Tra i destinatari del messaggio di Matteo Renzi non c’era solo Beppe Grillo. C’erano soprattutto gli alleati di governo del Pd: Nuovo Centrodestra, ma anche Udc e popolari fuoriusciti da Scelta Civica. Tutti partiti che sono fondamentali per tenere in piedi l’esecutivo di Enrico Letta e che per giunta hanno ministri e sottosegretari. Ma la prima reazione di Angelino Alfano – che per tenere il governo in piedi ha fatto una scissione e un “parricidio” – è a metà tra quella della volpe con l’uva di Esopo e la sicumera di chi sa che senza gli ex berlusconiani tutto può finire domani.

“Noi non potevamo chiedere un discorso politicamente più vantaggioso per noi di quello che ha fatto Matteo Renzi“, dice il vicepresidente del Consiglio a In mezz’ora. Un discorso, aggiunge, “di sinistra sinistra”. E poi Alfano si aggiunge alla coda della cosiddetta “competizione virtuosa” dopo Grillo, Renzi e Letta: “L’unica cosa che doveva dire se voleva fare sul serio è che il finanziamento pubblico ai partiti va tagliato da domani mattina, non dal 2017. E’ l’unica cosa che non ha detto”. Sul fronte dell’immigrazione, Alfano ha invece fatto sapere che “non possiamo accogliere tutti” e “sullo ius soli si può lavorare, ma deve essere chiaro che non possiamo aprire la porta a tutti e lo ius soli deve essere strettamente collegato al ciclo scolastico”.

Ma l’altro tema che avrebbe l’effetto di un ordigno sulla scrivania del consiglio dei ministri è quello delle unioni civili. Maurizio Sacconi sui temi etici ha litigato furiosamente praticamente fino all’altroieri con gli ex amici della corrente laica del Pdl. Oggi Sacconi è capogruppo di Ncd al Senato: “Renzi non può chiedere che si collochino nel patto di coalizione per il 2014 provvedimenti legislativi eticamente sensibili e perciò divisivi”. Il presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione, sostiene invece che il segretario del Pd “dimentica che gli accordi si fanno tra parti che concordano, e sembra voler imporre un programma unilaterale al governo, inserendo in un eventuale patto tematiche delicate che esulano dai motivi per cui è nata questa maggioranza. Se intende aggredire i diritti della famiglia, certe cose con i nostri voti non passeranno mai”.

Mentre Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, dichiara: “Renzi cerca la crisi di governo, vedremo fino a che punto Alfano e Letta sono disposti a deglutire”. E aggiunge: “Con il Renzi vincitore, che si afferma a capo della sinistra, agitando temi propri di quell’area politica e culturale, è evidente che cambia natura e indirizzo il governo, tanto quello nato dalle larghe intese tanto quello rinato, con gli stessi ministri, ma con maggioranza ridotta, dopo l’uscita di Forza Italia e la rottura di Alfano. Ed è evidente che il segretario del Pd non solo non teme la crisi di governo, ma la cerca”.

Qualche dubbio viene espresso anche da Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare antimafia, secondo cui Renzi pone temi difficili per la maggioranza di governo. “Io sono d’accordo con l’abolizione della Bossi-Fini, sul mettere al primo posto il piano per il lavoro e sulle unioni civili”, afferma, ma “dico che porre oggi questi problemi come l’agenda del Pd a questo governo e questa maggioranza, può voler dire o chiedere al Pd di rinunciare a qualche risultato, o mettere a rischio la vita del governo”.

C’è infine chi a sorpresa fa i complimenti a Renzi per l’intervento. “Quello di Renzi è stato un buon discorso, la mia valutazione è positiva”, ha detto Massimo D’Alema, sottolineando che il nuovo segretario “ci ha presentato una piattaforma di lavoro aperta, uno sforzo decisamente positivo”.