Il primo a dare l’allarme, in fondo, è stato il presidente Giorgio Napolitano. Il 31 ottobre scrive alla Corte d’assise di Palermo per annunciare la sua disponibilità a deporre nel processo sulla trattativa Stato-Mafia, ma la mattina del 7 novembre quella lettera ancora non si trova. “La lettera – dichiara il Quirinale – è stata spedita tramite Poste e indirizzata direttamente al presidente della sezione della Corte d’Assise”. Poche ore dopo la missiva presidenziale viene recuperata ma, nel frattempo, una montagna di lettere sta ingolfando Poste Italiane. Da Milano a Napoli a Palermo, le giacenze aumentano di ora in ora, ma Poste Italiane minimizza: si tratta solo di un “parziale rallentamento”. Un’impiegata postale che lavora a Roma Fiumicino però la pensa diversamente: “I bancali sono zeppi di lettere. Il motivo? La manutenzione: non va come dovrebbe”.

1.200 tonnellate di inevaso

Soltanto a Roma Fiumicino (fonte Fiom) stazionano 200 tonnellate di posta in giacenza: secondo il sindacato siamo a 1.200 tonnellate in tutta Italia. E la parola chiave è manutenzione: parliamo degli impianti dei Cmp, centri di meccanizzazione postale, che smistano in tutta Italia. Macchine parecchio complicate: un mosaico di motori e pulegge, fotocellule ed elettrovalvole, compressori e impianti pneumatici, cinghie e rulli. La manutenzione non è un dettaglio: è necessario affidarla a personale qualificato.

Un colosso delle pulizie

Poste Italiane – con l’ultima gara d’appalto – l’ha affidata alla Ph Facility: un colosso da mille dipendenti, sì, ma in tutt’altro ramo, quello delle pulizie. Tra i suoi clienti può vantare il Senato e la Camera dei Deputati, il ministero della Giustizia e i Monopoli di Stato, l’università di Genova e Finmeccanica. Soprattutto, Finmeccanica. Con l’azienda di piazza Monte Grappa – dice Anna Giuntini, amministratrice delegata di Ph Facility – gli affari sono floridi da ben 12 anni: “Abbiamo accumulato un fatturato di circa 200 milioni di euro”. Bene: ma Ph Facility s’è mai occupata della manutenzione di un Cmp? “No”, risponde Giuntini, “perché finora – in regime di monopolio – il settore era in mano a due aziende: Stac Italia al nord e Logos al sud”.

 Montaggio di Gisella Ruccia

“Non abbiamo esperienza”

Stac e Logos – fino a due settimane fa – lavorano in subappalto per la Selex Es (società del gruppo Finmeccanica): da trent’anni questi operai si occupano della manutenzione delle macchine costruite proprio da Selex. Dal primo novembre l’appalto passa a Ph Facility. Lo vince con Selex Es che – abbandonando Stac e Logos – la sceglie come partner, accaparrandosi una gara da circa 90 milioni di euro pubblici. Stac e Logos provano a gareggiare, alleandosi con Siemens, ma perdono perché il ribasso di Selex e Ph Facility è superiore. Il punto, però, è che Ph Facility non ha alcuna esperienza nel settore che, per stessa ammissione della ad Giuntini, è monopolio degli operai di Stac e Logos. C’è un dettaglio in più. A detta della Fiom già da gennaio – quindi prima di vincere l’appalto” Selex e Ph facility iniziano contrattazioni individuali per assumere operai Stac e Logos. Possibile?

“Contratti ribassati”

Ph Facility e Selex Es smentiscono, gli operai Fiom ribattono: “Ancor prima della gara, già a fine gennaio 2013 – dice Silvano, ex operaio Stac – il personale Selex ha annunciato che non avrebbe più rinnovato il subappalto a Stac: se volevamo lavorare, ci hanno spiegato, dovevamo recarci presso la sede della Manpower di Padova dove avremmo trovato personale Ph Facility”. Altri operai aggiungono: “Abbiamo delle registrazioni che lo dimostrano”. Chiediamo conferma a Candido Omiciuolo del direttivo nazionale Fiom: “Confermo, è andata così. E ritengo illegittimo che siano stati contattati dei lavoratori, in forza ad altre società, per fargli svolgere le stesse mansioni in un’altra azienda”. “È assolutamente falso” dice Anna Giuntini. “Smentiamo nettamente questa ricostruzione – fanno sapere da Selex Es – anche perché, l’assunzione degli operai per la manutenzione non è nostra pertinenza”. Resta un fatto: fino al 31 ottobre, sebbene con cassa integrazione a rotazione, per la manutenzione dei Cmp erano impiegati 259 operai. Nelle ultime settimane avevano scioperato. Le tonnellate di posta che stanno ingolfando i Cmp, secondo Giuntini, sono l’eredità di questi scioperi. La Fiom la pensa diversamente: con l’ingresso di Ph Facility, secondo il sindacato, gli operai addetti alla manutenzione sono soltanto 70, più una ventina di interinali. “Siamo a un terzo della forza lavoro necessaria”, commenta Omiciuolo, “ed è per questo motivo che i lavori rallentano: la manutenzione delle macchine non sta funzionando a pieno regime e la posta si accumula di giorno in giorno. Con grossi pericoli – continua Omiciuolo – per la sicurezza dei lavoratori”.

 
Video di Tommaso Rodano 

Vengo anch’io, no tu no

Il punto è che i 70 operai oggi al lavoro nei Cmp sono comunque ex dipendenti di Stac e Logos: perché gli altri 200 invece sono fuori, a presidiare i cancelli dei Cmp, in una lotta che si protrae già da due settimane? “Perché Ph Facility vuole inquadrarci con un contratto da operaio multiservizi – risponde Silvano – e non abbiamo accettato: io sono un impiegato metalmeccanico, di quinto livello, con 30 anni di esperienza. Sono 30 anni che lavoro per Poste Italiane e in 30 anni ho visto crescere la meccanizzazione postale. Voglio il mio contratto: se Ph Facility vuole che accetti un contratto multiservizi, beh, allora deve chiedermi di fare le pulizie. La verità è che Ph Facility non vuole un sindacato forte tra i suoi dipendenti”. È la stessa Giuntini a rispondere che con Fiom non vuole aver nulla da spartire: “Applichiamo il contratto multiservizi ai nostri 1.000 dipendenti ed è un contratto più vantaggioso di quello da metalmeccanico”. La Fiom non è d’accordo. “Quel che pensa la Fiom non ci riguarda”. Siamo al muro contro muro, e i sindacati hanno incontrato i dirigenti del ministero dello Sviluppo economico che s’è impegnato a convocare l’azienda. Intanto gli ex operai di Stac e Logos continuano a presidiare i cancelli dei Cmp. Della vicenda inizia a interessarsi anche la politica: il sindaco di Bari, Michele Emiliano, il 31 ottobre, è stato tra i primi a intervenire pubblicamente. Ieri cinque deputati del Pd hanno presentato un’interrogazione ai ministeri dello Sviluppo economico, delle Finanze, del Lavoro e delle Politiche sociali.

“Tutto nella norma”

Nessun problema, fanno sapere da Poste Italiane: “Abbiamo assicurato il rispetto dei tempi di consegna della corrispondenza anche nei giorni in cui l’attività nei Centri di smistamento ha subito qualche parziale rallentamento, a causa della discontinua presenza del personale della ditta incaricata alla manutenzione degli impianti di meccanizzazione”. Il riferimento, quindi, è ai giorni di sciopero avvenuti prima del-l’ingresso di Ph Facility. Poi Poste Italiane aggiunge: “La situazione è in via di completa normalizzazione a seguito del nuovo contratto di affidamento del servizio, a regime dal 1° novembre: L’attuale quantitativo di corrispondenza, presente nei centri di smistamento è pari alle quantità di lavorazioni svolte nell’arco di una giornata media. Quanto alla segnalazione dei quantitativi di corrispondenza in giacenza a Roma, Milano e Firenze è opportuno sottolineare che la capacità produttiva dei centri di smistamento è pari a circa 800 tonnellate di corrispondenza al giorno: eventuali giacenze vanno considerate nella norma”. Alla redazione del Fatto Quotidiano però continuano a giungere immagini di giacenza – che pubblichiamo – dai vari Cmp sparsi per l’Italia. Abbiamo rintracciato una raccomandata che, spedita il 5 novembre, sei giorni dopo era nella sede di Italposte, che è un operatore privato, quindi concorrente di Poste Italiane. Anche oggi gli operai saranno davanti ai cancelli per presidiare i Cmp: “In questo momento, con la politica aziendale di Ph Facility, 190 operai sono rimasti per terra”, conclude Omiciuolo, “noi lotteremo fino all’ultimo, fino a quando non avremo ottenuto l’assunzione di tutti i lavoratori, con contrattazione collettiva – non individuale – e attraverso il mantenimento del contratto da metalmeccanici e delle condizioni economiche pregresse”.

Da Il Fatto Quotidiano del 15 novembre 2013