Ci sono tematiche alle quali è complesso approcciarsi; talmente vaste per tutto quello che comprendono, che il rischio di averne una visione incompleta o parziale è quasi una certezza. La rete, per esempio. La quantità di riflessioni e giudizi che il web muove in noi sono infiniti, positivi spesso, negativi talvolta; eppure la consapevolezza di non avere ancora un campione temporale sufficientemente esteso per poter tirare le somme dovrebbe indurre a sospendere il giudizio assoluto.

D’altronde è insindacabile come il web stia veicolando un cambio d’epoca, epoca alla quale siamo da poco approdati e della quale siamo così profondamente intrisi da faticare a mantenere un’imparzialità di giudizio. Solo il tempo ed il suo collega ‘senno di poi’ offriranno la possibilità di un’analisi a freddo che possa lucidamente circoscrivere il mare magnum della rete.

Nel frattempo, mentre sospendiamo il giudizio assoluto, ci troviamo a fare i conti con giudizi relativi che gli eventi quotidiani c’impongono. Ad oggi, quello che più spesso vediamo verificarsi, sono tentativi goffi di stabilire delle regole del gioco attraverso le quali procedere sul tabellone della rete, tentando di arginare l’agorafobia da web. Il perpetuo dibattito sulla censura, ad esempio, sembra avere l’intento di svuotare il mare con un secchio: il tentativo dell’uomo di sovrastare qualcosa da cui è palesemente sovrastato.

La rete è un detonatore pulsionale: le emozioni, gli stati d’animo, le idee trovano una cassa di risonanza che offre a chiunque la chance di esprimersi, di insinuarsi all’attenzione di molti, di esistere nel dibattito collettivo come mai sarebbe stato possibile altrimenti.
Quest’onnipotenza privata che cancella qualsiasi inibizione verbale, a tratti, sembra avere proprietà allucinogene: il Navigatore Solitario viene posseduto da un super eroe ed improvvisamente si trasforma nel Giustiziere Virale della Notte. Ed ecco che tra gli effetti collaterali dell’invasamento da onnipotenza verbale, vediamo comparire l’aggressività selvaggia, effetto collaterale comune a diversi stupefacenti del resto.
 
Ammantato dall’anonimato virtuale e al contempo sollevato dall’anonimato personale, il Giustiziere Virale eccede in tutto quello che dice, vuole lasciare il segno, vuole distinguersi dagli altri; dunque non risparmia nulla e nessuno, si sente così forte e intatto nella sua presenza-assenza da poter lanciare la prima pietra contro chiunque gli capiti a tiro; sfida l’etica, la morale, la pietà, la malattia, la morte. Nulla può sospendere la sua marcia trionfale verso il proscenio; nessun ostacolo concreto si frappone al suo attimo di notorietà. Un tempo avrebbe dovuto aspettare il buio, portarsi uno spray e, rischiando il passaggio di qualche volante della polizia, scrivere la sua massima su un muro. Oggi non ne ha più bisogno: lo spietato Giustiziere (Santo Inquisitore, Castigatore Morale o che dir si voglia) dal suo divano, può  tranquillamente calciare in rete senza neanche il bisogno di scendere in campo.