Arrivati a Palermo per manifestare solidarietà nei confronti dei magistrati della Procura, non hanno incontrato nessuno dei pm che negli ultimi tempi sono stati destinatari di minacce. È lo spiacevole infortunio capitato alla delegazione del Csm che aveva annunciato in pompa magna la sua presenza nel capoluogo siciliano, proprio per incontrare le toghe palermitane in pericolo di vita. E invece Palazzo dei Marescialli non ha incontrato nessuno dei pm recentemente destinatari di pesanti minacce. Nessun incontro con Antonino Di Matteo, oggetto degli ordini di morte lanciati dal carcere direttamente da Totò Riina, ma nemmeno con Francesco Del Bene, Vittorio Teresi e Roberto Tartaglia, che con lui sono titolari dell’inchiesta sulla Trattativa Stato–mafia.

Il motivo? Semplicemente nessuno si è preso la briga di invitare quei magistrati all’incontro con i membri del Csm. “Siamo stati qui tutta la mattinata. Eravamo in attesa di un’eventuale convocazione d’incontro che però non c’è stata. Siamo amareggiati. Al di là dei formalismi un incontro ci sembrava nelle cose, seppur nessuno ci avesse informati” dice Tartaglia, destinatario negli scorsi mesi di un’inquietante intrusione in casa. “Se Di Matteo fosse stato qui sarei stato pronto a testimoniargli con un abbraccio la mia vicinanza, ma non lo vedo” ha stigmatizzato il vicepresidente del Csm Michele Vietti. “Non siamo noi gli organizzatori di quest’incontro” si è giustificato con i giornalisti.

Il mancato colloquio tra la delegazione del Csm e i magistrati che indagano sulla Trattativa, però, non è frutto soltanto di un deficit organizzativo. “Nella delibera del Csm non era previsto un incontro né qualcuno ha chiesto d’incontrarci. E non ne sono sorpreso” spiega Di Matteo. La visita del Csm a Palermo nasce infatti da due proposte presentate l’11 dicembre 2013 dai consiglieri del Csm Sciacca, Virga, Pepe e Racanelli, in cui si chiede al plenum di Palazzo dei Marescialli di “convocare una seduta plenaria urgente del Csm o, in alternativa, una seduta di commissione presso gli uffici giudiziari di Palermo, in segno di presenza solidale nei confronti dei magistrati oggetto di gravi e reiterate minacce”.

Nella delibera del 18 dicembre scorso, con cui Palazzo dei Marescialli autorizza la visita a Palermo, si parla, però, solo di un incontro con “i capi degli uffici giudiziari, il Presidente del locale consiglio dell’ordine nonché, successivamente, i rappresentanti locali dell’Associazione nazionale magistrati”. Nessun cenno a Di Matteo, Teresi, Tartaglia e Del Bene: che infatti non sono stati nemmeno invitati, nonostante l’incontro di oggi fosse stato presentato alla stampa come atto di solidarietà del Csm alla procura di Palermo. E negli stessi momenti in cui parecchi cittadini iniziano a sfilare in corteo vero il Palazzo di Giustizia, per testimoniare vicinanza ai magistrati minacciati, il pm Roberto Tartaglia commenta amaro l’infortunio del Csm: “Qualcuno ha parlato di solidarietà in contumacia: mi sembra una formula appropriata”.