Prosegue il lavoro della magistratura per accertare le responsabilità del rogo avvenuto domenica scorsa nella ditta “Teresa moda”, costato la vita a sette lavoratori cinesi. La procura di Prato ha iscritto al regsitro degli indagati quattro persone, tutte di nazionalità cinese: la titolare dell’azienda, ufficialmente residente a Roma, e tre gestori di fatto della ditta di pronto moda andata a fuoco. I quattro sono stati individuati, ma non ancora rintracciati. I reati contestati sono omicidio plurimo colposo, disastro colposo, omissione di norme di sicurezza, sfruttamento di mano d’opera clandestina. Non è escluso il coinvolgimento anche di cittadini italiani. Sulla vicenda, ha riferito in Parlamento il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, che ha parlato di una “condizione di insostenibile e illegale sfruttamento” e chiede più risorse per le ispezioni di controllo. Intanto, sono in leggero miglioramento le condizioni dei due operai intossicati nell’incendio.

Dato un nome alla titolare e ai gestori del capannone, prosegue il lavoro degli investigatori per identificare le cinque vittime ancora ignote. Alcuni connazionali si sono presentati dichiarando di conoscere qualcuno dei lavoratori della ditta. Gli inquirenti avrebbero ascoltato le testimonianze di due dei quattro sopravvissuti all’incendio, probabilmente le due donne, una dimessa già domenica e un’altra lavorante dimessa.

I due uomini, invece, sono ancora ricoverati in rianimazione all’ospedale Nuovo di Prato: sono in condizioni stabili, in leggero miglioramento. Lo rende noto la Asl della città. I due sono arrivati all’ospedale con un’intossicazione da monossido (senza alcuna ustione) di gravità tale da creare un “appesantimento” delle funzioni respiratorie. Uno dei due uomini è in “significativo miglioramento”, non è più intubato e respira autonomamente. L’altro è ancora intubato ma sta migliorando. E’ stata invece dimessa la moglie di uno dei due uomini, fa sapere ancora la Asl, che presentava problemi respiratori.

Intanto, il ministro del Lavoro ha riferito alla Camera sulla vicenda del rogo di Prato. “C’è una condizione di insostenibile e illegale sfruttamento“, ha spiegato Enrico Giovannini. “Questa tragedia ha sacrificato vita di sette innocenti in un luogo di lavoro. Cose del genere non possono accadere in un Paese che tutela il lavoro e sono ulteriore dimostrazione di quali possano essere le conseguenze di condotte volte a negare tutele legali ai lavoratori”. Il ministro ha poi precisato che nell’arco dello scorso anno ci sono stati in totale 1.571 controlli nella provincia di Prato, ma non basta. “Le risorse per le ispezioni sono insufficienti”, ha aggiunto Giovannini. “In tempi pur difficili per la finanza pubblica non può arrestarsi il contrasto al lavoro irregolare e auspico già nella Legge di stabilità un aumento delle risorse”.