“Il programma di intercettazioni telefoniche della National security agency, nella sua forma attuale, è finito”. Lo ha annunciato Barack Obama in un discorso – a lungo atteso e pubblicizzato dalla Casa Bianca – dal podio del dipartimento di Giustizia americano. Obama ha parlato per poco meno di un’ora, passando da dettagli tecnici a complesse ricostruzioni storiche. Il suo obiettivo era quello di placare le polemiche internazionali e il disagio della sua opinione pubblica di fronte alle complesse e intrusive politiche di controllo della Nsa, l’agenzia governativa di intelligence coinvolta nello scandalo Datagate.

Alla fine il presidente ha proposto alcune riforme – maggiori controlli giudiziari sull’attività delle agenzie di intelligence, limiti allo spionaggio dei leader dei Paesi amici – senza però davvero mettere in discussione il sistema di controlli e violazioni della privacy instaurato dopo l’11 settembre.

La riforma più significativa presentata da Obama riguarda chi dovrà conservare i database con le informazioni sulle telefonate di milioni di cittadini, americani e non. Obama ha detto che non sarà più il governo Usa a mantenere il controllo dei dati, che invece potrebbero essere conservati dalle società di comunicazione. Ma Obama ha anche precisato che sarà necessario “fare un lavoro più approfondito” e ha chiesto all’attorney general Eric Holder di formulare una proposta più dettagliata entro il 28 marzo. Intanto, ha aggiunto, le autorità investigative Usa perseguiranno soltanto quegli individui che presentano “due gradi, e non più tre”, di separazione da un presunto complotto terroristico.

Questo significa che le indagini dovrebbero essere più limitate e in qualche modo garantiste. Un’altra modifica, presentata dal presidente Usa, riguarda la possibilità per la Nsa e le altre agenzie di intelligence di indagare e intercettare le conversazioni telefoniche. La richiesta dovrà passare d’ora in poi attraverso un tribunale, che sorveglierà sulle attività della Nsa. Obama, hanno fatto notare subito alcuni critici, ha però soltanto fatto riferimento alle “conversazioni telefoniche”, non accennando allo spionaggio delle e-mail, uno dei principali campi di violazione della privacy in questi anni. Come ha fatto notare Glenn Greenwald, il giornalista che con Edward Snowden ha dato il via al Datagate, Obama non ha messo minimamente in discussione l’architettura teorica che ha condotto alle violazioni.

“Saranno le società di comunicazione private a conservare i database? – ha twittato Greenwald -. Ma è proprio necessario immagazzinare queste informazioni?” Un’altra riforma annunciata da Obama ha riguardato le intercettazioni dei leader stranieri. “Non spieremo più i leader dei Paesi amici”, ha spiegato, aggiungendo però subito dopo un passaggio più ambiguo. “Questo non significa che verremo meno alla nostra capacità di raccogliere informazioni ovunque”. Obama è arrivato al discorso sulla riforma della Nsa dopo settimane di incontri e colloqui alla Casa Bianca con deputati, senatori, membri della comunità di intelligence, esperti di sistemi di sorveglianza, militanti dei diritti civili. Da mesi la Nsa, ma anche l’Fbi e la Cia, insistevano perché il presidente non facesse troppe concessioni.

Alla fine il discorso di Obama, e le sue proposte, appaiono un compromesso tra chi chiede limiti a un’attività di spionaggio che appare troppo invasiva e chi invece ritiene che le necessità della sicurezza siano prioritarie. A molti osservatori non è comunque sfuggito che nella proposta di riforma di Obama mancano molte delle 46 recommendation elaborate dalla Commissione istituita dal presidente per riformare la Nsa. Manca per esempio il punto relativo alle national security letters, le richieste del governo americano alle società di comunicazione per l’apertura dei propri archivi. Le società hi-tech avrebbero voluto che le richieste fossero approvate da una corte. L’Fbi si è opposta, citando presunti rallentamenti nelle indagini e alla fine il presidente ha ceduto.

E’ assente dalla proposta di riforma di Obama anche un altro punto fortemente richiesto dalle società della Silicon Valley, che negli ultimi mesi hanno lamentato crolli di vendite per i loro software in Europa per i timori sulla possibilità del governo americano di condurre cyber-attacchi e violare i sistemi di criptazione dei dati. Obama non ha fatto alcun riferimento alla questione, deludendo i top executives delle società che, di fronte a minacce di boicottaggio che vanno dalla Germania alla Cina, stanno cercando di sviluppare prodotti “resistenti alla Nsa”.

Per il resto il discorso è stato tutto rivolto a riaffermare che gli Stati Uniti non violano i trattati internazionali sulla privacy, che nessun membro della comunità dell’intelligence americana intende entrare nella vita e nel privato dei semplici cittadini e che i sistemi di controllo hanno l’unico scopo di tutelare la sicurezza. Obama ha riconosciuto che “il dibattito attuale è importante”, ma non ha ricordato che l’attuale dibattito è stato innescato da un cittadino americano, Edward Snowden, che in questo momento è ricercato dalle autorità federali del suo Paese per tradimento.