Dicembre. Tempo di bilanci, regali e… detrazioni fiscali. L’ultima investe i libri. Perciò, per chi vuole, proviamo a stilare un elenco di 10 titoli sul design tra i più interessanti tra quelli pubblicati nel 2013 in Italia. Rimangono fuori, quindi, in questa sede gli italiani intelligenti pubblicati all’estero (come Francesco Franchi per Gestalten) e i bei libri grafici di design (come tanti editi nel 2013 in Italia e non).

Cominciamo dai grandi, o meglio da Quand’ero piccolissimo di Ettore Sottsass, edito da Henry Beyle, una piccola preziosa casa editrice che pubblica solo 375 copie di questo titolo nella collana Quaderni di prosa e di invenzione. Il testo del 1973 è un estratto da Scritti, pubblicato nel 2002 da Neri Pozza e qui isolato per la prima volta in una veste inedita. Un canto del “si può fare”, incredibilmente attuale e smitizzante.

Procedendo coi Maestri, edita questa volta da Corraini: Ricerca della comodità in una poltrona scomoda, cioè il fotoromanzo che Bruno Munari pubblicava sulla Domus del 1944 dedicato  all’arredare come ambientazione di mobili comuni. In altre parole, un saggio fatto e finito sulla funzionalità e un’insuperabile lezione di coerenza da una delle menti più estrose del design del ’900. Repetita iuvant?

A proposito di ‘900 (anche se non so se abbia i requisiti per ricadere nel 19% di detraibilità) quest’anno a un paio di amici addetti e non ai mestieri va il dvd/libro di Feltrinelli sugli Eames: architetti, pittori, designer, un film per tutti, protagonista appunto quella coppia con la missione di portare dettagli e bellezza in tutte le case.

E ancora: fresca di stampa l’Autobiografia grafica di Italo Lupi, una collezione di pagine capolavoro che raccontano per immagini anche una fetta importante della storia del design italiano, firmate da Lupi con la stessa sensibilità gentile e acuta che contraddistingue questo maestro ancora così operoso e operativo.

Altra deroga apparente ai libri sul design strettamente inteso è Le architetture resistenti che a sua volta è una deroga alla categoria di fumetti a cui appartiene per quell’editore impegnato e intelligente che è BeccoGiallo. Perché anziché condurre un’inchiesta sui casi viziosi, Luca Molinari e Raul Pantaleo di Tam Associati fanno percorrere alla loro Palomar contemporanea (e donna!) una gita tra gli esempi coraggiosi costruiti per resistere, o per lo meno, per invecchiare bene o, ancora, fare un buon fade off. E nel design?

E già che ci siamo con le eccezioni, un libro, anzi un autore di provenienza eterologa ma iper citato dalla comunità dei designer nell’ultimo anno o due, cioè Chris Andersen di Codalunga, che arriva nel 2013 in Rizzoli col nuovo, teutonico titolo Makers, da mettere sullo scaffale, con cautela, accanto a Sennett.

Tutto da leggere (con pochissime immagini) e da leggere tutto (perché se lo può permettere concentrato com’è in poche pagine chiare) è Design (niente meno), di Alberto Bassi, per la collana Farsi un’idea de Il Mulino. Uno dei pochi temerari che comincia dalla domanda “Che cos’è il design?” e rischia di finire dando addirittura una risposta…

Un’alternativa (o “alterazione”) per chi sposa invece la definizione di design=progettare (ben oltre la produzione materiale) prova a darla Stefano Mirti nella collana neo inaugurata da Postmedia Books, in cui il design diventa #design come strumento per affrontare in modo ambizioso, agile e ottimista il “Mondo Nuovo” della rivoluzione digitale e dei social media, reso qui analogicamente in sette densi sedicesimi.

Sempre nel segno del saggio, da ri-leggere e guardare, è il terzetto Branzi-Linke-Rabottini che firma il primo libercolo della nuova collana di Johan & Levi + Miart con il (anche graficamente) bel contributo: “Gli strumenti non esistono. La dimensione antropologica del design”, un dialogo appuntito tra domande dall’arte e affondi nel lato colto e filosofico del design.

E chiudo col botto, con Cosmologia portatile (Quodlibet), che in realtà è un bel tomo di quasi 300 pagine di “scritti, mappe, disegni, visioni” in cui Italo Rota saccheggia e restituisce frammenti
della sua sregolata biblioteca immaginaria e fisica e disegna un Atlante warburgiano, molto mentale, intimamente carnale. Da maneggiare con cautela e in questo caso, mai e poi mai, riciclare a casaccio.