L’autore del triplice omicidio di Caselle Torinese ha un nome e un cognome: Giorgio Palmieri, 56 anni, torinese, pregiudicato. Si tratta del convivente dell’ex domestica della famiglia sterminata il 5 gennaio scorso a coltellate. Palmieri è stato fermato nella notte dai carabinieri del nucleo investigativo di Torino e, dopo l’interrogatorio di rito, ha confessato il triplice omicidio di Claudio Allione, Mariangela Greggio ed Emilia Dall’Orto. Il movente? “Rapina, quindi motivi economici“, hanno fatto sapere gli investigatori. Per ora la contestazione della procura è omicidio volontario aggravato dai futili motivi ma senza la premeditazione. La confessione dell’uomo, inoltre, ha definitivamente fugato i dubbi sul ruolo di Maurizio Allione, figlio e nipote delle tre vittime. Per la verità, gli inquirenti hanno fatto sapere di non aver mai avuto dubbi (a differenza di molti articoli di stampa) sull’innocenza del ragazzo.

Il delitto nella ricostruzione degli investigatori. I carabinieri hanno fornito una prima ricostruzione del triplice omicidio. Palmieri, secondo quanto riferito dagli investigatori, si è fatto aprire la porta dalle sue vittime per spiegare perché non riusciva a restituire un precedente prestito. Una volta entrato in casa, si è seduto in cucina con gli anziani per bere un caffè. Con una scusa, l’uomo si è poi allontanato per mettere a segno il furto. Dopo alcuni minuti, il raptus omicida. L’arrestato ha colpito con un tagliacarte prima Claudio Allione e la moglie Maria Angela Greggio, poi la suocera, Emilia Campo Dall’Orto. Quest’ultima è stata coperta con un lenzuolo “in segno di rispetto”, come spiegato dallo stesso Palmieri: “Povera nonnina, lei non doveva morire”. Durante il triplice delitto, l’uomo si è ferito all’avambraccio sinistro. Infine, l’omicida ha lasciato la villetta con una refurtiva di 100 euro e si è sbarazzato delle tazzine di caffè e dell’arma del delitto, che gli investigatori stanno ancora cercando. I carabinieri stanno cercando di capire se l’omicida ha avuto complici nel delitto, anche se lui sostiene di avere agito da solo e che la compagna non sapeva nulla. Palmieri è stato prelevato dai carabinieri a casa di un amico, dove si era rifugiato. A incastrare l’uomo sono state le celle telefoniche, che venerdì sera hanno agganciato il suo cellulare alla zona in cui è avvenuto il delitto.

Il collegamento tra Palmieri e gli Allione è Dorotea De Pippo, la compagna del 56enne. La donna faceva le pulizie nella villetta dove è avvenuto l’assassinio fino ad alcuni mesi fa. Poi era stata licenziata, dopo cinque anni di rapporti lavorativi. E fin qui tutto normale. Sembrerebbe, tuttavia, che la colf avesse avuto alcuni dissidi con gli anziani, e che fosse sospettata di aver rubato una collanina. Non è ancora chiaro, però, se la circostanza possa essere legata al triplice omicidio compiuto dal suo compagno.

Il ruolo della testimonianza del figlio. A raccontare agli investigatori l’episodio del presunto furto ‘domestico’ e i rapporti della donna con le vittime, è stato proprio Maurizio Allione, figlio e nipote delle persone ammazzate. Il giovane – è stato riferito – non ha mai lanciato accuse, ma si è limitato a riferire i fatti. Dorotea De Pippo, a sua volta, intervistata ieri dal quotidiano La Stampa, aveva riferito che i rapporti tra il giovane e i genitori erano buoni. “Maurizio è un ragazzo assolutamente normale – aveva detto la domestica al quotidiano torinese – In questi giorni ho letto sui giornali e ho sentito in televisione tante cose che non sono vere. Che Maurizio non andava d’accordo con i genitori. Non è così. Io ho sempre visto gli Allione come una famiglia assolutamente normale e con il figlio i genitori potevano avere le discussioni che rientrano nella vita quotidiana. Niente di drammatico”.

I sospetti su Maurizio Allione. Nonostante questi particolari, la svolta nelle indagini è arrivata dopo giorni in cui molti sospetti si erano addensati su Maurizio Allione, figlio e nipote delle vittime. E’ stato lui a dare l’allarme, dopo che i suoi genitori e la nonna non rispondevano al telefono. Sempre lui, poi, ha fatto ritrovare parte della refurtiva, in un fosso poco distante dall’abitazione teatro della strage. Proprio questo particolare aveva fatto aumentare la soglia d’attenzione sull’innocenza del ragazzo, che però sin dal primo minuto dopo il ritrovamento dei cadaveri ha dimostrato di avere un alibi di ferro: si trovava in vacanza con amici, circostanza poi ripetuta negli interrogatori dei carabinieri. Il ritrovamento di parte della refurtiva, poi, è stato chiarito da Giorgio Palmieri. Il reo confesso, infatti, ha raccontato che, dopo aver preso un caffè con le sue vittime, ha nascosto in un fosso vicino alla villetta sia gli oggetti rubati, sia la tazzina in cui aveva bevuto il caffè, sia un guanto di lattice usato durante l’assassinio. Ovvero tutto ciò che ha ritrovato a distanza di due giorni Maurizio Allione.

Nella notte, lui e la sua fidanzata Milena sono stati sentiti per sette ore dagli inquirenti. La prima persona ad aver scagionato Maurizio Allione, paradossalmente, è stata proprio la ex domestica, secondo cui il ragazzo non poteva essere il responsabile degli omicidi. La donna è stata sentita dagli inquirenti, ma non è al momento indagata, anche se tutte le persone legate al fermato sono al centro di ulteriori verifiche. Non è ancora chiaro però se la donna fosse o meno al corrente che l’autore del grave fatto di sangue fosse proprio il suo convivente.

La soddisfazione degli investigatori e di Alfano. Maurizio Allione, nel frattempo, ha spiegato che “i carabinieri e i magistrati hanno fatto un ottimo lavoro” e che gli investigatori hanno sempre creduto nella sua innocenza. Le indagini sono state condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Torino, sotto la direzione della Procura di Torino e con la collaborazione dei carabinieri del Ros e del Ris di Parma. Soddisfazione da parte delle forze dell’ordine e del ministro dell’Interno Angelino Alfano: “Grazie alle forze dell’ordine e ai carabinieri abbiamo ottenuto un ottimo risultato – ha detto il vicepremier a La Talefonata su Canale 5 – Giorgio Palmieri, il compagno della ex domestica ha confessato. Il caso è risolto”. Il contributo alle indagini di Maurizio Allione, figlio e nipote delle tre vittime della strage di Caselle, è stato “fondamentale” per risolvere il giallo del triplice omicidio. Parola del tenente colonnello Domenico Mascoli, comandante del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Torino. “Grazie al sopralluogo del Ris – ha detto l’ufficiale prima della conferenza stampa dell’Arma – siamo riusciti a restringere il campo, ma per individuare il responsabile è stato fondamentale l’aiuto del figlio delle vittime“. “Siamo partiti – ha spiegato il tenente colonnello – con un’attività serrata di indagine e siamo partiti da un sopralluogo molto attento con i Ris di Parma che ci ha permesso di restringere il campo a un certo novero di persone che potevano accedere alla famiglia e alla villa. E poi ci sono i testimoni, tra cui Maurizio Allione. Sentito ripetutamente e lungamente e ci ha fornito molti elementi per arrivare alla soluzione del caso. Poi ci sono le attività tecniche. Ieri sera siamo intervenuti localizzando il soggetto in casa a Torino e poi l’interrogatorio è durato tutta la notte. Il fermato ha confessato e la sua testimonianza è al vaglio della magistratura e sarà oggetto di una ulteriore valutazione”.