Stando al Viceministro dell’Economia Fassina, il Governo avrebbe deciso di stanziare risorse “cospicue” per i lavoratori esodati che, altrimenti, nel 2014 “rimarrebbero senza nulla”.

La notizia è ottima, anche se il termine “cospicue” è relativo e soggettivo e quindi, al fine di comprendere se Fassina, il Governo e gli esodati diano alla parola lo stesso significato bisognerà attendere dei dettagli più precisi.

Personalmente non sono troppo ottimista, stante che questo Governo, come il precedente, in materia di pensioni è “arraffone” (con la “a” e non con la “u”, non è un refuso), cioè si appropria di quel che ha bisogno senza sentirsi in dovere di dare spiegazioni che non cozzino col buon senso, con la giurisprudenza, con la razionalità (merce rara in politica) e con l’equità che è sulla bocca di tutti, ma negli atti di quasi nessuno.

Immagino anche che ciò che gli esodati vorrebbero sentirsi dire non è che ci saranno risorse “cospicue”, ma piuttosto che “è stato (passato e non futuro) definitivamente e integralmente risolto il problema causato dalla riforma Fornero, garantendo, a tutti coloro che si trovavano senza lavoro al momento della infausta riforma, la possibilità di accedere alla pensione, quando che sia la maturazione dei requisiti, con le vecchie regole.

A ogni buon conto, vedremo quanto le risorse saranno “cospicue”, ma soprattutto se saranno sufficienti allo scopo di cui sopra; ammesso che lo siano e che i dubbi siano ingiustificati, vi è però un altro punto assai disdicevole ed è il come le risorse verranno trovate. Infatti, nell’oceano delle spese statali non si trovano mai, apparentemente, zone di significativa riduzione di spesa parassitaria o inutile da cui si possa attingere per finanziare le cose importanti o, come nel caso presente, vitali; fatalmente si finisce sempre per attingere dalle pensioni e neppure in questo caso si fa eccezione.

In attesa, infatti, di vedere ridotti i costi della politica (e chi ci crede più) oppure di veder scomparire le province (beninteso, non semplicemente trasferendone i costi ad altre strutture del mastodontico apparato statale) oppure di vedere sospese le pensioni di invalidità fasulle (nessuno nel mondo ha una popolazione statisticamente così invalida) i governi che si succedono adoperano regolarmente il bancomat della previdenza. Stavolta, con operazione cinica, in odore di incostituzionalità grave, senza utilizzare un criterio finalmente previdenziale e utilizzando comunicazione propagandistica, è stata abbinata una operazione di mera e giusta riparazione a un prelievo a partire da pensioni di importi già esigui (con la deindicizzazione) e al calpestamento consapevole dei principi previdenziali (con il prelievo di solidarietà non tarato sulla contribuzione); il tutto allo scopo di far digerire un’operazione di cassa finalizzata a immettere risorse nella generica macchina statale che continua imperterrita a dilapidare ed elargire privilegi (mirati ad alcuni) implicando con un’audace acrobazia dialettica non supportata contabilmente che il “maltolto” fosse l’unica possibilità per finanziare la soluzione del problema esodati e dell’abbozzo di reddito di cittadinanza; una tecnica del genere si chiama: “mettere gli uni contro gli altri” o anche: scatenare una guerra tra poveri.

La faccia tosta questa volta è arrivata al limite difficilmente superabile di giustificare deindicizzazioni e prelievi di solidarietà riservati unicamente ai pensionati nell’ambito del sistema previdenziale, allo scopo maldestro di mettersi al riparo dalla Corte Costituzionale; il messaggio (che i politici sono anche riusciti a esprimere rimanendo seri) è stato: preleviamo solo dai pensionati e non anche dagli altri redditi perché vogliamo riequilibrare i premianti sistemi retributivi con un criterio di equità contributiva; pregevole a parole ma completamente disatteso nei fatti, stante che la verifica dei contributi (che l’Inps potrebbe fare in batter di ciglia) non passa neppure per l’anticamera del cervello di ministri, viceministri, sottosegretari e chi più ne ha più ne metta.

Insomma, dissipato il polverone delle solite esternazioni populistiche, resta nuda l’operazione sottrattiva, a carattere essenzialmente fiscale, mirata ai soli pensionati; con tutto il rispetto: maleodora.

Beninteso, credo che tutti i pensionati siano disposti a fare i sacrifici necessari (purché sostenibili) per risolvere (ma davvero) il problema esodati che grida vendetta; certo che il farlo mentre altri e maggiori redditi (anche semplicemente da pensioni non Inps) se ne stanno indisturbati e, peggio, mentre restano indisturbate le sacche di assistenza indebita la malagestione e la pingue burocrazia, costa parecchio, anzi, fa decisamente rabbia.

Pertanto, ben venga la soluzione del problema esodati, purché sia esaustiva e non “cospicua”, ma restano intatti lo sconcerto e la nausea per la visione pensioni=carta creditore (almeno, alcune di esse) e per la comunicazione fuorviante e tendenziosa.