Si sono riorganizzati e per il secondo anno consecutivo gli insegnanti del liceo tecnologico Marconi di Latina tornano a casa di Cristian Canò, il diciannovenne di Cisterna agli arresti domiciliari per parricidio e fargli di nuovo lezione. Già lo scorso anno lo avevano fatto dando la possibilità al ragazzo di poter sostenere brillantemente la prova esame finale.

Tutto questo perché Cristian non può frequentare la scuola da quel maledetto giorno in cui volle incontrare il padre, che denunciato per stalking, viveva lontano da lui e dalla madre, a cui però, nonostante il divieto, continuava a riservare delle attenzioni non dovute con pedinamenti e botte. Cristian che desiderava una famiglia felice e unita, come scriveva sulla sua pagina Facebook, si vide così con quel padre violento, irascibile e aggressivo, ma con un accordo: date le divergenze non avrebbero dovuto parlare della madre. Il giorno era tiepido e le feste di Natale erano alle porte. Perché non arrivare fino al lido di Latina per una bella passeggiata? Lì però, tra le dune e con le onde che sbattevano sulla battigia, non ci volle molto a far saltare l’accordo. Una parola fuori posto e l’immediata difesa scatenarono l’irreparabile. E Cristian che ricevette uno schiaffo in pieno volto, rispose con tutta l’ira repressa a causa di quella infelicità imposta…raccattò un bastone da terra e picchiò..picchiò…picchiò. Poi fuggì, senza sapere….senza capire. Ma non voleva uccidere, anzi non pensava di averlo fatto, confessò più tardi ai carabinieri accompagnato dalla stessa madre a cui aveva raccontato tutto tornando a casa.  

A scuola, che qualcosa sapevano perché il ragazzo ogni tanto si assentava per assistere la madre in ospedale forse proprio a causa di quelle botte, non se la sono sentita di lasciarlo al suo destino e avuto il consenso dei giudici, hanno chiesto poi al Miur come poter continuare a fare lezione a Cristian.

“Era la prima volta che arriva una richiesta del genere. Mai era accaduto prima che degli insegnanti ci chiedessero come fare per prestare attività didattica a un ragazzo agli arresti domiciliari – ha confessato Speranzina Ferraro, dirigente del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e Coordinatore del tavolo Miur–Giustizia per la scuola in carcere – . Noi qui ci siamo dovuti impegnare per trovare tra le maglie della normativa la soluzione per organizzare e validare un insegnamento a domicilio che non rientra in nessuna delle casistiche fino ad ora considerate. Una richiesta nata dal basso, a cui occorreva comunque dare delle risposte adeguate”.

E qual è stata la risposta?

“Poiché tutto era nuovo, con i dirigenti e con gli insegnanti della scuola abbiamo messo a punto un piano e stilato un elenco delle procedure e degli step da seguire a livello amministrativo perché tutto rientrasse nella validità e nella legalità. E quindi: collegio dei docenti prima, consiglio di classe poi e quindi inserimento del progetto nel piano dell’offerta formativa (POF). Ma prioritario e determinante…l’adesione per iscritto di ogni docente ad accettare di fare lezione a Cristian a titolo gratuito. Per ultimo l’istituzione di un registro di classe solo per lui”.

Il modello Marconi-Latina dunque è ripartito. Cristian nella sua disgrazia personale può ritenersi davvero fortunato ad avere incontrato sulla sua strada degli insegnanti che non lo hanno lasciato solo…e che continuano e continueranno a seguirlo anche dopo. Lui lo ha capito, tanto che, terminati gli esami, ha ringraziato con un sms i suoi insegnanti, confessando di essere rimasto molto colpito da tanta disponibilità umana e professionale e soprattutto da tanto affetto e da tanto amore.

Certo se la scuola fosse sempre così, attenta e generosa, forse…