Il linguaggio come al solito è asciutto e burocratico, la richiesta però è brutale: gli insegnanti italiani devono restituire 150 euro al mese allo Stato. Soldi avuti indebitamente? Neanche per sogno, soldi dovuti e attesi da almeno tre anni. Parliamo di quelle persone che guadagnano tra i 1300 e i 1700 euro dopo almeno venti anni di anzianità. E che, nel 2013, pensavano di essere finalmente usciti dal tunnel del congelamento degli scatti di anzianità deciso nel 2010 dal governo Berlusconi. Nei due mesi tradizionali per gli insegnanti, aprile e settembre, i docenti interessati si sono visti così accreditare gli scatti dovuti e a cui erano stati costretti a rinunciare per tre anni.

Lo scorso settembre, però, il governo Letta ha deciso, con il Decreto 122, di prorogare il blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti. Nessuno, allora, ha pensato che tale misura potesse avere effetti sull’anno appena trascorso. E invece, lo scorso 27 dicembre, il Ministero dell’Economia e Finanze ha diramato una nota interna in cui precisa che l’applicazione della norma impone la restituzione degli aumenti già percepiti “con recupero a decorrere dalla mensilità di gennaio 2014 con rate mensili di € 150,00 lorde fino a concorrenza del debito”. Come spiega la Flc-Cgil, chi ha avuto scatti a gennaio 2013 e si è visto attribuire gli arretrati ad aprile, “dovrà restituire i soldi percepiti in più nell’anno 2013”. Chi invece ha avuto lo scatto da settembre 2013 dovrà restituire i soldi avuti in più da settembre ma si vedrà retrocesso come posizione e dovrà attendere settembre 2014 per rivedere lo scatto. Beffa doppia per chi aveva programmato il pensionamento da settembre 2014, cioè una volta maturato lo scatto. “Questi lavoratori – nota la Cgil – qualora rientrino nel secondo caso dovranno rimanere un altro anno per poter vantare, sia sul trattamento pensionistico che sulla buonuscita, lo scatto tanto agognato”. Alla protesta della Cgil si aggiunge quella dei Cobas che hanno indetto un presidio al ministero per venerdì 17 gennaio.

La situazione, dopo la protesta del Movimento 5 Stelle che, per primo, aveva denunciato questa misura con il parlamentare Luigi Gallo, si muove anche sul fronte politico. Il segretario Pd Matteo Renzi riprende il tema denunciato dai grillini (così avvenne, a dicembre, anche per il decreto Salva-Roma) e va all’attacco: “A me non interessa il rimpasto, ma se il ministero dell’Economia richiede indietro 150 euro agli insegnanti, io mi arrabbio. Non stiamo su “Scherzi a parte“, questo è il governo italiano. Non puoi dare dei soldi e poi chiederli indietro”. Poche ore prima, il responsabile Scuola del Pd, il renziano Davide Faraone, spiegava. “Il danno, cioè il taglio di quei fondi sacrosanti si somma adesso alla beffa: una volta percepite e spese queste somme i docenti le dovranno restituire. Siamo dunque all’assurdo”.

Ma è lo stesso ministro, Maria Grazia Carrozza, a ergersi a paladina dei docenti con una lettera inviata al ministro Saccomanni in cui chiede di sospendere la procedura di recupero degli “scatti” stipendiali per il 2013. Niente da fare. Il ministero dell’Economia e delle finanze replica con una nota: “Atto dovuto da parte della Pubblica amministrazione. Il Dpr n.122 entrato in vigore il 9 novembre ha esteso il blocco degli scatti a tutto il 2013 e dunque queste somme già erogate – per un vuoto legislativo durato alcuni mesi – vanno recuperate”. E la polemica interna all’esecutivo viene rilanciata così: “Se poi il ministro Carrozza – spiegano al ministero dell’Economia – all’interno del suo dicastero riesce a individuare economie, razionalizzazioni di spesa che consentono di recuperare una cifra sufficiente da utilizzare per il pagamento dello scatto in questione ovviamente questo si farà”. Già per il 2010 e il 2011 a viale Trastevere si é riusciti ad affrontare la questione in questo modo, dirottando cioè, per il pagamento degli scatti, somme risparmiate in altri capitoli di spesa.