“Non c’è mai stata alcuna intenzione di procedere alla nomina di un coordinatore unico”. Silvio Berlusconi smentisce le indiscrezioni emerse nei giorni scorsi che davano per certa l’investitura di Giovanni Toti – attuale direttore di Studio aperto e Tg4 – nel nuovo ruolo. Il Cavaliere precisa che la figura “non è prevista dallo Statuto del nostro movimento”. Berlusconi punta invece a “rilanciare Forza Italia” che deve dotarsi “di una nuova organizzazione” per valorizzare “tutta la classe dirigente che in questi anni, e particolarmente negli ultimi mesi, ha dimostrato di saper condurre straordinarie battaglie politiche, affiancandomi nelle fasi più drammatiche della vita politico-istituzionale del Paese”.

L’intenzione è quella “di aprire le porte del nostro movimento alle risorse nuove che si affacciano, e che vogliono dare il loro contributo al nostro rilancio in un momento di grande trasformazione della politica italiana”. “Le nostre vittorie del futuro, come quelle del passato – è convinto Berlusconi – risiederanno proprio nella capacità di Forza Italia di rimanere un movimento aperto, determinato a riportare il centrodestra al governo del Paese”.

L’ipotesi di un coordinatore unico era emersa nei giorni scorsi, con l’obiettivo principale di riportare gli alfaniani tra le fila di Forza Italia, possibilmente senza Angelino Alfano. Ma aveva scatenato la protesta dei falchi. Per quanto riguarda il nuovo direttivo del partito dovrebbe ricalcare la struttura del Partito democratico di Matteo Renzi. Ma il lavoro certosino di Berlusconi è rimasto in bilico tra equilibri fragili e le proteste dei veterani sempre in agguato. In prima linea contro la prospettiva di un coordinatore unico è sceso l’ex ministro Raffaele Fitto, che dalle colonne del Corriere della Sera ha pregato pubblicamente il Cavaliere di “non umiliarci con quella nomina”. Per Fitto, Toti è una persona “stimabilissima” ma senza esperienza e non legittimato dal voto.

Un passo indietro, quello di Berlusconi, valutato attentamente coi suoi più stretti collaboratori, per mandare un messaggio alle varie correnti interne sul piede di guerra (i più determinati a contrastare il “gran salto” di Toti sono i falchi ma anche i lealisti, formati da molte colombe). A Fitto si è allineato anche Saverio Romano: “Quella di Fitto è una critica puntuale e costruttiva”. Tutti i veterani del partito sono in fermento: temono di essere “mortificati” e “penalizzati”, con la scusa di dare spazio a volti nuovi e forze fresche per rilanciare il movimento. Tradotto: il ricambio generazionale annunciato ci sarà, ma Toti non avrà pieni poteri. Secondo le ultime indiscrezioni Toti, che rappresenta la continuità Mediaset, potrebbe avere un ruolo di primo piano (portavoce e front man) ma non avrà carta bianca sull’organizzazione di Fi. Le deleghe più pesanti dovrebbero essere distribuite tra i rappresentanti delle varie anime forziste, attraverso l’Ufficio di presidenza. Non è escluso che il Cav riunirà oggi lo stato maggiore azzurro per fare chiarezza. In agenda anche un colloquio con Fitto, che sta raggiungendo la Capitale.