Fellini, Rossellini, Risi, Monicelli, De Sica,Visconti, Comencini, i fratelli Taviani, Cavani, Olmi, Pasolini, Bertolucci, Antonioni, Scola, Zurlini, Loy, Soldati, Rosi, Lattuada, Amelio, Ferreri, Lizzani, Zeffirelli, Leone, Wertmuller, Citti…e potrei continuare. Questi autori del nostro cinema, quasi tutti scomparsi, hanno, in tutte le forme possibili, emozionato il mondo, dal dopoguerra in poi, facendo del nostro cinema il più grande di tutti i tempi assieme a quello americano!

Potrei citare elenchi simili anche per altri comparti della nostra cultura: sceneggiatori, pittori, musicisti, romanzieri, attori, stilisti, poeti, ricercatori… L’Italia è, come tristemente noto, il paese europeo che devolve meno delle proprie risorse alla cultura; eppure, come detto, il comparto culturale italiano, ha sempre dimostrato di essere un riferimento fondamentale ed illuminante per il resto del mondo. Siamo portati. Quello che mi chiedo continuamente, essendo coinvolto di persona, visto il lavoro che faccio, è come sia possibile che mai, da quando io ricordo, ci sia stato un governo che abbia sfruttato veramente questa nostra industria.

La voglia di cambiamento che coinvolge tutti noi, sarà riuscita solo se sapremo incoraggiare e aiutare le nostre eccellenze e se avremo l’intelligenza di mettere in campo i nostri giocatori migliori nell’interesse di tutti, con meritocrazia. Tutto questo deve iniziare dalla scuola, dai ragazzi, ridando all’educazione la centralità che le è dovuta. Non vi sarà un futuro per questo paese senza ragazzi informati, indipendenti, partecipanti. La lezione dei “vecchi” può e deve essere raccontata alle nuove generazioni.
Il Teatro, può anche raccontare il paese di oggi, il suo malessere, il suo lato grottesco, facendosi portavoce anche di quei ragazzi che a teatro non sono mai andati,perché costa troppo, perché la scuola non lo prevede, facendoli riconoscere e rendendoli partecipi. Il mese scorso, in qualità di Direttore artistico del Teatro stabile del Veneto, ho regalato 200 abbonamenti ad altrettanti ragazzi di Padova e Venezia under 24.Gli sguardi di quei ragazzi erano luminosi, belli e coinvolti. Ragazzi come loro ne incontro in continuazione in tournée, ed ogni volta che incrocio il loro sguardo, da quasi cinquantenne, sento un senso di colpa forte, per aver fatto parte di quella generazione che non ha saputo dargli un mondo migliore …e che non li sa ascoltare!