E servizi sociali siano per Silvio Berlusconi. Ma adesso il dilemma per colui che sognava una fine carriera da Presidente della Repubblica è se essere o meno scortato. E se sì, da quale scorta, la sua privata, o quella formata dalle forze dell’ordine? E’ attonito l’editorialista del Fatto Quotidiano Massimo Fini: “La scorta servirebbe per proteggere la incolumità di Berlusconi. Ma da cosa? E’ come se Vallanzasca, pericolo pubblico numero uno, fosse entrato in carcere scortato dai suoi”. Ma di che tipo saranno i servizi sociali? Presso un consultorio per ragazze madri o farà il badante di vecchiette? Comunque presentarsi in auto blu con la scorta di dieci uomini ai quali non intende rinunciare per questioni di sicurezza personale ci vuole proprio una bella faccia. Di plastica, come la sua.

Lupus in fabula. Tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete mai osato chiedere. E allora Marco Klinger, primario di Chirurgia Plastica alla Humanitas di Milano, allievo di Luigi Donati, inventore e guru della chirurgia ricostruttiva del Niguarda, si è sottoposto al bombardamento incrociato di domande, anche scomode, di Rodolfo Colarizi, giornalista scientifico. E’ nato così ‘600 domande di chirurgia plastica a Marco Klinger ‘(in libreria il 3 dicembre). Klinger non millanta apprendistati con Ivo Pitanguy ( così fan tutti, o quasi) che invece gli firma la prefazione del libro. La chirurgia plastica non è solo colpevole volti picassiani, di seni contro la forza di gravità e labbra a canotto, ma diventa un’arte quando ci si trova davanti a volti sfigurati da incidenti. L’altra faccia della medaglia: cosa rispondere invece a una figlia che dichiara: “A 18 anni mi rifaccio tutta nuova”. E cosa dire degli uomini sull’orlo di una crisi di mezz’età? Sono sempre in ritardo questi uomini. Quello che le donne fanno da tempo, loro lo fanno adesso. Si incremano, si depilano, si infrarossano, si ultraviolettano, si palestrano, si liposuzionano, si ciclettano. Non si fanno le labbra a salsicciotto, per ora.

Ogni volta che passo mi incaz.., quella voragine di Piazza Municipio è una ferita nel ventre molle di Napoli. Sono invitata da Marina Martino, una comunicatrice a tutto tondo, all’inaugurazione della Skyline Suite dell’hotel Romeo, il cinquestelle ricavato dagli ex uffici della Lauro. E’ già questa è una bella scommessa. Sembra di essere a Shanghai. Ma il contrasto è ancora più stridente, una vista che abbraccia il golfo di Napoli da un lato e un buco di macerie dall’altro. 170 metri quadrati di extra confort e design, pezzi unici di modernariato, opere d’arte, scrivania in ebano e pergamena anni ’30, sedie griffate Mario Botta e chaise longue di cuoio Hermès.

Dei tre minibar uno è esclusivamente dedicato al bio. Questa meraviglia è a fianco della piazza più bella di Napoli, all’ombra del medievalesco Maschio Angioino. Gli uffici del sindaco si affacciano proprio qui, su Piazza Municipio. Ma lui sta a guardare il baratro d’inefficienza. La voragine del malgoverno sta lì da tempo memorabile, 7, 8,10 anni, chi se lo ricorda più, ogni tanto il ritrovamento di qualche reperto archeologico blocca i lavori che finiranno nel 2014, no, anzi nel 2018, forse, chissà, anno più anno in meno, cosa cambia. Si tira a campa’. Se fossimo davvero a Shanghai i cinesi in sei mesi avrebbero aperto e chiuso il buco. In pochi anni hanno tirato su una città, tra le più cosmopolite del pianeta. Invece da noi nelle cose pubbliche l’importante è terminare il mandato, incassare gli emolumenti e il dritto alla pensione d’oro. Il problema lo risolverà chi viene dopo. Dopo, dopo. Che fretta c’è?

Twitter  @piromallo