I tempi stringono. Il 12 gennaio 2014 scadono i termini per la presentazione delle osservazioni al ministero dell’ambiente. A breve l’autostrada regionale Cispadana, un nastro d’asfalto che unirà Reggiolo a Ferrara tagliando in due l’Emilia, potrebbe davvero concretizzarsi. Per questo il comitato che da anni si batte contro l’infrastruttura di 67 chilometri, ha lanciato una petizione online sulla popolare piattaforma Change.org. La raccolta firme è indirizzata al presidente della regione Emilia Romagna Vasco Errani e al suo assessore alle infrastrutture, Alfredo Peri. L’appello per i due amministratori è a salvaguardare l’ambiente per prima cosa: “Questa nuova autostrada, che va da Rolo -Reggio Emilia a Ferrara, ma già si è progettata fino a Ravenna, transita in un territorio votato alla produzione agricola, in particolare al Parmigiano reggiano e al Grana padano”. Gli attivisti anti-cispadana temono che l’ennesima arteria autostradale di grandi dimensioni in Emilia comprometterà definitivamente gli ecosistemi e un patrimonio storico incalcolabile: “Il tratto da Rolo a Ferrara provocherà un consumo di suolo di circa 1500, 2000 ettari, oltre alla rovina eterna del parco regionale del Malaffitto, lascito di Matilde di Canossa”.

Ma non c’è solo la raccolta firme sul web. Mentre si avvicina la scadenza per presentare le osservazioni alla commissione di Valutazione di impatto ambientale (toccata da un’inchiesta giudiziaria nei mesi scorsi proprio in merito alla Cispadana, molti cittadini delle zone interessate stanno inondando di lettere il ministero dell’ambiente perché fermi l’opera. In alcune delle missive si fa riferimento proprio alla sismicità di tutta l’area, colpita duramente dai terremoti del maggio 2012. L’autostrada ricadrà infatti tutta nella zona a rischio sismico A, il più alto valutato a marzo 2013 da una commissione di esperti voluta dal governatore Errani in persona, nella sua qualità di commissario delegato per l’emergenza. Gli esperti classificano questa zona come un settore in cui è possibile l’esclusione di “reti viarie extraurbane non ricadenti in classe d’uso IV e ponti e reti ferroviarie la cui interruzione provochi situazioni di emergenza”. Quindi, secondo le osservazioni degli abitanti, visto che il progetto della strada è datato prima del terremoto, non avrebbe senso costruire ora.

Intanto, poco prima di Natale, è momentaneamente sfumato il colpo di mano tentato dal senatore modenese del Pd (partito che è sponsor politico della Cispadana), Stefano Vaccari. Il parlamentare aveva tentato di inserire un emendamento alla legge di stabilità che prevedeva l’accorpamento delle concessioni autostradali per l’attuale A22 Modena-Brennero, per la futura Cispadana, e per altre autostrade del cosiddetto corridoio del Brennero. Il giochino pensato da Vaccari era semplice: nel 2014 scade la concessione per la A22 alla società Autobrennero (partecipata da tutte le province attraversate, da Modena sino a Bolzano). E siccome a quel punto la concessione A22 sarà messa a bando europeo, Autobrennero stessa potrebbe perderla. A quel punto la società avrebbe ben poco interesse (e neppure i finanziamenti dalle banche), per continuare a impegnarsi nel progetto della Cispadana, di cui è concessionaria al 51% (il restante è di della cooperativa rossa Coopsette e della ditta Pizzarotti di Parma). L’accorpamento delle concessioni invece, come scritto esplicitamente nell’emendamento di Vaccari, consentirebbe il prolungamento delle scadenze a breve (come quella al 2014 dell’A22) fino al 2039, anno di fine concessione della Cispadana. Nonostante il Comitato No Cispadana denunci da parte di Vaccari il “tentativo di aggirare le norme europee sulla concorrenza” anche al fine di costruire la nuova autostrada, il senatore Pd non molla: “Nonostante il provvedimento sia stato ritirato, non sono venute meno le ragioni che erano alla base della proposta e, quindi, non desisteremo”.