Si può dire che Francesco Piccolo ha scritto un libro bellissimo e completamente sbagliato? Questa è l’impressione che mi ha suscitato Il desiderio di essere come Tutti. Finalmente uno scrittore che si misura coi problemi complessi della contemporaneità, e prova a starci dentro non solo descrivendoli ma assumendo una posizione e avendo il coraggio di mostrarla. E lo fa benissimo annodando la trama degli anni della sua formazione con i fatti che hanno segnato la vita pubblica del paese. Privato e pubblico insieme, un unico tratto di strada. Il rapporto sofferto col padre fascista, quello naturalmente “superficiale” con la madre, l’impossibile amore con Elena affondata nel suo ruolo di vestale della sinistra rivoluzionaria vanno di pari passo con il progressivo spostamento dell’asse della politica italiana che vede il maggiore partito della sinistra conquistare sempre più consensi. Fino ai tragici giorni del rapimento e della morte di Aldo Moro. Da quel momento la sinistra si rattrappisce in una diversità sterile, in una supposta superiorità che la porterà a sottovalutare Berlusconi e a non affrontare i veri problemi del paese.

Questo è l’assunto centrale del libro: il compromesso storico è visto da Piccolo come il principale fattore di modernizzazione del paese, fallito il quale, la sinistra si è persa, diventando addirittura reazionaria, un fattore di pura conservazione. “Noi” scrive Piccolo, riferendosi al popolo della sinistra, siamo diventati “puri e reazionari”, privilegiando i principi e trascurando la responsabilità che talvolta, per il bene comune, può contemplare anche il compromesso e la rinuncia. Ovvio il riferimento alla dannata scelta di Bertinotti che fa cadere il governo Prodi.

Forse le cose stanno in modo completamente opposto. Il compromesso storico non ha rappresentato un momento di rottura col passato ma anzi è figlio di una politica che nella gestione del potere vede il suo unico fine. Il Pci mirava a un accordo con la Dc, partito compromesso con la mafia, corrotto al suo interno, invischiato nelle strategie più schifose volte a destabilizzare il paese. E’ stato il compromesso storico che ha spinto la sinistra extraparlamentare verso il terrorismo perché chi vi si opponeva aveva preclusa qualsiasi agibilità politica.

Quindi non santifichiamo ciò che invece ha rappresentato l’inizio della crisi della sinistra che non ha fatto altro che cercare di andare al potere, non importa per quale politica, a Roma come in periferia. Altro che diversità e purezza: ma quando mai? Altro che principi. Già negli anni Ottanta la sinistra (non solo il Psi) si spartiva le tangenti con gli altri partiti. Quello che conta è il potere, null’altro. Il Pd ora e il Pci ieri, è sempre rimasto fedele alla sua storia, forse è l’unico tratto che ha conservato nel tempo. Capace di digerire qualsiasi compromesso, a partire da Togliatti, è il maggiore fattore di conservazione del paese.

Il Bertinotti di Piccolo è la sinistra dei salotti, rattrappita su se stessa, anch’essa diversamente reazionaria e conservatrice. Ma minoritaria. Stronzi, ladri, cattivi sono sempre gli altri così non vediamo, “noi” di sinistra, tutto il male, tutto il marcio che siamo. Meno male che nel libro (e nella vita) arriva Chesaràmai, la ragazza che finalmente all’autore rende digeribile Berlusconi e questi anni grazie a una rivalutazione della superficialità come condizione esistenziale e politica. Berlusconi passerà, come tutto. Ma cosa ci rimane?

L’assunto sbagliato del libro – la sinistra che segue solo principi etici e non si assume la responsabilità del potere (ma quando?) – rende dunque sfasata tutta la trattazione. Sebbene le conclusioni cui l’autore arriva siano del tutto condivisibili. Non si può essere contro la superficialità se questa consente di stare “sulle” cose e vederle meglio, la purezza non è solo una questione personale, so bene che l’ironia e soprattutto l’autoironia sono i migliori antidoti contro il potere fine a se stesso. Siamo d’accordo. Se tutto ciò però non ci fa dimenticare che le verità esistono e la stampa libera le deve testimoniare, a qualsiasi costo, in barba a qualsiasi calcolo di convenienza o opportunità.

L’informazione deve essere partigiana, sempre, non in relazione alle idee ma in relazione ai fatti. Questo la sinistra, al potere o all’opposizione, non lo ha mai accettato. La verità è sempre servita a qualcuno o a qualcosa. Da sola, anche se piccola, limitata, a pezzi, fa paura.