Alla condizione di precarietà lavorativa si aggiunge quella di vita. Sono le maestre incaricate che ogni mattina si spostano da Napoli a Roma per insegnare nelle scuole della Capitale. Partenza intorno alle 5, sveglia alle 3,30. “Io da dodici anni – racconta una maestra – viaggio in condizioni disumane: sempre in piedi, perché i treni sono affollati. Sono anni che chiediamo più vagoni, ma nessuno ci ascolta. E, ora, con il nuovo orario andrà ancora peggio”. Da lunedì 16 dicembre, infatti, alcune fermate intermedie saranno cancellate e, ulteriore disagio, al ritorno alcuni treni cambieranno l’orario di partenza. Il treno regionale delle ore 5,15 (il 2416) non fermerà più a Casoria, Sant’Antimo e Falciano. Poi c’è il problema del ritorno da Roma verso Napoli. “Con la rimodulazione degli orari – racconta un’altra maestra – arriveremo più tardi a casa. Il nuovo treno delle ore 16,36, ad esempio, per noi è impossibile da prendere. Dobbiamo aspettare fino alle ore 18,36. Per quante di noi – sottolinea – faranno il turno di pomeriggio, dovremo aspettare due ore a Roma senza avere soluzioni. Altro tempo che sarà tolto alla nostra vita, ai nostri cari. Non ce la facciamo più”. E lanciano un appello. “Il presidente della Campania, Stefano Caldoro – chiedono le pendolari – venga a farsi un viaggio con noi come ha fatto il suo omologo toscano, Enrico Rossi”. Per le maestre l’unico pensiero è al nuovo orario che scatta da lunedì, tanto che contro questa decisione per protesta, questa mattina, hanno occupato i binari bloccando la circolazione per qualche ora. “Abbiamo incontrato un funzionario di Trenitalia Campania – conclude un altro insegnante – che ha promesso un intervento correttivo sugli orari e sulle fermate cancellate entro 40 giorni. Speriamo e continuiamo la nostra lotta di civiltà. Noi restiamo sui regionali. Per noi l’alta velocità non solo non è pratica, perché parte da Napoli, ma è cara e non adatta allo stipendio di insegnanti precari”  di Nello Trocchia