Putin blinda Sochi per le Olimpiadi che prenderanno il via il 7 febbraio, mentre nel confinante territorio di Stavropol scatta l’allerta antiterrorismo. All’indomani del decreto del presidente per militarizzare la città dei Giochi, ecco che nella zona cuscinetto tra il Caucaso settentrionale e il resto del Paese sono state ritrovate cinque auto abbandonate con, al loro interno, i cadaveri di sei uomini uccisi con colpi di pistola. Ma non è tutto. Accanto al luogo del ritrovamento erano stati piazzati quattro ordigni, di cui uno è esploso senza ferire nessuno.

“È una sfida alle autorità che punta a creare tensione e provocare conflitti”, ha commentato Vladimir Vladimirov, governatore ad interim del territorio di Stavropol, regione abitata principalmente da russi, ma circondata dalle repubbliche caucasiche. Proprio da una di queste, ossia dalla Cabardino-Balcaria, sono originari i tre presunti esecutori della strage, giovani tra i 24 e i 30 anni. Della “pista caucasica” si parla anche per i due attentati di Volgograd che hanno scosso la Russia prima del capodanno uccidendo 34 persone. Secondo una fonte dei servizi segreti citata dall’agenzia Interfax, i due kamikaze che hanno fatto esplodere le bombe, prima nella stazione ferroviaria dell’ex Stalingrado e poi sul filobus, sono stati addestrati nel Caucaso del Nord.

Che organizzare i Giochi a fianco della polveriera caucasica sarebbe stato un rischio enorme, lo sosteneva già un anno fa Boris Nemtsov, un esponente dell’opposizione russa. Basta sfogliare il rapporto della International Crisis Group sul Caucaso settentrionale stilato nel 2012, per rendersi conto che Sochi e la regione di Krasnodar di cui fa parte, data la loro posizione geografica, non sono esattamente una location ideale per le Olimpiadi. Confinano infatti con il Caucaso del Nord, oggi dilaniato dal peggiore conflitto per numero di vittime in Europa (700 morti nel 2012). Negli anni si è trasformato, da uno scontro tra l’esercito russo e i separatisti, in una lotta contro il terrorismo islamico. Proprio nell’anno in cui il Cio (Comitato internazionale olimpico) ha approvato la candidatura di Sochi per i Giochi, il leader del sottosuolo jihadista Doku Umarov ha proclamato la costituzione dell’Emirato caucasico, uno stato autodichiarato sul territorio del Caucaso settentrionale.

Nel 2009 è finita la seconda guerra cecena, ma gli atti di violenza nella Cecenia e ultimamente soprattutto nel Dagestan e nell’Inguscezia continuano, mentre il terrorismo caucasico è tornato a colpire Mosca, con gli attentati nella metropolitana del 2010. Le repubbliche del Caucaso sono state commissariate dal Cremlino che ha messo a governare i suoi uomini fidati, come il presidente ceceno Ramzan Kadyrov. Un fatto che non aiuta a superare il conflitto. Inoltre, quasi tutte le regioni caucasiche hanno assecondato la Duma russa nel rinunciare all’elezione diretta dei governatori “per non destabilizzare la situazione”.

Alla minaccia di Umarov, lanciata quest’estate, di sabotare con tutti i mezzi le Olimpiadi, Putin ha risposto con delle misure di sicurezza senza precedenti trasformando Sochi in una città militarizzata. Il decreto che è entrato in vigore il 7 gennaio ha chiuso l’accesso alla città fino al 21 marzo a tutti i mezzi registrati fuori dalla città, tranne quelli di emergenza o dotati di permessi speciali. Mentre agli abitanti di Sochi si raccomanda caldamente di non usare le macchine e muoversi col trasporto pubblico. Le auto si potranno lasciare nei parcheggi appositi, ma l’infrastruttura “è ancora lontana dall’essere perfezionata”, come ha ammesso lo stesso Putin qualche mese fa, durante uno dei suoi viaggi di ispezione a Sochi. Ma anche un semplice tragitto sui mezzi pubblici nella città olimpica si trasforma in un percorso a ostacoli.

I blogger locali lamentano controlli eccessivi sui treni, con i severi addetti alla sicurezza che fanno buttare nei contenitori non solo le sostanze liquide, ma anche prodotti alimentari prima dell’ingesso sul binario. “Mentre tutti i controlli sono concentrati su Sochi, il resto del Paese è rimasto nel cono d’ombra”, denuncia l’editoriale del giornale online Gazeta.ru. Secondo la testata, evitare un attentato a Sochi è una questione di immagine e di prestigio personale per Putin, mentre, nella logica dello Stato, un altro attentato a Volgograd conta poco.

Intanto in Russia si teme per un attentato a bordo di un aereo. Il 6 gennaio l’Agenzia federale per il trasporto aereo (Rosaviatsiya) ha imposto delle nuove regole per il bagaglio a mano che sono già entrati in vigore nei principali aeroporti di Mosca. Non si potranno più trasportare liquidi neanche all’interno di contenitori inferiori a cento millilitri. Il sito LifeNews, vicino a servizi segreti, ha pubblicato un documento a firma del capo di Rosaviatsiya, secondo il quale i terroristi si stanno preparando ad un attentato su un aereo. Secondo la fonte, l’ordigno potrebbe essere nascosto dentro un oggetto di igiene personale o un cosmetico.