Anche quest’anno, come ogni anno, la rivista Time, ha deciso, tenendo conto anche anche delle indicazioni dei lettori, chi è stato il personaggio più popolare dell’anno. E la scelta quest’anno è caduta su papa Francesco.

Nancy Gibbs, la direttrice della notissima rivista americana, spiega che essere il più “popolare” non significa essere il più importante, ma essere colui o colei che, in modo positivo o negativo, è stato più di tutti in cima all’attenzione dei media e della gente. Al secondo posto infatti (in termini molto negativi però) c’è Edward Snowden, considerato in America un grande traditore per aver svelato non pochi imbarazzanti segreti dell’amministrazione americana; terzo è Ted Cruz, il politico texano superconservatore diventato recentemente il beniamino dei Tea Party per aver fatto della lotta alla riforma sanitaria di Obama (cosiddetta “Obamacare”) il suo cavallo di battaglia (comunque perdente, nonostante i numerosi passi falsi della riforma stessa).

Ma è proprio la stessa Nancy Gibbs, che nella rivista dedica a Papa Francesco un servizio di ben 22 pagine, a fare il commento più incisivo.

Lei dice: “Stiamo vivendo un periodo di grande cambiamento e incertezze, persino coloro che avviano rivolte vengono a trovarsi spesso spiazzati. Ma a sorpresa una voce nuova si è levata con fermezza sopra tutte le altre per suggerire che “la cultura della temporarietà è la strada per la rovina”.

Il papa con questa semplice frase ha voluto certamente rievocare la vanità di altri periodi storici e culturali impostati sulla completa negazione del trascendente, già finiti nell’oblio. Rievocando il vuoto culturale della società moderna, che ha scelto di venerare solo il dio quattrino e di onorare soltanto chi dispone di largo benessere, ammonisce con fermezza sulla vanità di questi valori, non solo di fronte a Dio, ma anche di fronte all’armonia che solo una società civilmente organizzata e capace di riconoscere i meriti anche di chi non dispone di grandi ricchezze può avere.  

Poi la Gibbs cita le stesse parole del papa: “Senza rendercene conto, ci ritroviamo incapaci di provare compassione per i lamenti dei poveri; di soffrire per le altrui sofferenze; di sentire il bisogno di aiutarli. Per quanto tutto questo possa essere responsabilità d’altri, la cultura della prosperità ci ha resi sordi a tutto.           

Ecco le due parole chiave che spiegano l’unico ideale che guida il nostro tempo: la “temporarietà’” e la “prosperità”. Con la temporarietà il papa si riferisce evidentemente alla mancanza di fede, alla resa di chi crede che tutto finisca con la nostra morte corporale e perciò dedica tutto se stesso alla conquista della ricchezza immolando tutto e tutti al raggiungimento di questo traguardo. Questo, secondo il papa, è il pericolo più grave per l’uomo. E ci ammonisce che senza una fede capace di guidare la nostra vita secondo l’insegnamento cristiano, noi non smarriamo solo, individualmente, la pace del Signore, ma contribuiamo anche, tutti insieme, a costruire una società che si chiude nell’ego, e perde in questo modo ogni capacita’ di crescere secondo un ordine di convivenza umana, civile e sociale.

In meno di un anno il papa ha fatto qualcosa di assolutamente rimarchevole: ha risvegliato la coscienza di un miliardo e duecento milioni di cristiani per esortarli a non lasciarsi ancora una volta ingannare dall’idolatria del denaro. Ma lui non si è fermato ai moniti verbali, proprio come il santo di cui ha scelto il nome egli ha fatto della moderazione il suo stile di vita. Rifiuta i paramenti costosi, prega in ogni istante della giornata e, naturalmente, invita tutti i fedeli a pregare.

La sua popolarità è in continua crescita in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, dove i cattolici non sono maggioranza, c’è chi, come Jesse Jackson lo ha paragonato a Martin Luther King. Oppure c’è chi, al contrario, come Rush Limbaugh (un popolare conduttore televisivo iperconservatore) lo ha paragonato nientemeno che ad un seguace di Karl Marx.

Lui non bada a questi commenti, sa perfettamente quello che deve dire e quello che vuole fare, tuttavia alle critiche più severe talvolta risponde, e spesso riesce a spiazzare tutti semplicemente seguendo alla lettera il tracciato già segnato dal Cristo. Come quella volta che ha detto a chi gli rimproverava di essere troppo aperto alle altre religioni “Dio redime tutti, non solo i cattolici”.

Francesco ama tutti, ma il suo monito ai ricchi e a chi politicamente li favorisce, è poderoso: “Non è ammissibile un mondo dove il 50% della popolazione controlla solo l’1% della sua ricchezza”. Il capitalismo deve rivedere i suoi principi di libertà e aprire ad una distribuzione della ricchezza più equilibrata.

La Gibbs quindi motiva l’assegnazione del riconoscimento in questo modo: “Per aver portato il papato fuori dal palazzo e nella strada, per aver impegnato la più grande chiesa del mondo a confrontarsi con i suoi desideri più profondi e per aver saputo bilanciare il rigore con la misericordia, per queste ragioni papa Francesco è il personaggio dell’anno 2013”.

Francamente, benché la rivista Time abbia fatto un ritratto di papa Francesco tutt’altro che riduttivo, c’è molto di più. Francesco ha aperto una strada che in poco tempo sarà seguita da migliaia di seguaci e milioni di fedeli, una strada che, benché aperta nel segno della fede, non riguarderà solo la fede ma tutto un modo diverso di interpretare la distribuzione della ricchezza nella società civile globalizzata, non più affidata alla semplice carità, ma a concreti progetti di redistribuzione.