Dopo il dietrofront del presidente ucraino Victor Yanukovic sulla firma dell’accordo di associazione con l’Ue, in Ucraina non ci sarà un’altra rivoluzione arancione. E’ quello che quasi all’unanimità sostengono gli esperti dalle pagine della stampa russa. Tutt’al più, l’ondata delle manifestazioni che hanno come fulcro la Piazza dell’Indipendenza a Kiev – nota come Maidan – è l’inizio della campagna elettorale in vista delle presidenziali ucraine previste per il 2015. “E’ soprattutto l’opposizione a beneficiare dalla decisione di Yanukovic di non firmare l’accordo con Bruxelles”, ne è convinto Fyodr Lukyanov, autorevole direttore della rivista Russia in global affairs. Lukyanov ipotizza che in questo modo l’opposizione potrà cavalcare lo slogan “Yanukovic ci ha rubato l’Europa” per poter accrescere il proprio consenso popolare. 

“Il fermento in piazza si manterrà ai massimi livelli fino al 15 dicembre, giorno in cui si terranno le elezioni parlamentari nei cinque collegi uninominali”, sostiene Vladimir Fesenko, politologo ucraino intervistato dal quotidiano russo d’affari Vedomosti. Spera di approfittarne il partito dell’opposizione Bat’kovshchina, il cui leader Yulia Timoshenko è in sciopero della fame da lunedì 25 novembre. Proprio la scarcerazione dell’ex premier, il principale rivale politico di Yanukovic, era una delle condizioni per la firma dell’accordo con l’Ue. Anche se secondo le indiscrezioni riportate dall’agenzia Ria, Bruxelles è pronta a rinunciare anche alla libertà dell’eroina arancione, pur di portare in porto l’accordo.

“Yanukovic stesso ha sottolineato che non ha rinunciato all’integrazione con l’Ue, questo vuol dire che non c’è contrapposizione di fondo tra il presidente ucraino e l’opposizione”, spiega a Ria Andrei Suzdaltsev, vicepreside del dipartimento dell’Economia e politica mondiale dell’Alta scuola di economia di Mosca. Stando così le cose, secondo l’esperto”, non ci sono presupposti né per la rivoluzione, ma nemmeno per le elezioni anticipate in Ucraina. “Non ci saranno cariche della polizia contro chi scende in piazza”. Ne è certo anche il politolo Fesenko citato da Vedomosti. Questo, secondo il suo punto di vista, perché l’Ucraina non vuole provocare l’irritazione di Bruxelles. La strategia di Yanukovic è quella di tenere i piedi su due staffe: da una parte senza troppo inimicarsi laUe, ma dall’altra senza aver il coraggio di rompere con la Russia. Ecco l’analisi della situazione ucraina che il principale quotidiano economico russo dà nel suo editoriale.

“La decisone di Yanukovic di frenare sulla firma dell’accordo di associazione con l’Ue è comprensibile, non è un kamikaze politico. D’altronde, da Bruxelles non si sono viste proposte concrete di aiuto economico, ma solo delle belle parole”, spiega ancora Fyodor Lukyanov nell’editoriale di Russia in global affairs. Lo stesso presidente ucraino ha detto che ora come ora non ha sentito parlare né di aiuti del Fondo monetario internazionali dell’Ucraina né di altri vantaggi per il suo Paese, così com’è l’accordo sembra piuttosto “un cappio al collo”. Secondo il giornalista Pyotr Vlasov, che interviene sul sito di uno dei principali quotidiani online russi, Gazeta.ru, neanche gli stessi manifestanti ben sanno che cosa prevede il testo dell’accordo con l’Ue. “A Maidan volano parole come “libertà”, “democrazia”, “abolizione del regime dei visti con l’Ue”, ironizza il giornalista, che dietro queste formule non vede nulla di concreto per l’Ucraina. 

“Faranno un po’ di casino e poi si dissolveranno”, lancia la provocazione parlando dei manifestanti Eduard Limonov, scrittore e il leader del Partito nazional-bolscevico russo. Dalle pagine del quotidiano Izvestiya, vicino al Cremlino, sostiene la tesi del complotto europeo, in particolare di Polonia e Svezia, “Paesi anticamente ostili alla Russia, ancora dai tempi della battaglia di Poltava (città in Ucraina dove i russi sconfissero gli invasori svedesi, ndr) del 1709”. Secondo Limonov, a scendere in piazza è soprattutto “la parte arretrata” dell’Ucraina, quella occidentale, che spera di guadagnare dall’integrazione con l’Ue, mentre quella orientale, è anticamente più vicina alla Russia e non ha nessun interesse economico nello sciogliere questo legame. Una voce fuori dal coro è quella di Mikhail Kasyanov, l’ex premier russo passato all’opposizione. Sul suo blog ospitato dal sito della radio Eco di Mosca sostiene: “L’integrazione con l’Ue è la strada naturale per l’Ucraina. E’ evidente che senza firmare l’accordo con Bruxelles Yanukovic non vincerà le elezioni presidenziali del 2015”.  

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