Prima criticava le sue teorie, ora si trova al suo fianco. Filippo Taddei, scelto dal neo segretario del Pd Matteo Renzi come responsabile economico del partito, non è sempre stato d’accordo con il programma del sindaco di Firenze. L’economista, che non ha mai nascosto l’apprezzamento per Pippo Civati, in un articolo dal titolo “Cosa manca alla Matteonomics per far ripartire l’Italia” pubblicato a luglio su Linkiesta ha dichiarato chiaramente che Yoram Gutgeld – consigliere economico di Renzi – “offre buone proposte, ma mancano idee condivisibili su riforma fiscale e mercato del lavoro”.

“Accanto ad alcune ottime proposte che si basano sull’esperienza manageriale del proponente e che discendono da una impostazione analitica fondamentalmente corretta, ci sono invece due aspetti cruciali e difficilmente convincenti”, scriveva Taddei. “Il primo è un’idea piuttosto discutibile di riforma fiscale che sottovaluta gli incentivi individuali e, in particolare, offre un’idea molto rischiosa del finanziamento della riduzione dell’imposta sul reddito; il secondo è l’assenza del desiderio di prendere di petto l’estrema dualità del nostro mercato del lavoro con un’idea di riforma che favorisca la stabilizzazione lavorativa”.

L’economista, che insegna alla School of Advanced International Studies (SAIS) – The Johns Hopkins University, si occupa principalmente della relazione tra il mercato del credito e l’economia reale. Nel 2012-13 ha ricevuto la Lamfalussy Fellowship dalla Banca centrale europea.