Probabilmente l’avrete notato tutti. Quando aprite la vostra casella di posta elettronica al mattino la troverete invasa da messaggi pubblicitari. Dico al mattino perché la stragrande maggioranza dei messaggi parte in automatico di notte, ma anche di giorno non si va esenti. In questi mesi ho notato un aumento esponenziale, e sicuramente non si tratta di pubblicità autorizzata da me, direttamente o meno: si va da chi mi consiglia l’anima gemella, a chi mi vuole far fare un sacco di soldi, a chi mi vuol far dimagrire, a chi mi vuole iscrivere all’università. E tutto sommato va anche bene così, almeno dal punto di vista ambientale. Prima di internet leggevo di gente che riceveva fax mentre dormiva. Almeno c’è questo di positivo: risparmiamo sulla carta

La pubblicità pervade la rete: aprite un qualsiasi sito di una qualche importanza e lo troverete infarcito di pubblicità. Aprite una pagina, parte un jingle, od inizia il video con Banderas, o compare il faccione di Bisio, od il trailer dell’ultimo film in uscita, e talvolta non riuscite neppure a capire come si faccia a far cessare questo supplizio e ricorrete all’azzeramento del volume.

Il mercato della pubblicità ha avuto un peso di circa 500 miliardi di dollari nel 2012, nonostante la crisi, è cioè la seconda industria al mondo dopo quella delle armi, ben piazzata al primo posto con circa 1750 miliardi di dollari. Al primo posto la fabbrica della morte, al secondo posto la fabbrica del consumo. E non si vede davvero come limitarla. Senza la pubblicità molti siti, molti giornali chiuderebbero. Ergo, anche per far passare messaggi buoni, culturali, per far crescere la gente, devi, contemporaneamente, necessariamente, far passare il messaggio che occorre consumare. Di qua la notizia, a fianco il messaggio. Acquistare il nuovo biscotto, il pacchetto scontato per Ibiza, o trovare l’anima gemella. Tutto è un bene di consumo, in fondo. Esci fuori dalla pancia della mamma ed hai già il pannolino della primaria marca che ti aspetta; muori ed hai il funerale a prezzi scontati.

Negli Stati Uniti, all’avanguardia ovviamente anche in questo, la pubblicità è arrivata nelle scuole: palestre, piscine, materiali didattici, scuolabus dedicati a questa o quella marca, perché il mercato dei minori, si sa, tira molto. Mentre tra i maggiorenni, c’è anche chi, non sapendo come arrivare a fine mese, si fa tatuare una pubblicità ben visibile sul corpo. Si chiama skinvertising, e si può guadagnare anche mille euro per centimetro quadrato di pelle. Pensateci!

Potrei continuare, ma voglio finire qui. Questo post non vuole approdare da nessuna parte, prendetelo come uno sfogo, come un messaggio in una bottiglia.