Una sentenza di 263 pagine emessa dalla prima sezione del tribunale di La Coruña per definire il processo sull’affondamento della petroliera Prestige, uno dei più gravi disastri ambientali avvenuti in Europa. Le prime 77 pagine del provvedimento giudiziale contengono l’elenco delle parti civili ammesse nel giudizio, una lunghissima lista di persone e di enti, nomi che rimangono, dando la percezione di un dolore fermo, una ferita non chiusa per la natura e per gli uomini. Le associazioni ambientaliste, i comitati combattivi come “Nunca Máis”, i comuni costieri galiziani come Arteixo e O Grove, lo Stato spagnolo, la Francia, una ventina di municipi transalpini, tra gli altri Biarritz, Capbreton, Lit et Mixe, decine di corporazioni di imprenditori del settore della pesca e centinaia di cooperative di pescatori, il vero motore economico della Galizia.

Tutti danneggiati dal greggio fuoriuscito copioso, in quei drammatici giorni di novembre del 2002, dalla pancia del Prestige, petroliera con circa trent’anni di navigazione, battente bandiera delle Bahamas e di proprietà de La Naviera Griega Universe Maritime e, secondo i registri mercantili, della Mare Shipping Liberia. Ventiquattro i membri dell’equipaggio, tutti filippini, “giovani e inesperti” si legge nelle pagine della pronuncia del tribunale galiziano.

La sentenza ripercorre nel dettaglio tutti i momenti dell’ultima rotta della petroliera: la partenza dal porto di San Pietroburgo il 31 ottobre del 2002 dove fu caricato il greggio di origine russa, il successivo attracco nel porto di Ventspils, in Lettonia, dove il carico fu completato con più di 76mila tonnellate di idrocarburi. Dopo una lenta navigazione, qualche giorno dopo, a poche miglia da Finisterre, una falla nello scafo determinò l’affondamento del Prestige. Circa 40mila flutti si abbatterono sullo scafo durante le 115 ore di avaria. La petroliera non arriverà mai nel porto finale di Gibilterra e verserà 63 mila tonnellate di greggio in mare contaminando 2980 chilometri di costa  e 1137 spiagge.

Dopo 10 anni di indagini che hanno prodotto il più alto numero di carte processuali nella storia della giustizia iberica, e dopo nove mesi di dibattimento, nessuno sa con esattezza le cause di quanto accadde nell’autunno del 2002. Non fu un’esplosione nella stiva, né un eccessivo deterioramento della nave, né, come riferito dal capitano della nave, un’enorme onda anomala, della quale però non è emersa alcuna traccia. Di qui l’impossibilità di attribuzione di responsabilità agli imputati, capitano e capo macchinista. Né si è ravvisata responsabilità per il direttore generale della Marina Mercantile, José Luis López Sors González, a cui è stata imputata la responsabilità della decisione di allontanare la nave dalle coste galiziane. Scelta oggetto di accese polemiche e contrastanti perizie tecniche, decisione però “logica e prudente” secondo i giudici, presa con i pochi dati di cui l’alto dirigente poteva disporre.

Rimane la condanna lieve, peraltro già scontata in via cautelare, all’anziano capitano del Prestige, Apostolos Ioannis Mangouras, per disobbedienza grave alle autorità portuali nelle fasi di rimorchio della nave.