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Fonte: Real Climate

Era da un pezzo che si sentiva parlare un po’ ovunque della “pausa” nel riscaldamento globale. Sui giornali e sui blog si raccontava di questi 15 anni in cui non c’era stato nessun riscaldamento. E questo, secondo alcuni, indicava che tutta la storia del cambiamento climatico era una bufala: non esisteva proprio. E invece no: la bufala era la storia della pausa, come dimostra un recente studio.

Già non era vero che il riscaldamento globale si era fermato. Semmai, i dati disponibili indicavano che era un po’ rallentato (come ho descritto in un post precedente sul Fatto). Ma gli ultimi dati indicano che questo rallentamento è molto più debole di come sembrava.

Tutte le misure, si sa, sono approssimate e misurare la temperatura di un intero pianeta non è cosa facile. Lo si fa con una serie di stazioni di misura, ma queste non possono coprire tutto quanto il pianeta per cui bisogna cercare di interpolare al meglio possibile. C’è poi un problema che deriva dal fatto che il pianeta non si scalda uniformemente; si scalda molto di più nelle regioni polari dove è più difficile mettere delle stazioni di misura. Per cui, le incertezze sono maggiori proprio dove è maggiore il riscaldamento.

E’ proprio qui che gli autori dello studio, Kevin Cowtan e Robert Way, sono andati a rivedere le misure, tenendo conto dei dati satellitari e utilizzando dei nuovi metodi di analisi. Rifacendo i conti è venuto fuori che c’è una correzione da fare ai dati. E questa correzione spinge in su le temperature; non tanto, ma quel tanto che basta per riportarle in linea con le tendenze del periodo precedente, ovvero un po’ di più di un decimo di grado per decennio.

Questo studio di Cowtan e Way, insieme con l’ultimo rapporto dell’Ipcc, mette una pietra sopra sui dubbi che ancora qualcuno esprime. Non c’è nessuna pausa nel riscaldamento globale. Le temperature continuano a crescere, il livello del mare continua a salire e i ghiacci continuano a fondersi. Cerchiamo di farcene una ragione prima che sia troppo tardi.