimi l’obiettivo è migliorare le condizioni della struttura, che al momento sono assolutamente disumane. Non c’è neppure una mensa e queste persone sono costrette a mangiare sui propri letti o sui marciapiedi all’aperto. Ogni volta che piove ci sono infiltrazioni d’acqua nelle camerate e i bagni sono numericamente insufficienti e spesso totalmente inagibili. Peggio di un carcere, perché qui mancano anche gli spazi per svolgere attività durante la giornata, quindi i tempi si dilatano senza peraltro conoscere né il motivo per cui si è tenuti là dentro né quanti altri giorni doverci restare. Una condizione che aumenta il senso di frustrazione, a cui neppure la buona volontà degli operatori può porre rimedio”.

“Nel Cpa di Lampedusa – prosegue – ho incontrato anche alcuni superstiti della tragedia del 3 ottobre, ancora sotto shock dopo quello che hanno dovuto affrontare. Parlando con loro e altri ho avuto modo di conoscere le storie e le prospettive di queste persone. La maggioranza vuole partire in altri Paesi europei, soprattutto Germania e Scandinavia, dove li attendono parenti o amici. Per questo non vogliono farsi identificare in Italia, perché a causa degli accordi di Dublino, il Paese in cui vengono avviate le procedure di identificazione è lo stesso che si occupa di esaminare la domanda d’asilo e quindi lo stesso in cui l’immigrato deve soggiornare. Una legge totalmente sbagliata, perché limita la libertà di scelta dei migranti e scarica tutto l’onere della questione verso i primi Paesi in cui sbarcano (e quindi Italia, Grecia e Spagna, ndr). Per questo riteniamo prioritaria una riforma degli accordi di Dublino, perché da soli non siamo in grado di gestire una situazione così complessa…”.

La seconda questione che Khalid Chaouki ritiene fondamentale riguarda il sistema di accoglienza: “Bisogna aumentare il numero dei centri come i Cara per i richiedenti asilo, rendendoli più piccoli e sparsi sul territorio nazionale, per evitare che rimangano tutti concentrati nel sud del Paese, incentivando gli interessi locali e le speculazioni sulla gestione. Si dovrebbero inoltre stringere più accordi con le ambasciate per procedere a una identificazione più rapida. Questo permetterebbe anche agli eventuali detenuti stranieri di poter scontare la pena nel proprio Paese di origine, o almeno di essere identificati all’interno della struttura carceraria, così da poter uscire da regolari e non dover finire in un Cie“.

L’abolizione della legge Bossi-Fini rientra anch’essa fra i temi di riforma che il deputato Khalid Chaouki è intenzionato ad affrontare. “Entro fine mese dovrebbe uscire una bozza di disegno di legge che riveda il diritto di cittadinanza con uno ius soli temperato e che imposti un sistema di ingresso regolare degli stranieri in Italia. L’idea sarebbe di creare una sorta di osservatorio indipendente che stabilisca il fabbisogno nazionale di presenza straniera, tenendo anche conto delle esigenze del mondo del lavoro e delle ricerche di settore. Un modello che permetta anche garanzie a livello di accoglienza e stato sociale per gli immigrati. Inoltre, per gli irregolari che lavorano e sono già inseriti nel tessuto sociale ed economico italiano, bisogna prevedere delle modalità di emersione automatiche, senza dover puntualmente ricorrere alle sanatorie d’emergenza.

Perché proprio il centro-destra è stato costretto ad ammettere la necessità di regolarizzare ben 700 mila immigrati tra badanti, operatori agricoli ed edili che fino a quel momento erano considerati dei clandestini fuori legge. L’obiettivo finale sarebbe di procedere verso la chiusura dei Centri di identificazione ed espulsione, incentivando il rimpatrio volontario dei migranti nei casi in cui non vi siano le condizioni per una regolarizzazione. Per fare questo stiamo studiando anche altri modelli europei e valutando il modo di accelerare i tempi di identificazione degli stranieri. E servirebbero anche meno fondi economici, perché si eviterebbe la reclusione, che dovrebbe essere applicata solo per chi commette reati”.

“L’ultimo capitolo su cui il partito con la nuova segreteria di Renzi ha deciso di impegnarsi – conclude Chaouki – è quello dell’integrazione. Serve un percorso di inclusione delle donne e formazione dei figli degli stranieri nati in Italia, anche a livello di studio, dove al momento si registrano dati drammatici a livello d’insuccesso scolastico. Altrimenti ci ritroveremo una generazione di nuovi italiani che si sentiranno però emarginati e non avranno le carte in regola per immettersi nel mondo del lavoro e nella società civile”.