“Mi dicono che per avere la grazia bisogna aver iniziato a scontare la pena. Dunque, sarebbe ancora in tempo“. L’ultimo libro di Bruno Vespa,  ‘Sale, zucchero e caffè. L’Italia che ho vissuto da nonna Aida alla Terza Repubblica’, “regala” l’ennesima anticipazione. Dopo le parole di Angelino Alfano, raccolte dal giornalista e rese note ieri, sul timore che Forza Italia possa finire “in mano agli estremisti”, oggi, nel giorno in cui la conferenza dei capigruppo al Senato ha votato a maggioranza la calendarizzazione per il voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi per il 27 novembre, sono le dichiarazioni di Berlusconi stesso, a fornire “l’assaggio” del volume di Vespa, in uscita per Mondadori-Rai Eri il prossimo 8 novembre. Dichiarazioni in cui il Cavaliere si dice convinto che il Capo dello Stato sia ancora in tempo per concedergli la grazia di sua iniziativa. 

Finora – racconta sempre Vespa – non è stata presentata alcuna domanda da parte di Berlusconi, della sua famiglia e dei suoi avvocati, ma Napolitano ha ricevuto riservatamente il 9 agosto scorso Gianni Letta e Franco Coppi, difensore del Cavaliere, per un sondaggio discreto sulla possibilità che il Capo dello Stato potesse concedergli la grazia. Una richiesta emersa subito dopo la condanna definitiva a quattro anni per frode fiscale a carico di Berlusconi nel processo Mediaset lo scorso primo agosto. A dare coraggio ai legali del Cavaliere, un passaggio della dichiarazione rilasciata da Napolitano il 14 agosto scorso in cui il Capo dello Stato sembrava non chiudere completamente le porte alla possibilità di concedere la clemenza: “Nessuna domanda mi è stata indirizzata – aveva detto il presidente della Repubblica – Ma qualora lo fosse, la esaminerei con attenzione”. Tuttavia, secondo Bruno Vespa, a interrompere ogni possibile trattativa, furono le dimissioni in massa dei parlamentari del Pdl (poi revocate) che provocarono un irrigidimento in Napolitano, troncando di fatto ogni discussione.

Intanto nel Pdl continua lo scontro tra “falchi” e “colombe”. Silvio Berlusconi e Angelino Alfano si sono incontrati in serata ad Arcore per discutere, secondo quanto riferito da fonti interne al partito, dell’ipotesi di cambiare lo statuto di Forza Italia prevedendo quindi due coordinatori: uno dell’ala lealista e l’altro di quella filo-governativa: Fitto per gli uni e Alfano per gli altri. Possibilità che piacerebbe ai cosiddetti “innovatori” guidati dal vicepremier, ma che invece sarebbe fortemente osteggiata dalla fazione più estremista. Il Cavaliere, sempre secondo quanto riferito, sarebbe quasi convinto a percorrere questa strada, strada che dovrebbe portare a discutere nuovamente con Raffaele Fitto al suo rientro a Roma, previsto tra questa sera e domani. L’ex premier continua a lavorare su come e quando anticipare il Consiglio nazionale, previsto per ora l’8 dicembre. Una richiesta quest’ultima avanzata a gran voce proprio dai lealisti.

Alfano intanto risponde ai falchi: “Con Silvio Berlusconi l’unico punto di dissenso è stata la valutazione del giorno 2 ottobre quando è stata votata la fiducia al governo, superata però con la fiducia del presidente Berlusconi. Questo suo giudizio di fiducia mi è stato riconfermato”. All’inaugurazione dell’Eicma alla Fiera di Rho-Pero, alle porte di Milano, il ministro dell’Interno insiste sulla “stabilità di governo” che, “abbinata ai contenuti del nostro programma e al giudizio di fiducia datomi da Berlusconi, è la chiave di volta per una unità che sia fondata sul programma del Pdl realizzabile ovviamente nell’ambito di un governo che non è il nostro”. “E per altro verso – ha proseguito Alfano – un partito che per il futuro per la selezione delle leadership di coalizione scelga le primarie“.

Ma se Ignazio La Russa si dice d’accordo con primarie di coalizione, Licia Ronzulli e Renata Polverini ritengono inutile una consultazione popolare finché Berlusconi rimarrà in campo. “Non dobbiamo scimmiottare la sinistra – spiega a Intelligonews l’ex governatrice del Lazio – Ogni volta che la sinistra si inventa qualcosa noi andiamo al traino e non mi pare che la sinistra ne esca bene: sono iniziate da quindici giorni e si stanno dilaniando. E’ irrispettoso aprire adesso la questione: quando Berlusconi indicò Alfano candidato premier il problema non si pose”. E contrario alle primarie è anche Fitto, capofila dei lealisti: “Da sempre sono favorevole alle forme di partecipazione diretta dei cittadini: non ho nulla contro lo strumento delle primarie in sé e per sé. Anzi. Quello che però non convince è il fatto di chiederle ora, come se qualcuno volesse superare una leadership che c’è, e che è stata ancora una volta ribadita da milioni di elettori. Invece, proporre ora le primarie significa ragionare come se Berlusconi non ci fosse: è questo ciò a cui diciamo chiaramente no”.