“Attenzione, non affrettiamoci a etichettarlo. Non ha detto di essere gay, non ha detto di aver fatto coming out, non ha nemmeno detto di essere bisessuale”. La nota editorialista del Guardian Nichi Hodgson riassume così il parere di una parte del mondo Lgbt britannico che ha accolto con favore, ma anche con qualche scrupolo, la rivelazione del tuffatore e campione olimpico Tom Daley, 19 anni, che, come noto, ha rilasciato un video su YouTube parlando di sé e dell’ultimo periodo trascorso. “Sto frequentando un uomo e non sono mai stato più felice”, ha detto Daley, rimbalzando in pochi minuti sulle prime pagine dei quotidiani online di mezzo mondo. I quali, chiaramente, hanno subito affibbiato allo sportivo l’etichetta di “gay” o “bisessuale”, a seconda delle interpretazioni. Ma ora, etichette a parte, anche il mondo dello sport si interroga se veramente la mossa del tuffatore sia stata oppure no una piccola rivoluzione in grado di muovere le coscienze e la consapevolezza di tutti quegli atleti che vivono “in the closet”, come si dice in ambito anglosassone, cioè “chiusi nell’armadio”. 

Non tutti, inoltre, anche fra gli sportivi apertamente gay, hanno accolto con troppo favore la notizia. Il giocatore di basket John Amaechi, per esempio, britannico e il primo giocatore della Nba a rivelare di essere omosessuale, ha avvertito Daley: “Attenzione, il mondo dello sport è un mondo ‘dickensiano’, governato da un gruppo di uomini spesso molto anziani e che hanno persino problemi con le donne e con gli atleti neri. Sicuramente avranno molti problemi anche con gli sportivi apertamente gay”. Così Amaechi ha anche detto che “il rischio è grande”, anche se, ha ammesso, “forse è stata cosa buona e giusta parlare adesso, non ha senso sprecare tutte quelle energie per nascondere la propria sessualità”.

Intanto, in queste ore, Twitter è letteralmente esplosa per gli attacchi omofobici a Daley. Una delle parole più utilizzate, in queste ultime ore, è “faggot” (“frocio”), e migliaia di tweet di fan sconcertati o di semplici troll vengono pubblicati ogni ora. “Non posso credere che Tom Daley sia gay. È assurdo, è sempre stato Adamo ed Eva, non Adamo e Steve”, uno dei commenti. “Abbiamo sempre saputo fosse frocio. Sai che rivelazione: come dire che il Papa è cattolico”, il contenuto di un altro tweet. Poco importa che negli ultimi anni anche altri sportivi abbiano rivelato la propria omosessualità o bisessualità, ogni volta che si tocca il mondo degli atleti – e anche in una disciplina, quella dei tuffi, considerata “gentile” – le reazioni sono spesso violente e virulente. Così successe per Gareth Thomas, rugbista ed ex capitano del Galles, che in un’intervista al Daily Mail, nel 2009, diventò un’icona del mondo gay ma anche oggetto del ridicolo in molti ambienti sportivi. E così è successo anche a Jason Collins, star dell’Nba, che poi non è riuscito a trovare una squadra dopo la sua rivelazione, avvenuta nell’aprile di quest’anno, ricevendo però il supporto e le congratulazioni di Barack Obama.

Rimane ora da capire che cosa succederà a Daley dopo la sua rivelazione della sua grande storia d’amore. La sua carriera olimpica difficilmente verrà interrotta, ma soprattutto per la sua giovane età e per le sue grandi capacità atletiche, dimostrate già a Pechino nel 2008, quando aveva 14 anni. Forse però a dare la chiave di lettura è Matthew Told, direttore di Attitude, magazine per uomini gay, che all’Independent ha detto: “La maggior parte della gente ora lo apprezzerà per la sua onestà. Però va anche detto che ora, fra le giovani generazioni, l’essere gay o bisessuale è sempre meno un argomento di cui parlare. Forse molti diranno ‘Oh, è gay? Interessante’. E passeranno subito a fare altro e a pensare ad altro”.