Finora sono gli unici ad aver chiesti le dimissioni del presidente della Regione Vasco Errani. Sono i radicali che sono arrivati da tutta l’Emilia Romagna per chiedere, megafono in mano, che il capo della giunta regionale da 15 anni faccia un passo indietro. Tra le contestazioni soprattutto lo scandalo delle “spese pazze” dei gruppi che sta sconvolgendo anche una delle Regioni considerate finora più virtuose. Una vera e propria “peste emiliano romagnola” la definiscono gli attivisti in sit-in. “Il mito, il paradiso dell’Emilia Romagna non c’è più. È comunque una regione dove governa e impera la partitocrazia” spiega Monica Mischiatti. “Il consiglio regionale aveva approvato nel marzo 2012 una legge che riguarda l’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati. Significa che sul sito dell’ente si dovrebbero trovare tutti i darti relativi alle spese dei gruppi e dei consiglieri. Ma se si va a vedere, quei numeri sono incomprensibili. Ci sono gli stipendi è vero, ma se ci fossero stati i dati come dovevano, tutte le spese illegali non ci sarebbero state”.

Il primo responsabile politico di questa situazione, secondo gli attivisti, è proprio Errani, che non dovrebbe lasciare solo per gli scandali che lo hanno lambito, da Terremerse al recentissimo caso della “doppia” auto blu: “Non chiediamo che il governatore lasci perché vogliamo tutti i colpevoli in galera – spiega Mischiatti – ma semplicemente perché sia ristabilita la legalità. In questo momento c’è una totale illegalità. I finanziamenti pubblici vengono usati per spese per regali di Natale, per viaggi, per spese personali. Robe che sembravano fantascientifiche, tipiche di altre regioni. Ma non sarebbero successe se l’anagrafe pubblica fosse entrata in funzione”.

I Radicali mettono nel loro calderone tutti i partiti, compreso il Movimento 5 stelle, che comunque ricorda sempre di aver pubblicato sul proprio sito internet le spese del gruppo. Ma anche in questo caso i Radicali ne fanno una questione politica: “Il Movimento 5 stelle non ha fatto nulla per avere la trasparenza relativamente alla Anagrafe pubblica degli eletti”.

La battaglia dei Radicali contro Errani va avanti da oltre 3 anni, dall’ultima rielezione del governatore nel marzo del 2010. Allora gli contestarono di essere stato rieletto andando oltre il secondo mandato (in realtà Errani oltre ai tre mandati ha fatto anche un anno da presidente eletto dal consiglio regionale), violando così, a loro parere, una legge del 2004. “Da allora – spiegano i Radicali – si è perso il conto delle inchieste che hanno coinvolto il consiglio regionale e il presidente Errani”. Dal caso Cinziagate che ha coinvolto Delbono a quello Terremerse, dal caso di Alberto Vecchi e dei suoi rimborsi ora finiti a processo, alla vicenda della segretaria di Pierluigi Bersani, Zoia Veronesi, delle inchieste “si è perso il conto”, dicono i radicali.

Infine i militanti snocciolano dei dati, che non sembrerebbero vedere grandi flessioni nei costi della politica: “Per le indennità di carica dei consiglieri lo stanziamento iniziale dal 2013 al 2014 è aumentato da 3.663.000 euro a 3.317.000 euro con un aumento di 50mila euro, mentre l’indennità di funzione si è passati da 450.792 a 435.200, mentre per i rimborsi si è passati da 1.950.000 a 1.962.000 euro. Per i gruppi inoltre sono stati stanziati ancora nel 2014 a 2.732665 euro”.

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