I protagonisti del film si assomigliano molto. Ma l’epilogo per Alessandro Profumo è completamente diverso: lo scontro con la Fondazione Mps, socio di riferimento dell’istituto senese con il 33,5%, si chiude infatti con una tregua armata. Profumo resterà presidente del Monte dei Paschi di Siena con accanto l’ad Fabrizio Viola, le cui dimissioni sono state respinte. Così, senza che nulla sia mutato, i problemi di Rocca Salimbeni continueranno ad essere una spada di Damocle per le casse pubbliche con 4 miliardi di aiuti di Stato da restituire in tempi brevi e il cui mancato pagamento comporterà la nazionalizzazione della banca. Contrariamente a quanto accade il 21 settembre del 2010, quando si consumò in consiglio l’insanabile spaccatura con le Fondazioni socie di Unicredit sul tema dell’arrivo dei nuovi soci libici, Profumo ha infatti deciso di evitare lo scontro in cda dopo che, nell’assemblea dello scorso 28 dicembre, la Fondazione Mps, si è opposta all’aumento di capitale da tre miliardi ritenuto dal management necessario per iniziare a ripagare la ciambella pubblica offerta alla banca dal governo di Mario Monti.

A Siena il top management di Mps ha abbassato i toni: contrariamente alle attese, Profumo e Viola hanno deciso al momento di non chiedere alcun risarcimento alla Fondazione presieduta da Antonella Mansi per i 120 milioni di maggiori interessi sui Montibond cui dovranno essere aggiunti un’altra decina di milioni da pagare alle banche per il contratto di pre-sottoscrizione. Non solo: hanno anche scelto di non impugnare la delibera assembleare che fa slittare l’aumento da tre miliardi di ben sei mesi. “Faremo l’aumento di capitale”, ha detto il presidente di Mps Profumo al termine del cda, sostenendo che “con la fondazione ci sono i rapporti che esistono tra un azionista ed una banca che ha un azionista”. In compenso lo slittamento dell’aumento consentirà alla Fondazione, gravata da 339 milioni di debiti accumulati negli anni scorsi con una dozzina di banche nel tentativo di mantenere il controllo del Montepaschi, di prendere tempo. In compenso il consiglio presieduto da Profumo, sulla base di quanto richiesto dalla Consob con specifica lettera, si è accontentato di deliberare l’avvio di “taluni approfondimenti di natura tecnico legale riguardo gli eventuali effetti dannosi conseguenti allo slittamento dell’operazione di aumento di capitale rispetto ai termini originariamente proposti dal Consiglio”.

Questione di cui sarà interessato il Comitato Parti Correlate e di cui è stata informata la Fondazione cui è stata ribadita la volontà del cda di “effettuare l’operazione di aumento di capitale nei tempi deliberati dall’assemblea”. In attesa della svolta promessa, però, tutta la vicenda dello scontro di fine 2013 un primo risultato lo ha già ottenuto: il 33,5% di Mps vale oggi in Borsa circa 117 milioni in più, segnando un aumento del 20% rispetto allo scorso 18 dicembre quando il titolo era sceso a 0,15 centesimi. Merito della fiammata speculativa di cui è stata oggetto l’azione da quando è iniziato il dibattito sull’aumento di capitale che avrebbe messo in minoranza la Fondazione e ridotto drasticamente il peso della politica nella banca. Politica che è intervenuta a far sentire la propria voce. Innanzitutto con il ministro Fabrizio Saccomanni che ha assicurato ai sindacati l’impegno del governo a occuparsi della vicenda. Per il segretario nazionale della Fabi (Federazione autonoma bancari italiani), Giuliano de Filippis, il governo “potrebbe esercitare la moral suasion e una mediazione fra gli interessi” per arrivare a una soluzione in tempi brevi sebbene, come fanno sapere i sindacati, dal Tesoro non siano arrivate indicazioni precise o tabelle di marcia.

Aggiornato dalla redazione web alle 20.00