Il piacere sta di casa oltre confine. Lo sanno bene lombardi, veneti e friulani, veri e propri frontalieri del sesso che, con straordinaria costanza, attraversano i valichi di mezzo arco alpino alla ricerca di una prostituta in uno dei numerosi bordelli svizzeri e austriaci. Così, mentre in Italia il dibattito sulla regolamentazione del sex working non va oltre al generico “riapriamo le case di tolleranza”, oltre frontiera le cose vanno decisamente in maniera diversa.

Verificarlo è semplicissimo: basta mettersi in macchina e percorrere i pochi chilometri che separano le città del Nord dalle capitali del sesso a pagamento dove la prostituzione è legale e regolamentata, ma soprattutto dove questo tipo di commercio genera un volume d’affari impressionante, foraggiato per lo più dalle tasche dei clienti italiani.

“Vediamo additati come il bordello della Lombardia solo perché abbiamo deciso di non proibire, ma di regolamentare”, dice con una punta di rammarico Norman Gobbi, consigliere di Stato per il Canton Ticino. E c’è da credergli. Sì, perché nella sola Svizzera italiana, fra appartamenti e locali a luci rosse, sono in attività 600 prostitute. “Per la gioia degli italiani, ma anche per la mia”, scherza Ulisse Albertalli, patron del Bar Oceano, che con le sue 60 camere è il locale erotico più importante del Cantone. “Basta farsi un giro nel posteggio qui fuori e vedere le targhe delle auto dei clienti – spiega – Otto su dieci sono italiane”

Il Bar Oceano è ubicato nella zona industriale a Sud di Lugano. A fianco del palazzone di sei piani, nel giro di una manciata di metri, ci sono altri due locali: Corona e Moulin Rouge. Ma non c’è da temere per la concorrenza perché all’esercito di quasi 200 ragazze i clienti non mancano. Fin dal primo pomeriggio, quando i privè aprono i battenti. La formula è sempre la stessa: si entra pagando una quota di 10-15 euro e poi, una volta al bancone, si contratta direttamente con le prostitute. C’è chi si propone con insistenza, chi sta a guardare e aspetta che sia il cliente a fare il primo passo, quello che non cambia è il tariffario: dai 100 ai 140 euro a secondo del locale, cifra che va ritoccata verso l’ alto se l’avventore desidera qualche prestazione particolare. Una volta fatto il prezzo, si sale nelle camere da letto attigue al bar che il gestore affitta direttamente alle ragazze, tutte rigorosamente in regola, per circa 100 euro al giorno.

Ma perché prendersi la briga di andare fino in Svizzera quando per comprare del sesso basta farsi un giro nelle strade di qualsiasi periferia di una città italiana? La risposta arriva direttamente da un cliente del Bar Corona, un comasco distinto, sulla cinquantina, lontano anni luce dal cliché dello squallido marpione: “Con qualche euro in più mi garantisco un’esperienza legale, tranquilla e pulita”.

Dall’altro lato ci sono le ragazze. Molte arrivano dall’Europa orientale, soprattutto Romania, ma non mancano le sudamericane e c’è anche qualche italiana. Come Jennifer, ventiseienne catanese ma trapiantata a Milano dove cresce un figlio di cinque anni. “Si fanno molti soldi, ma io mi fermo a quattro o cinque clienti al giorno e non lavoro mai più di venti giorni al mese”. Al netto delle tasse versate allo Stato e della pigione pagata al locale, lei riesce a mettersi in tasca quasi 5mila euro al mese, mentre le sue colleghe arrivano a guadagnare più del doppio. Soprattutto le ragazze dell’Est, che fanno “la vita” per qualche mese racimolando quanti più soldi possibile per poi tornare in patria a finire gli studi o avviare un’attività.

Storie che non sono molto diverse quando ci si sposta in Austria, a Villaco, vera e propria sex city nel cuore della cattolicissima Carinzia, dove si trovano locali per tutti i gusti e per tutte le tasche: dalle guesthouse dove si può comprare sesso per una cinquantina d’euro fino alle caratteristiche spa erotiche, luoghi in cui, oltre alla sauna e all’idromassaggio, si può fare molto altro. Come l’Andiamo, wellness erotico dove lavorano più di 100 ragazze. L’ingresso costa 85 euro e ogni prestazione sessuale 70. Una formula così vincente che a pochi chilometri da Tarvisio, ma sempre in Austria, è in fase di ultimazione il Wellcum, la “sauna erotica più grande d’Europa” che avvicinerà il confine del piacere di una ventina di chilometri rispetto a Villach.

Per la gioia dei turisti del sesso e con buona pace di Giovanni Azzolini, sindaco di Mogliano Veneto, che guarda all’Austria con un misto di invidia e rassegnazione. Lui è il promotore del referendum per abrogare parte della Legge Merlin, la normativa che regolamenta, si fa per dire, il commercio del sesso in Italia: “Con le 400mila firme raccolte abbiamo sfiorato l’impresa. Segno di quanto il tema sia condiviso dai nostri concittadini”. Non proprio da tutti però, tant’è che le associazioni che si occupano di sex working hanno criticato aspramente l’iniziativa del sindaco veneto. “Abrogando parte della Legge Merlin – sostiene Pia Covre del Comitato per i diritti civili delle prostitute – verrebbe a scomparire qualsiasi tutela per le lucciole, legalizzando lo sfruttamento in luoghi chiusi, privati e quindi inaccessibili per forze dell’ordine e unità di strada”.