Quattro colpi di Stato che hanno cambiato l’Italia. Silvio Berlusconi dall’auditorium della Conciliazione a Roma lancia un allarme per la situazione dell’Italia: “Non ci sono stati i carri armati in piazza e nelle strade, ma negli ultimi vent’anni ci sono stati quattro colpi di Stato nel nostro Paese. Ancora oggi siamo in una situazione di pericolo”. Nel giorno delle primarie del Partito democratico, il Cavaliere lancia gli “oltre mille” club di Forza Silvio all’auditorium della Conciliazione a Roma. Appena salito sul palco è stato accolto da standing ovation e cori da stadio, tra lo sventolio di bandiere di Forza Italia. “Sono passati vent’anni, grazie per essere qui”, esordisce subito dopo l’inno di Mameli. Cita Gianfranco Fini, che considera un “traditore” e la platea, che definisce “rozza ma efficace”, lo fischia. Stessa reazione anche al nome di Angelino Alfano, ex delfino e ora leader del Nuovo Centro Destra. Nel suo discorso accenna anche ai “responsabili” come Antonio Razzi o Domenico Scilipoti che, invece, descrive come “persone che non si trovavano bene dall’altra parte”. Bordate di fischi anche quando nomina il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, scomparso nel 2012. Poi passa a fatti più recenti e definisce “colpo di Stato” il voto del Senato per la sua decadenza e l’insediamento di Monti a novembre 2011. “Fui costretto a dare le dimissioni e si installò un governo completamente oscuro agli elettori: se questo non è un colpo di stato ditemi come si può chiamare”. Non va meglio con l’esecutivo guidato da Enrico Letta che “non ha rispettato i tre patti: nessun aumento dell’Iva, nessuna tassa Imu sulla casa perché per noi è sacra e volevamo un cambiamento forte nel modo di operare di Equitalia. Questo governo – prosegue – è naufragato su queste promesse”.

La fine del Pdl – Il ritorno ai club è dovuto dal successo che ebbero nel ’94, quando portarono Forza Italia a una “gloriosa vittoria”.”Dentro il nostro movimento – spiega – abbiamo preso atto che non avremo potuto fare molto pensando di inserire i nostri missionari della libertà, i nuovi apporti, dentro lo schema del partito e allora abbiamo ritenuto che davvero dovessimo come nel ’94 rivolgerci alla gente ai giovani e dare vita ancora una volta ai club di Fi”. Poi giustifica il passaggio dal Pdl a Forza Italia e accusa gli ex compagni di partito: “Avevamo sperato di poter riunire in un unico soggetto politico tutte le forze del centrodestra. Erano 21 i partiti e partitini che si erano uniti e per questo avevamo parlato di Popolo della libertà. Poi, a poco a poco, qualcuno ha tradito, qualcuno se ne è andato via. Quando ho visto che il Popolo della libertà si reggeva principalmente su Forza Italia, ho preso la decisione e ho detto ‘è il momento di tornare a Forza Italia”. In più, “la sigla Pdl non comunicava più niente, al Sud era diventata addirittura la Pdl”. 

Nuove elezioni a maggio – L’ex premier guarda al futuro e punta all’election day in primavera con elezioni politiche ed europee. “A fine maggio avremmo la prova del voto per l’Europa, importante perché chi manderemo in Europa dovrà essere capace di resistere alle voglie di dominanza di certi Paesi, e io mi auguro che ci sia anche la possibilità, visto il colpo di Stato, di ritornare dal popolo, dagli elettori per dare al nostro Paese un governo in grado di governare”. Ribadisce la bocciatura al governo Letta che è “superato, non piace ai sindacati, agli imprenditori, non ha combinato nulla e quindi credo che sarebbe opportuno mettere un nuovo governo, anche con Sel e M5S, per dare vita a una legge elettorale per un esito di elezioni che rispecchi il bipolarismo”.

Dà anche una lezione su come impostare la campagna elettorale e si rivolge direttamente ai club. “Abbiamo sei mesi di tempo per poter contattare 27 milioni di italiani. Sembra una pazzia io penso che ce la possiamo fare. Lo facciamo attraverso le sentinelle del voto, i volontari azzurri, poi decidiamo come chiamarli, la nostra missione di libertà consiste in questo”. Per raggiungere l’obiettivo suggerisce di mettere “in campo 5 sentinelle o volontari azzurri, abbiamo 150 persone a testa da contattare. Se ne mettiamo 10, ne abbiamo la metà. Non sono cifre inadeguate. In sei mesi noi dobbiamo riuscire a contattare 27 milioni di elettori”. Il coordinatore dei club Marcello Fiori, però, contraddice soddisfatto il numero dei “mille” club: “Presidente, i club sono 3.386”. 

Attacchi alla magistratura – Berlusconi ritiene che l’Italia sia in un regime (“Ancora oggi siamo in pericolo, siamo in un regime, non si sono visti nelle strade militari e carri armati ma egualmente ci soni stati quattro colpi di stato dal 92-93 ad oggi”) e, come sempre, attacca la magistratura a partire dai tempi di Tangentopoli. “Nel 92-93 la democrazia fu sospesa. Nel 1964 una corrente di sinistra diede vita a Magistratura Democratica che poi si divise nel ’68 e una parte si unì alle forze extraparlamentari tanto che l’Unità nel ’78 li accusò di essere andati oltre. Questa magistratura fu istruita da Gramsci“. E ricorda il suo personale “calvario”: “Abbiamo dovuto avere tanta forza morale, tanto coraggio, perché già dal ’94, dopo due mesi” dalla discesa in campo, “arrestarono mio fratello Paolo e poi, attraverso la prima pagina del Corsera, mi mandarono un avviso di garanzia . E il presidente Scalfaro chiamò a sé Bossi e gli disse ‘Berlusconi è caduto nel baratro se non lo lasci subito cadrai anche tu’. L’alleanza allora si sciolse e cadde il mio governo. Come lo chiamate voi un fatto del genere, visto che poi io fui assolto fino al terzo grado? Un colpo di Stato“.

Per il Cavaliere i magistrati “sono incontrollabili e irresponsabili nemmeno di ciò che commettono per colpe gravi e dolo e si giudicano tra di loro”. Inoltre, aggiunge, “ogni magistrato deve avere Magistratura democratica d’accordo per il suo avanzamento e allora si è creato un fatto molto pericoloso perché questa magistratura, fatta da funzionari che non sono stati eletti dal popolo, che sono impiegati come quelli delle Poste e del catasto, si è trasformato da ordine dello Stato in un contropotere dello Stato, ma il contropotere più forte di tutto il nostro assetto istituzionale, che tiene sotto di sé il potere esecutivo e il potere legislativo”. Magistratura ingiusta anche nel caso del processo Mediaset. “C’è stato un progetto studiato e realizzato scientificamente da parte di certi pm e del Pd ed è stato nel cambiare strategia sui miei processi. La strategia divenne quella di aggiungere Pm di sinistra già nei collegi occupati dalla sinistra quindi 3 su tre giudici di sinistra”, dice. Quanto alle vicende giudiziarie legate alle ‘cene eleganti’ conclude: “Vi ricordate il bunga bunga? Fui accusato, e la cosa è ancora lì che continua, di cose efferate, incredibile, che ho giurato su quello che amo di più, che non sono vere: 52 testimoni contro 6″.