“Se alle prossime elezioni europee prendiamo meno del 25% io sarò deluso”. La prima sfida del V Day 2013 a Genova, la lancia il deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista, parlando da un megafono ai piedi del palco. Davanti una piazza che spera di vedersi riempire e intorno gli elettori con la spilletta, attivisti che hanno scelto di passare la domenica al freddo per ritrovarsi per quella che chiamano “una battaglia”. Era il 2007, Bologna, Grillo sul palco per il primo Vaffanculo Day. Sei anni dopo la parolaccia si pronuncia sottovoce e c’è da rendere conto di nove mesi di attività politica. Così i parlamentari, invitati a partecipare dal leader all’evento, ma non a salire sul palco, si sono autorganizzati: gazebo e megafono per incontrare gli elettori. Perché se nel 2007 e nel 2008, in occasione dei primi V Day c’era solo da schierarsi contro qualcosa, adesso c’è da dare spiegazioni. “Giriamo senza scorta”, commenta Di Battista, “le persone ci abbracciano. Ci ringraziano. Dicono che è la prima volta che sono orgogliosi di quello che hanno votato. L’avete mai vista una cosa del genere?”. Le persone, gli elettori, parlano di festa e poi azzardano qualche richiesta. Perché non fate di più? Perché non ci ascoltate? Ma poi comincia la musica e non vale la pena, nella domenica di festa stare a preoccuparsi con i “dettagli”.

Si presentano ai piedi dell’Arco di Piazza della Vittoria a Genova. E ci sono, non tutti, ma quasi. Luis Alberto Orellana, tra i più critici, quello che Grillo osò chiamare “Scilipoti” sul blog, arriva per ultimo. Ma c’è. “Come avrei potuto mancare? Ci sono alti e bassi ma questa è la mia casa, la mia storia. Il Movimento è nato per questo. Io sono nato tra loro. Siamo qui per rinfrancare gli animi. Abbiamo tanti appuntamenti che ci aspettano, dalle elezioni Europee alle amministrative. Appuntamenti da non perdere”.

Il voto per le Europee è uno dei temi più caldi. Dal palco Grillo e Casaleggio dovranno chiarire le prossime strategie, almeno secondo i programmi. Mentre nel frattempo i parlamentari si dicono fiduciosi. “Io se prendiamo meno del 25% sarò deluso”, continua Di Battista, “c’è sicuramente da lavorare tanto. Ma io lo so che ce la faremo. All’inizio abbiamo sbagliato un po’. Abbiamo sbagliato la comunicazione, come arrivare alle persone. Ma guardate che risultati. Berlusconi se ne è andato grazie a noi”. Le persone li seguono a capannello, cercano di avvicinarsi. Hanno le spillette del Movimento, le bandiere e le cuffie. Fa freddo come nemmeno a Trieste in giorno di bora. “E’ la piazza più fredda di Genova”, commenta chi di lì ci passa tutti i giorni.

Dal megafono, nell’agorà improvvisata tra la gente, parlano Federica Dieni, Massimo De Rosa, Roberto Cotti e Manlio Di Stefano, poi Giulia Sarti e Vito Crimi. Elencano le battaglie. Hanno un solo grande successo da presentare: “Senza la nostra proposta di voto palese in Senato”, dicono, “Berlusconi sarebbe stato salvato ancora una volta”. Chiude Vito Crimi: “Guardateci. Non siamo eterodiretti da Grillo come qualcuno vuole far pensare. Non lo siamo mai stati e abbiamo una lunga lista di cose da raccontarvi”.

Andrea Cioffi, il senatore “scomunicato” da Grillo per aver presentato un emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina, è in prima fila. “Ma quale scomunica”, dice. “Divergenza di vedute. Cose che capitano. Se gli elettori vogliono qualcosa di diverso, lo accetterò. Anche se a malincuore”. Quello che gli interessa oggi piuttosto, è parlare di altro. “Utopia. Siamo qui per riportare di moda quella parola che tutti hanno buttato nel cesso: utopia. Noi crediamo nel cambiamento. Non stiamo sprecando nessuna occasione. Chi verrà dopo di noi, potrà governare con le cose che abbiamo fatto. Stiamo cominciando a fargli vedere cos’è la politica pulita. E’ davvero un grandissimo risultato: lasciare in eredità ai nostri figli una politica più onesta”