La situazione degli abitanti della repubblica Centrafricana, teatro di un sanguinoso conflitto civile dal marzo scorso, è sempre più tragica. E a soffrirne maggiormente sono, come sempre, i bambini. Il recente dispiegamento di un contingente di 1600 soldati francesi, sotto l’egida dell’Onu, a sostegno di una forza di pace panafricana (Misca) formata da 3.600 soldati, ma destinata a salire a 6000, non è ancora riuscito a ristabilire l’ordine nel paese. Dove ha piovuto a dirotto per alcuni giorni, aggravando la condizione del mezzo milione di profughi interni ammassati in campi profughi senza alcuna struttura.

“Nella maggior parte dei campi, anche qui a Bangui (la capitale, ndr) non ci sono tende, né ripari, mancano completamente i servizi igienici, l’acqua è razionata e le scorte alimentari sono finite, molti bambini non mangiano da una settimana. Chiediamo alla comunità internazionale di mandare il più presto possibile viveri e tende sennò migliaia di persone moriranno”. La voce di Rosa Crestani, epidemiologa e coordinatrice dell’emergenza per Medici senza frontiere (Msf) Italia che, assieme a Emergency, è una delle Ong italiane presenti sul campo per curare i feriti, arriva a scatti. Le comunicazioni fino a ieri, quando nelle strade infuriavano senza sosta gli scontri tra le milizie cristiane e islamiche – la religione ancora una volta è un pretesto per conquistare il potere nello stato africano ricco di metalli e pietre preziose, senza una vera guida dopo il golpe di otto mesi fa- erano ancora più a singhiozzo.

Oggi c’è una relativa calma qui nella capitale ma non è detto che tra poco non riprenderanno le sparatorie. L’arrivo di nuovi feriti nel nostro dipartimento all’interno di un ospedale pubblico, rappresenta un problema enorme visto che abbiamo pochi posti e nelle nostre cliniche mobili, dentro i campi, non possiamo operare. Ma la cosa più grave è che la maggior parte dei nosocomi sono chiusi perché sono stati saccheggiati e ci sono stati episodi di violenza. I guerriglieri sono entrati e hanno prelevato dei pazienti, uccidendoli appena usciti”, spiega Crestani, da due mesi nella repubblica Centrafricana.

Anche Massimo Malandra, logista di Emergency, è lì da due mesi. L’Ong, fondata da Gino Strada, ha un piccolo ospedale pediatrico a Bangui. “Lo staff chirurgico invece opera all’interno di uno degli ospedali pediatrici superstiti. Ci stiamo anche coordinando con Msf. Quando da loro arrivano bambini feriti o malati sotto i quattordici anni, li mandano da noi e noi mandiamo da loro gli adulti. Ora abbiamo in tutto 30 bambini. Tra i 13 ricoverati nel padiglione operatorio, alcuni presentano ferite alla testa e agli arti causati da colpi di machete. I degenti del nostro ospedle invece hanno probemi di disidratazione, malnutrizione e diarrea dovuta alla malaria e alle condizioni igieniche disastrose in cui stanno vivendo da mesi”, conclude il logista, esperto di Africa.

Negli ultimi due giorni di scontri corpo a corpo sono morte 400 persone e due soldati francesi. In tutto sono 1 milione e 300 mila le persone che hanno bisogno di aiuti alimentari d’urgenza, ha denunciato la Fao, mentre l’Unicef stima intorno ai 500 mila il numero di sfollati. Nell’indifferenza del mondo.

Il Fatto Quotidiano, 12 dicembre 2013