I dati Istat sul terzo trimestre confermano il dato drammatico che si sapeva (altro che chi parla di una ripresa in vista): la disoccupazione continua a correre, in particolare quella giovanile, che tocca la cifra astronomica del 41,2%. Cioè, quasi un giovane su due non trova lavoro. C’è però un dato interessante, e simmetrico, che apparentemente non c’entra niente; e invece. Sono salite del 40% le immatricolazioni nelle facoltà di Agraria, contro il calo del 12% delle iscrizioni universitarie in generale.

Cosa significa questo? Che siamo diventati tutti un paese di contadini? Non tanto: piuttosto, che di fronte all’evaporare di interi distretti industriali e di segmenti produttivi, l’agricoltura tiene. Lo dimostra anche il fatto che a fronte di un calo del 2,3% dell’occupazione giovanile rispetto all’anno scorso, quella in agricoltura rimane invariata (-0,1%) a livello nazionale, e registra addirittura una robusta crescita nel nord del paese (+5,6%).

L’agricoltura si dimostra ancora una volta, insomma, un settore anticiclico, capace di garantire un futuro anche a chi in questo momento non saprebbe che fare: secondo i dati Almalaurea, infatti, un agronomo su due trova un lavoro entro un anno dal conseguimento del titolo, e quasi uno su tre con contratto stabile in azienda. Da notare anche che come abbiamo scritto diverse volte su L’Arancia, l’agricoltore di oggi non ha niente a che vedere con quello del passato: spesso ha meno di 40 anni, è laureato e in molti casi è donna.

Insomma, di fronte a una crisi che non smette di spaventare, l’opzione di “scendere in campo” potrebbe rivelarsi quella giusta. Soprattutto per i giovani.