Lo Stato non si è costituito parte civile al processo per la strage di Viareggio che si è aperto oggi a Lucca con 33 imputati per il disastro che ha provocato 32 morti. Ad annunciarlo è stato l’avvocato di Stato Gianni Cortigiani che rappresentava la presidenza del Consiglio dei ministri e i ministeri dell’Ambiente e degli Interni. Poi lo ha ribadito anche Palazzo Chigi. Il legale ha spiegato che fra lo Stato e le assicurazioni di Fs e Gatx (la società proprietaria del convoglio che deragliò) “c’è una transazione in fase di definizione” per un risarcimento che il legale definisce “sostanzioso”. La proposta di transazione in questo momento è all’esame dell’Avvocatura Generale, che la prossima settimana si riunirà per valutarla. Dopo servirà il via libera dei ministri e della Corte dei Conti. Al momento non è stata resa nota la cifra, ma si parla di alcune decine di milioni di euro. “Il governo – aggiunge una nota di Palazzo Chigi – ha ritenuto di non dar seguito all’esercizio dell’azione civile per i danni subiti dalla presidenza del consiglio e dai ministeri interessati a seguito del tragico incidente avvenuto a Viareggio il 29 giugno 2009 perché è di imminente definizione un accordo che assicura in via stragiudiziale il pieno risarcimento dei pregiudizi sofferti. Le esigenze di accertamento processuale sono garantite dal lavoro dell’ufficio del pubblico ministero della Repubblica”.

Ma sono risposte che non bastano ai familiari delle vittime né al sindaco di Viareggio Leonardo Betti, che ha subito scritto direttamente al presidente del Consiglio Enrico Letta. Mentre un componente dello stesso governo, il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Erasmo D’Angelis, a fare appello al capo del governo “perché è ancora in tempo per correggere questa decisione”. “Lo Stato se ne frega dei 32 morti e se ne frega di avere la verità” commenta innanzitutto Daniela Rombi, presidente dell’associazione Il mondo che vorrei, che raggruppa i familiari delle vittime del disastro. “E’ una brutta cosa – ha aggiunto – Tutti dicono che sono con noi, ma ora basta prenderci in giro. Il 9 agosto lo Stato ha rinominato Moretti amministratore delegato di Fs. Quella di oggi è una logica conseguenza. Lo hanno nominato di nuovo alla guida del Gruppo nonostante fosse stato rinviato a giudizio. E’ una linea che respingiamo e che non accettiamo”.

L’abbandono da parte dello Stato è un altro duro colpo per i familiari delle vittime, che hanno in gran parte rifiutato ingenti somme dalle assicurazioni pur di prendere parte al processo. Già il Comune di Viareggio aveva accettato nel 2011 dalle assicurazioni 2 milioni e 800mila euro come rimborso del danno patrimoniale, restando ugualmente nel processo come parte civile dal punto di vista morale: dei 3 milioni totali, infatti, l’amministrazione di centrodestra non accettò 200mila euro. A fianco dei familiari stamani tutte le istituzioni locali, compresi il presidente della Provincia di Lucca Stefano Baccelli e il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini.

E il sindaco di Viareggio Betti ha scritto direttamente al presidente Letta: “Caro Enrico, mi permetto di dirti che non approvo tale scelta e ti chiedo, a nome di tutta la città di Viareggio, di ripensare tale decisione”. “Lo Stato – scrive Betti – nell’ennesima strage che ha colpito il nostro Paese, non deve ancora una volta essere vissuto dai familiari e dai parenti delle vittime come un nemico che si accontenta di ‘sostanziosi risarcimenti’. Lo Stato deve essere accanto a loro”. Insieme ai familiari delle vittime, “con una certa sorpresa – scrive il sindaco – abbiamo appreso che sono in fase avanzata trattative per il risarcimento. Oggi non si è aperto un processo che dovrà soltanto definire un eventuale risarcimento economico: si parla di 32 vittime, di bambini morti in quel terribile incendio, di una città devastata. Si parla di giustizia, che andrà declinata in una sentenza”. A chiedere di rivedere la decisione anche il sottosegretario ai Trasporti Erasmo D’Angelis che si dice “sorpreso”: non può essere giustificata da una “mera transazione economica”, ma lo Stato, secondo il codice di procedura penale, può ancora presentare la propria costituzione formale e “correggere l’errore”. 

“È vergognoso che lo Stato abbia deciso di non costituirsi parte civile” ha commentato Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista. “Dovrebbe essere interesse dello Stato, dell’intera collettività, appurare le responsabilità di quella tragedia – aggiunge – Invece, come hanno giustamente fatto notare i parenti delle vittime, Moretti è stato addirittura rinominato amministratore delegato delle Ferrovie. Quella di oggi è una bruttissima pagina per il nostro Paese”. “Inaccettabile – aggiunge il coordinatore regionale di Sel Giuseppe Brogi – Non c’è risarcimento più importante della verità e della giustizia. Non c’è vero Stato se non dalla parte dei familiari delle 32 vittime. Auspichiamo un ripensamento da parte dello Stato e un intervento immediato da parte della Presidenza del Consiglio affinché si riveda una posizione incomprensibile che nessun accordo sostanzioso può giustificare. Appurare la verità, definire le responsabilità, è l’interesse più alto, da perseguire in nome delle vittime, delle loro famiglie e della comunità viareggina”.

Il procuratore: “Servono regole ferree per la sicurezza in tutta Europa” 
L’udienza di oggi si è occupava solo di questioni preliminari, come le eccezioni sulle parti civili, ma il procuratore di Lucca, Aldo Cicala, che sostiene l’accusa, è entrato subito nel merito. “E’ bene che le organizzazioni internazionali stabiliscano regole ferree per la sicurezza – ha detto – E’ bene che ci sia una uniformità di regole per evitare che si ripetano incidenti di questo tipo. E’ importante che ci siano regole ferree e precise”. Riguardo le norme sulla circolazione ferroviaria, “in Europa si dovrebbero stabilire regole ferree e precise, che possano garantire la sicurezza, specie per la circolazione delle merci pericolose”.  

Il corteo
I familiari delle vittime sono arrivati in corteo al Polo Fieristico di Lucca, dove si celebra il processo. Sono stati esibiti alcuni striscioni (“Viareggio, 29 giugno. Niente sarà più come prima” e “Tagliare sulla sicurezza è stata una scelta, 32 morti una prevedibile conseguenza”) e foto delle vittime. Al corteo hanno partecipato anche rappresentanti di familiari di vittime di altre stragi italiane come quella della Moby Prince e del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro di Sesto San Giovanni. Prima di entrare nella mega aula allestita al polo fieristico per ospitare centinaia di persone, tra parti civili, legali, imputati e pubblico – in parte dirottato in una sala vicina provvista di maxi schermo -, i familiari delle vittime hanno sfilato fuori, ciascuno con la foto del proprio caro. Su ogni volto, una parola stampata in maiuscolo: “Ucciso”. 

Con Daniela Rombi, instancabile presidente dell’associazione dei familiari Il Mondo che Vorrei, c’erano tutti gli altri. Anche Marco Piagentini, il papà che quella tragica notte ha perso moglie e due bambini, sopravvivendo per miracolo, il volto e l’esistenza segnati per sempre, insieme al figlio più grande, Leonardo. Con i parenti hanno sfilato i cittadini e i lavoratori che si battono ogni giorno per la sicurezza delle ferrovie. Come il macchinista licenziato e poi reintegrato Dante De Angelis e Riccardo Antonini, licenziato da Rfi e in attesa di presentare appello. Uno striscione nero è dedicato al giudice del tribunale di Lucca che a giugno ha confermato il suo licenziamento: “Sentenza Nannipieri Viareggio ringrazia”. “Ricordiamoci che siamo qui in rappresentanza loro, dei 32 morti che non possono esserci. Siamo qui per portarli in aula, non siamo qui per noi” ha detto all’altoparlante Daniela Rombi, che, visibilmente emozionata, ha letto due volte i nomi delle vittime, tra cui quello della sua “bimba”, Emanuela Menichetti, morta a 21 anni. Il corteo porta anche i disegni dei bambini: l’incendio, le cisterne di gpl, i pini incandescenti. “Moretti! Ecco i disegni dei nostri bambini” c’è scritto sul cartellone. Sfilano in silenzio gli uomini e le donne del corteo, mentre gli avvocati degli imputati passano loro accanto, testa bassa e passo veloce, per partecipare all’udienza. 

Gli imputati e i reati contestati
Mauro Moretti, ad di Fs, è il grande assente di questa mattina. Come lui, non si sono presentati quasi tutti gli imputati, che sono 42 in tutto: 33 persone fisiche e 9 aziende. Stamani erano presenti solo in 4, tutti dell’officina di Mantova Cima riparazioni: Giuseppe Pacchioni (ad), Paolo Pizzadini, Daniele Gobbi Frattini e Massimo Vighini. Gli altri 29 appartengono a Ferrovie, Fs logistica, Divisione Cargo, Rfi, Trenitalia, Gatx e Jugenthal. Fra i reati contestati: omicidio colposo plurimo, disastro ferroviario colposo, incendio colposo, lesioni colpose plurime e violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Sono state depositate da Procura e avvocati le liste dei testi, tra i quali spuntano i nomi di Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle, per il loro ruolo in Italo e per i rapporti con Ferrovie. 

Niente riprese audio, video o foto in aula
Una delle prime decisioni prese dal collegio giudicante presieduto da Gerardo Borargine è il no alle registrazioni video e audio durante il processo. Il tribunale ha respinto la richiesta delle parti civili “per la rilevanza sociale del processo, che supera la questione del diritto alla privacy, chiediamo che sia messa una telecamera in fondo all’aula perché ci siano riprese audiovisive di tutte le udienze. Che l’informazione entri in quest’aula”. Ma i giudici hanno negato l’autorizzazione per tutelare la privacy e la “serenità” delle persone coinvolte nel processo. Oltre che per i giornalisti la delusione è stata quella di alcune parti civili. Silvano Ticciati, 71 anni, fa parte del comitato Assemblea 29 giugno: “A mio modo di vedere questo divieto giova a una parte più che all’altra – commenta – Cioè giova a chi dalle riprese ha da rimetterci qualcosa in termini di immagine. In questo senso è una decisione che non è imparziale”.  

Le parti civili
Oltre alle circa 100 parti civili che si sono costituite durante l’udienza preliminare oggi hanno fatto richiesta, fra gli altri, Codacons, Cittadinanzattiva e Cgil. Molti dei legali degli imputati, tra cui Armando D’Apote, avvocato di Fs e Moretti, hanno chiesto al giudice di non ammettere la costituzione di alcune parti civili. Sarebbero 22 quelle da scartare, secondo i legali, e tra queste la Croce Verde di Viareggio: 17 sono parti civili già costituite da escludere, 5 quelle nuove da non ammettere, perché alcune, secondo loro, avrebbero già accettato il risarcimento dei danni. Il punto sarà chiarito alla prossima udienza, il 27 novembre. Tra le parti civili costituite anche don Raffaello Piagentini, parroco del duomo di Carrara: è anche lo zio di Luca e Lorenzo Piagentini, i fratellini morti nel disastro.

Moretti assente. L’avvocato: “Accuse a Ferrovie frutto di tesi mediatiche”
Assente al processo l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato
Mauro Moretti, da sempre oggetto di dure critiche da parte delle famiglie delle vittime. “Non ci stupisce – ha spiegato Rombi, madre di Emanuela, che ha perso la vita quando aveva 21 anni – Queste sono udienze tecniche, capiamo bene che per loro non siano importanti. Quando saranno in aula li guarderemo in faccia”. Le accuse alle Ferrovie dello Stato e a a Moretti, spiega Armando D’Apote, avvocato dell’ad, sono frutto di “tesi mediatiche, tese a dare un senso a questa dolorosa vicenda”. Per il legale “non c’è nessun dovere che doveva essere adempiuto da Moretti e che non è stato adempiuto. Niente gli è addebitabile. Cosa ci sta a fare qua?”. Il legale ha poi definito “ridicoli” gli eventuali accostamenti a casi come quello della Thyssenkrupp o a stragi del passato rimaste impunite. “Non c’è un solo ferroviere italiano – ha aggiunto – che debba sentirsi responsabile di quanto accaduto”, ha poi aggiunto ricordando che il treno deragliò per la rottura di un asse che non era stato né costruito né revisionato in Italia. Il legale ha poi spiegato che Moretti parteciperà al processo, ma che non sarà presente alle prime udienze perché sono dedicate a questioni strettamente tecniche.